New York Ska Jazz Ensemble + Shots In The Dark @ Init [Roma, 24/Dicembre/2008]

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Finalemente ho l’occasione di parlare degli Shots In The Dark, indubbiamente il miglior gruppo ska-soul d’Italia, l’unica band che quando suona dal vivo, anche i metallari vorrebbero non smettesse mai. Da poco è uscito il loro secondo (o terzo?) disco ‘Spaghetti Skank’. Dentro al quale oltre alla musica nera di cui sopra, si possono sentire echi di colonne sonore dei film di Sergio Leone, il tutto, senza nessuna traccia di freakkettonate alla Manu Chao o pischellate alla Ska-P (se era questo quello a cui stavate pensando appena ho nominato la parola ska). Più che altro i riferimenti sono mirati verso i vecchi gruppi jamaicani anni ’60 e il soul ipertirato alla Stevie Wonder o Redskins. Ma quello che caratterizza maggiormente i loro concerti è l’incredibile energia che trasmette quell’animale da palco che è il loro cantante. Testa rasata, doc Martens e birra fissa in una mano mentre balla e trascina la gente in danze scatenate mai viste a Roma. Questi sono da tenere d’occhio. E me so pure dimenticato di metterli al primo posto nella mia Top 5.

NYSJE, una formazione a sei, di persone così tranquille che per un attimo ho pensato fossero i miei migliori amici. Sono pochi quei gruppi che quando passi sotto il palco ti guardano sorridendo e dopo il concerto rimangono con te a farsi quattro chiacchere per una buona mezz’ora spiegandoti come funziona ogni minimo pezzo della strumentazione. Il loro è stato uno spettacolo un po’ diverso rispetto a quello degli Shots. Innanzitutto le camicie all’hawaiana tradiscono la provenienza americana e quindi una sonorità molto più moderna, inoltre le influenze jazz rendono tutto il concerto molto interessante dal punto di vista musicale. Devo ammettere di non essere riuscito a staccare gli occhi dai musicisti mentre intorno a me un putiferio di persone ballavano. La scaletta è riuscita ad alternare in maniera molto divertente pezzi velocissimi e tiratissimi a quelli più rocksteady. Tecnicamente i migliori artisti ska contemporanei, gli unici che riescono a mantenere il tiro che fa ballare anche durante gli assoli, senza esagerare con i tecnicismi e rimanendo sempre “groovy” (scusate il vocabolario da gggiovane). Detto questo, cosa c’è di meglio che passare il Natale a ballare? Me sa che mi nonna non s’è divertita allo stesso modo ad annà a vede er papa ar vaticano! Contenta lei…

Andrea Di Fabio

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