Nic Cester & The Milano Elettrica @ Monk [Roma, 15/Febbraio/2018]

776

E’ il giorno della verità, quello in cui la parola passa al palco e… alla platea. Soprattutto. Perché i più attenti hanno già potuto testare il valore del progetto di Nic Cester in occasione dei live promozionali tenuti negli scorsi giorni, come quello a Radio2, in cui l’ex frontman dei Jet insieme alla sua super-band, i Milano Elettrica, ha dato prova dell’altissima qualità della resa dal vivo di quello splendido album che è ‘Sugar Rush’. Prova che era attesa anche da parte del pubblico, che fortunatamente non ha tradito timori, fortunatamente sfatati, motivati da certi trend in costante aumento che riguardano la scena indipendente (o presunta tale) italiana, in cui gli ordini di valori sembrano essersi smarriti completamente, generando fenomeni e mostri che non ti fanno più neanche distinguere il bene dal male, cose come il gusto, l’originalità o la bravura contano relativamente rispetto all’hype, che sappiamo essere governato da fattori particolari in continua “evoluzione”. Pensare quindi che un progetto meritevole come quello di Nic Cester rischiasse di doversi confrontare con questa realtà, uscendone magari pure perdente, mi dava un senso di ansia. Invece il Monk di Roma è quasi esaurito, c’è un gran bel colpo d’occhio e tanto entusiasmo. D’altro canto non c’è solo qualche nostalgico dei Jet, ma anche diversi appassionati portati qui dalla formazione tutta italiana dei Milano Elettrica. Il buon Nic infatti gioca in casa, non solo perché vive da diversi anni a Como, quindi ormai possiamo considerarlo italiano di adozione, ma anche perché nella sua super-band figurano alcuni tra i migliori musicisti della scena indipendente nostrana, a partire da Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion che ormai è un gigante della chitarra, quindi Sergio Carnevale dei Bluvertigo insieme a Daniel Plentz dei Selton, rispettivamente impegnati su batteria acustica e batteria elettrica più percussioni, poi Roberto Dragonetti al basso con Raffaele Scogna alle tastiere, entrambi “prestati” da Ghemon ed infine Domenico Mamone de L’orchestra di via Padova, al sax. Una band pazzesca, che esegue perfettamente i brani, con classe ed il giusto bilanciamento tra gusto e virtuosismo, per l’apprezzamento di tutti i fan presenti ed anche di tanti colleghi musicisti ed addetti ai lavori che ascoltano compiaciuti, con il sorriso ben lieto di chi una volta tanto si sta “rifacendo le orecchie”. Chi si aspetta una minestra riscaldata di quello che suonavano i Jet ha sbagliato indirizzo, le tracce di ‘Sugar Rush’ vertono su tutt’altro tipo di atmosfera, lontana da quel dozzinale revival rock 70’s. Le nuove canzoni di Nic Cester mostrano un elegante mix di influenze con alla base un’anima soul e r’n’b che agli ascoltatori di primo pelo ricorderà con ogni probabilità le sonorità di Amy Winehouse, come si avverte in pezzi come ‘Eyes on the horizon’ o ‘God knows’, per citarne giusto un paio. C’è anche qualche esperimento pop di pregiatissima fattura, come testimonia l’intrigante e maliziosa ‘Who you think you are”.

Soffermandosi singolarmente sui brani eseguiti si sente l’ispirazione mista alla maestria di chi sa come si scrive un pezzo e sa condurre il climax al punto di renderlo struggente ed efficace, come nel caso di ‘Hard times’, oppure della fiabesca ‘On the top of the world’, un interludio con crescendo onirico che ricorda vagamente i Muse (quando ancora non avevano perso la testa), fino alla psichedelia di ‘Psichebello’, in cui invece si sente molto la mano di Enrico Gabrielli de Calibro 35 in sede di arrangiamento. Già, perché forse non tutti sanno che i Milano Elettrica sono la band che accompagna Nic dal vivo, ma in studio il disco è stato riarrangiato e registrato dai Calibro 35. Cester praticamente ha pescato dal meglio che la scena musicale italiana potesse offrire, specialmente da quella attuale, ma c’è un momento particolarmente toccante in cui l’artista australiano dichiara di voler eseguire un brano scritto in ricordo del papà scomparso, si tratta di ‘Shine on’ dei Jet. Quello che quasi nessuno sapeva è che Nic dieci anni fece riadattare il testo di ‘Shine on’ nientemeno che da Mogol, quindi non senza emozione ecco anche il primo pezzo cantato quasi interamente in italiano, eseguito chitarra e voce in un’atmosfera raccolta e commossa. Nic Cester parla un perfetto italiano e questo gli permette di trovare subito intesa con i presenti, ma il momento in cui conquista definitivamente la folla è rendendosi protagonista di un simpaticissimo siparietto in cui, dopo aver presentato i suoi musicisti, specifica che la band si chiama “Milano Elettrica”, ma che però Adriano Viterbini è di Roma, quindi annuncia che stasera in via del tutto eccezionale si chiameranno “Adriano Viterbini e la Roma Elettrica” tirando fuori una maglietta con questa scritta che regala ad un sorridente ma imbarazzatissimo Adriano, completamente ignaro della sorpresa che gli era stata riservata. Il pubblico è entusiasta, ascolta attento le canzoni che non conosce, partecipa su quelli che già ricorda o che impara nel corso dell’esecuzione e si dimostra molto caldo, fino a sfociare nella goliardia, come quando tra un pezzo ed un altro parte un coro tipicamente calcistico ma riadattato per l’occasione: “Undici! Undici! Undici Nic Cester! Noi vogliamo undici Nic Cester!” (magari!) che nella sua versione originale invece recita “noi vogliamo undici leoni”. E’ il trionfo. In definitiva per quanto uno possa considerarsi non un grande fan dei Jet, a conti fatti c’è da dire che è anche e forse soprattutto grazie alle hit come ‘Are you gonna be my girl’ che oggi Nic Cester è un nome conosciuto ed ha potuto permettersi di mettere su questo progetto. Un progetto di cui possiamo e dobbiamo andare fieri, che premia finalmente una scena musicale che ha al suo interno tanto talento e che ora finalmente ha puntata su di sé la luce che merita.

Niccolò Matteucci

Foto dell’autore