Neon Indian + Grimes @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Maggio/2012]

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L’estate si avvicina e di scena al Circolo degli Artisti c’è uno dei gruppi più estivi dell’immaginario indipendente degli ultimi anni. I Neon Indian, precursori di quella chillwave che ci ha fatto ballare negli ultimi tempi (a mio parere altro non è che synth pop contaminato), chiuderanno la calda serata romana aperta dalla giovane e istrionica Grimes.

Grimes, al secolo Claire Boucher, è una giovane ventiquattrenne salita agli onori della cronaca grazie al suo ultimissimo ‘Visions’, trascinato dai singoli ‘Genesis’ e ‘Oblivion’. L’attesa per l’artista è febbricitante, tanto che stento a ricordare un Circolo così pieno per un opening-act. La giovanissima si presenta da sola sul palco, e da quel momento in poi comincia quella bizzarra sensazione in cui ci si rende conto di essere fra i pochissimi ascoltatori a rimanere freddi di fronte alla performance della giovanissima canadese. Passo in breve tempo da perplesso a frustrato. Perché tutti applaudono, ballano, si divertono? Musicalmente parlando, Grimes non fa altro che un dozzinale miscuglio fra elettro e dream-pop, sovrapponendo la sua voce che si avvicina molto come timbrica ed estensione alle pop-star di fine anni ’90 e inizi 2000. Certo, Claire ci sa fare sul palco, ma non bastano la sua presenza scenica e il reverbero con cui prova a rendere la sua voce interessante a farmi capire per quale ragione la sala è colma di gente e di entusiasmo. Non basta l’entrata di due batteristi, che suoneranno più o meno sempre lo stesso pattern, a cancellare il fatto che Grimes non azzecchi neanche mezzo finale, e che, indubbiamente, l’unico pezzo che abbia veramente un appeal è quella ‘Genesis’ che suona tanto Kraftwerk. La cosa migliore della signorina Boucher sono senza dubbio gli anelli a forma di vagina (che ritraggono la sua per la precisione) venduti al banchetto del merchandising: una trovata veramente geniale ma che non salva assolutamente uno show mediocre, di una artista che, a mio parere, riceve molta più attenzione di quanto dovrebbe meritare.

Arriva il momento dei Neon Indian e il mio umore cambia radicalmente. Sappiamo tutti tacitamente che non saranno mai quelli che ci hanno incantato con l’esordio ‘Psychic Chasms’- lo sanno soprattutto coloro che hanno avuto modo di constatare, con l’ascolto di ‘Era Estraña’, che il chillwawe/hypnagogic pop/glo-fi è/sono dei generi che non sono mai esistiti. ‘Era Estraña’ infatti non è altro che un disco synth-pop, normalissimo da tutti i punti di vista. Un disco che purtroppo ha perso uno dei punti di forza del gruppo, l’atmosfera ‘trippy’ che pervadeva l’intero esordio. Dal vivo la sensazione è esattamente questa, ed è inevitabile che pezzi come ‘Local Joke’ (in apertura), ‘6669 (I don’t know if you know)’, ‘Deadbeat Summer’ e ‘Should Have Taken Acid With You’ trascinino il pubblico molto di più dei pezzi provenienti dall’ultimo album. La band sul palco è assolutamente impeccabile ma non riesce a scatenare più di tanto l’entusiasmo dell’audience., Alan Palomo tiene il palco come una consumata star, aspetto che mi stranisce ripensando agli umori musicali del gruppo. Nel complesso una prestazione buona, che non lascia delusi ma neanche particolarmente eccitati. Un concerto che sarebbe potuto andare meglio, ma lasciamoci i rancori alle spalle pensando agli innumerevoli live che offrirà questa estate romana.

Luigi Costanzo