Nick Mason’s Saucerful of Secrets @ Auditorium [Roma, 16/Luglio/2019]

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Una piacevole serata per i più inguaribili nostalgici, è questo quello che Nick Mason sta dispensando in questi giorni ai fan italiani, con il tour europeo dei suoi Saucerful of SecretsEcurioso notare come quando a calcare le scene sono Roger Waters o David Gilmour si parli di appuntamento imperdibile, mentre in questa circostanza sembra che tra i più si sia avvertito il retrogusto di tribute band e Nick, da signore qual è, ci scherza anche su, annunciando: Were not the australian David Gilmour! We are Nick Masons Saucerful of Secrets… la pentola dei segreti! riferendosi piuttosto inequivocabilmente alla quotatissima tribute band dei Pink Floyd famosa (o famigerata, a seconda dei punti di vista) per i suoi tour in tutto il mondo. Certo, è lapalissiano che il peso specifico di ognuno di questi ex-Pink Floyd sia diverso, ma tutto sommato la proposta nella setlist del batterista inglese è senza dubbio la più ricercata e romantica. The heartbeat of Pink Floydinfatti rispolvera il meglio della produzione Barrettiana e qualche altra chicca antecedente addirittura a “The Dark Side of the Moon”, tutta roba scritta quindi nel periodo compreso tra 1966 e 1972. Sebbene un accenno a Dark Side of the Moon, in via del tutto eccezionale, ci sarebbe stato davvero a pennello ieri sera, essendoci uneclissi di luna in corso proprio durante il concerto, la band parte alla grande mettendo subito le cose in chiaro con Interstellar Overdrive. I Saucerful of Secrets sono composti da Guy Pratt, il turnista che prese il posto di Roger Waters nelle esibizioni dal vivo in quel che rimase dei Pink Floyd ad inizio anni 80, nonché fedele compare anche di David Gilmour in versione solista; poi c’è Gary Kemp, già chitarrista e voce secondaria degli Spandau Ballet, sicuramente quello atteso con più curiosità; laltra chitarra è quella che fa la cosiddetta cicciaed è di Lee Harris, che in gioventù militò nei Blockheads, formazione post-punk nata a fine anni 70 ed a cui in questo frangente va attribuito il merito della nascita dei Saucerful of Secrets, che di fatto è stata una sua idea; infine Dom Beken alla tastiera, membro dei Transit Kings, band elettronica di cui ha fatto parte insieme allo stesso Guy Pratt, oltre che con Alex Paterson (co-fondatore del seminale progetto the Orb).

La band è evidentemente preparatissima e non sfigura, Kempin particolare si cala benissimo nella parte, sia a livello chitarristico che vocale, piccolissime riserve per quanto concerne alcune scelte sonore da parte di Beken, non fedelissime laddove si mirava dichiaratamente a ricreare quelsound di fine anni 60. Guy Pratt invece è il più preciso (e ci mancherebbe) con le sue parti, a tratti virtuoso, tuttavia decide che deve essere anche il simpaticone” del gruppo, che finché si tratta di fare una battuta una tantum tra un pezzo ed un altro va bene, talvolta però si fa trascinare troppo dalleuforia, lasciandosi andare a balletti improbabilissimi che profanano un pola sacralità di certi brani. A proposito di sacralità, uno dei momenti più toccanti è sicuramente il ricordo e la dedica a Syd Barrett, ma non con un brano qualunque, bensì con The Vegetable, pezzo mai pubblicato e che rimase nel cassetto del genio visionario di Cambridge senza mai vedere la luce. Se questa è la prima classificata tra le chicche della performance, i momenti più “popsono paradossalmente rappresentati da altri pezzi del repertorio meno blasonato dei Pink Floyd, come Arnold Layne, Lucifer Sam, See Emily Play, Bikee losannata One of These Days. Prima e dopo lesecuzione di Fearlesssi alza altissima, fin sopra il volume degli strumenti, la registrazione del celebre coro dei tifosi del Liverpool, Youll never walk alone, ma a parte questo artifizio da vecchi marpioni, le emozioni ed i brividi più autentici giungono con lesecuzione di Set the controls for the Heart of the Sun, che assume a tutti gli effetti latmosfera di un rituale. Alla fine non si può dire né benissimo né malissimo di questo spettacolo, che però ha rappresentato sicuramente un gradito e sfiziosissimo diversivo ai solitiPink Floyd, oltre a rappresentare pure il momento di un meritato applauso per il caro vecchio Nick Mason, da sempre il membro più in ombra di una delle band più importanti di sempre. Un pensiero, una menzione ed una riflessione però ci tenevo a farla ed è per gli Interstellar Factory, una tribute band (questa sì) attiva nella zona di Roma e dintorni a fine anni 2000, tornatami piacevolmente in mente perché riproponeva esattamente questo stesso repertorio, in maniera probabilmente ancora più fedele e zelante, seppur ovviamente senza Nick Mason. Quel tempo poi è finito e ognuno ha intrapreso altri sentieri e progetti personali, ad esempio il leader di quella band, Arbër Ndoj ha fondato gli Et/ /al, originale ed interessantissimo ensemble audiovisivo sperimentale, che vi consiglio.

Niccolo’ Matteucci

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