Nick Cave & The Bad Seeds @ Tendastrisce [Roma, 1/Giugno/2008]

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Attesissimo, dopo una lunga assenza live a Roma, Nick Cave entra in scena con i suoi Bad Seeds più carichi che mai sul palco del Tendastrisce aprendo la serata con una versione esplosiva di ‘Night Of The Lotus Eaters’ seguita dall’ottima ‘Dig Lazarus Dig’ entrambi tratti dall’ultimo lavoro. Chi si aspettava il Nick Cave intimista e riflessivo, avrà atteso invano. Quello sulla scena è un mefistofelico “re inchiostro” in camicia rossa, baffo e giacca nera che saltella, schernisce, fa il verso a Elvis (volutamente, nda), parla (più di quanto abbia mai fatto nella sua carriera) e coinvolge il pubblico, fra inferno e rock, sintetizzando l’anima primigenia, punk e urticante, dei Birthday Party e il sapore caldo del fuoco del blues. Scaletta nella quale trovano spazio pezzi nuovi ma anche vecchie perle come ‘Tupelo’, ‘Ship Song’, una irriconoscibile versione di ‘Mercy Seat’ e una travolgente ‘Papa Won’t Leave You Henry’. La line-up, piuttosto insolita per Cave, composta da due batterie dà l’idea del registro del concerto, prolungamento dell’ultimo album. L’acustica del Tendastrisce, però, non si smentisce, al solito, impastata, ad un certo punto addirittura parte dell’impianto e delle casse audio cessano di funzionare, salvo riassestarsi qualche secondo dopo. Chi scrive aveva lasciato il cantautore, nel 2001 al Forum di Assago di Milano, contemplativo, al piano, in un live che non aveva comunque tralasciato l’energia attraverso episodi musicali dirompenti, saggiandone, così, il giusto equilibrio. Stavolta no. È un Nick Cave diverso, una nuova tappa dell’artista e dell’uomo, quella di stasera. Tuttavia, un punto d’incontro fra intimismo e abrasione non sarebbe stato male. L’indagatore dell’incubo, la sua vocalità, la padronanza scenica, gli strumentali (onore a Mick Harvey e soci) sono impeccabili, senza sbavature, se non intenzionali. Cave desidera giocare stasera e lo fa lungo tutto il corso dell’ esibizione. Nell’ultima parte del concerto inneggia al ‘mama’ di ‘The Lyre Of Orpheus’ e stavolta imperversa un blues infernale, mentre gigioneggia e si diverte col pubblico, forse, ci permettiamo di aggiungere, esagerando. Ma un concerto di Nick Cave resta comunque un evento irripetibile. Tant’è. Cave ci conduce verso la fine con ‘Get Ready For Love’, ‘Hard On For Love’, ‘Straight To You’, sino alla conclusione con l’ammaliante versione di ‘Stagger Lee’. Abbiamo assistito ad un’altra metamorfosi evolutiva del viaggio di Cave, coerente solo con se stesso, e forse questo è l’importante. A voler essere critici, però, chi scrive è felice di aver visto quell’australiano, ormai lontano, al pianoforte, solo, che canta ‘Into My Arms’. Stasera, momenti così ‘magici’ non si sono ripetuti.

Mariagloria Fontana

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