New Model Army @ Blackout [Roma, 21/Marzo/2003]

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C’è una sottile linea rossa che divide senza traumi il passato dal futuro. Può contorcersi, tornare su se stessa e sovrapporsi ad altre ma era e resterà fedele all’origine. Sembra quasi di vederla in effetti quando sul palco del Black Out mette piede e chitarra Mr. Sullivan dei New Model Army coadiuvato da Dean White all’organo e chitarre e Michael Dean alla batteria acustica. La coerenza punk si manifesta nella sua parte più semplice smettendo le proprie vestigia decadenti ed indossando per l’occasione un sottile substrato acustico che della corrente originaria ha solo il nome e la successione armonica. Per dirla tutta il tour che ci vede stasera spettatori è nel resto d’Europa il “Justin Sullivan & Friends Tour” ma, dato lo scarso “grip” che si pensava avesse il nome del Nostro nello stivale italico lo si è vestito da “New Model Army – live acoustic” per l’occasione.

Siamo dinanzi all’emblema trasfigurato del proletariato sonoro urbano, un “loser” ante-litteram che si è preso gioco del tempo, dei detrattori e dell’immagine stessa del musicante “maledetto” per rinascere ancora una volta in una veste più consona all’anagrafe impietosa. La foga punk lascia qui completamente il campo ad un cantautorato che ricorda il Bob Dylan più folk e meno elettrico degli esordi; quasi una discesa in una dimensione chill-out che solo la maturità (non solo artistica) può regalare. Non sono qui le solite gemme a brillare e non c’è spazio per i ricordi fine a se stessi. Chi si aspettava un Greatest Hits ha infatti dovuto rimpiangere i soldi (ben spesi!) del biglietto d’ingresso. A farla da padrone qui non è la storia ma la contingenza del presente; non è più la “potenza” (l’attrito punk degli esordi) ma “l’atto” (la definizione dell’acoustic set come risultato finale dell’esperienza conoscitiva). La track-list è ben definita e snocciola brani storici della band affiancati a ben più recenti release soliste di Mr. Sullivan quali ‘Twilight Home’ ed altre perle tratte dall’ultimo ‘Navigating By The Stars’. Musicalmente si può parlare della continuazione di quella svolta folk approcciata in album come ‘Thunder And Consolation’ resa materia viva e pulsante proprio dalla dimensione acustica del trio. A coronazione ultima del nuovo approccio musicale c’è la cover di ‘Masters Of War’ del già citato Bob Dylan e la quasi totale indifferenza nei confronti degli ultimi accadimenti internazionali (a dispetto del militantismo storico dei NMA) che lascia intravedere una disillusione di fondo che il Nostro lascia “sbollire” nella rabbia assolutamente fluida e pressante della sua chitarra. Peccato solo non aver avuto modo di ascoltare ’51st State’, canzone simbolo degli incestuosi rapporti tra Regno Unito e Stati Uniti. Per il resto siamo stati spettatori di una svolta nell’ambito del punk storico; la rigenerazione dei testi e delle melodie ad uso e consumo di chi non riesce ad inglobarsi nella rete cultural popolare della Music Television. E la sottile linea rossa continua per la sua strada…

Alex Franquelli

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