Nel Nome del Rock @ Piazzale Italia [Palestrina, 7-10/Luglio/2011]

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Luglio 2011, Palestrina, provincia di Roma, la città della musica, della pace, meraviglia d’Italia e fra qualche tempo sarà anche nota per la prossima sagra della coppietta, ma prima di tutto, la città che ospita NelNomeDelRock! Tutto è pronto per l’ennesima edizione del festival Rock più longevo d’Italia, la ventiduesima edizione per l’esattezza, tutto è pronto o quasi. In realtà procede leggermente in ritardo, soprattutto rispetto ai canoni cui si era agevolmente abituati, colpa probabilmente, della location inusuale. Infatti, il tutto si svolgerà in un campo da calcio semi-abbandonato invece che al Parco Barberini, che per problematiche tecnico-strutturali, sembra non potrà mai più ospitare questo evento, l’unico che da più di due decenni, esaltava la bellezza storica dei giardini pubblici di Palestrina, dimenticati dagli stessi cittadini durante il resto dell’anno. Ovviamente, le solite abitudini vengono a mancare, ed il piano lavori è tutto da riorganizzare e rimettere in discussione, in pratica si riparte da zero, quindi gambe in spalla e sotto con il lavoro. Si deve riadattare la semplice struttura di un campo da calcio di terra, alle esigenze di un festival tanto articolato come NelNomeDelRock, che da tanto tempo ospita nomi importanti come Morphine, Queens of the Stone Age, Theraphy?, Archie Bronson Outfit, Kaki King, Nebula, Caparezza, Madrugada…e tanti, ma davvero tanti altri.

In questa edizione, il cartellone prevede una vasta varietà di gruppi e di generi diversi, sempre rimanendo rigorosamente nella scia del Rock che ovviamente dona il nome a tutta la manifestazione. Lo spazio è molto, e si deve trovare un giusto compromesso fra ordine, gusto e funzionalità, in più , le votazioni per la presidenza del festival sono appena passate, ed il nuovo Presidente Christian Ceccobelli, è stato votato all’unanimità di tutti i partecipanti, segno che l’organizzazione gode di una solidità degna di nota, clima più che importante per lavorare con serenità, del resto i proventi del festival, come di consueto, andranno in beneficenza. Il sole picchia duro, e nonostante l’acquazzone di lunedì, il caldo colpisce a fondo senza risparmiare,, rendendo ogni fatica pesante il doppio, ma i Rockerini non mollano mai, ed è la stessa ragione per cui hanno deciso di fronteggiare tutte le difficoltà che gli si parano davanti. Molti non hanno idea delle energie che si spendono per tirare su uno spettacolo simile, tre giorni di intensissimo lavoro se ne vanno come se fossero venti minuti, ed in un batter d’occhio, il palco è montato, luci, amplificazione, mixer e tutto quel che serve, tutto pronto. Siamo già a giovedì pomeriggio, e le prime note del primissimo soundcheck aleggiano nell’aria, stasera si comincia…

Aprono le danze gli Arsenico e vecchi merletti, band locale che offre un’interessante incontro fra linee melodiche italoindie alla Afterhours, ed una sorta di sound sperimentale forse leggermente acerbo ed in via di assestamento. Voce un tantino pretenziosa, probabilmente esageratamente filtrata addirittura attraverso due microfoni. Ottima prova di una sessione ritmica di buon livello, precisa ed a tratti anche fantasiosa. Stasera il palco non è ancora definitivo, sia le luci che l’amplificazione, sono ancora lontani dalla qualità e dalla quantità a cui siamo abituati, anche se in definitiva, si tratta comunque di uno spettacolo che rende eccome. Il suono è molto pulito, nonostante la poca potenza a cui sta lavorando, si riesce a distinguere perfettamente ogni singolo suono, cosa che ovviamente valorizza il tutto in modo più che soddisfacente. Seconda esibizione della serata, è il momento dei Crimen. Si tratta di un trio post-rock, suono pulito e preciso, con melodie abbastanza sinuose e morbide ritmiche dagli angoli smussati. Un timbro vocale avvolgente che rappresenta il punto di forza principale della formazione romana, probabilmente un tipo di voce che avrebbe reso diversamente con testi in Italiano. Una buona performance, anche se il sound appare palesemente deciso a tavolino, arma a doppio taglio che rimane in bilico fra un risultato sicuro e qualcosa di già sentito. Chiudono la prima serata gli Ass for Sale, altro progetto romano dal suono potente che rinfresca le orecchie del pubblico in questa pesante serata uggiosa di inizio luglio. Il genere è indiscutibilmente rock! Ci sono chitarre graffianti e ritmi sostenuti, un buon anello di congiunzione fra stoner di recente generazione ed hard rock primi anni ’90. Chi è rimasto in attesa ad aspettare che accadesse qualcosa prima di domani, è stato sicuramente accontentato, una presenza scenica impressionante, un sound prepotente ed un ritmo assolutamente ottimo. Il pubblico balla e si diverte, mentre la benzina del loro frontman si esaurisce qualche canzone prima della fine e si sdraia quasi moribondo sul suolo del palco. In pratica, un risveglio con uno schiaffo in faccia di prima mattina. Si chiude così la prima serata di questa ventitreesima edizione del festival più longevo d’Italia.

Altro giorno, altro regalo… parte dell’amplificazione ancora mancante dal giorno prima, è stata aggiunta solo da questa seconda serata, ma sembrano esserci alcuni problemi tecnicoburocratici, a quanto pare la musica non parte all’orario stabilito per questioni legate alla sicurezza, e noi tutti, durante eventi di questa portata, teniamo molto a questo tema così delicato, tutto deve svolgersi sempre nel rispetto di tutte le norme vigenti e del lavoro altrui, quindi dopo circa quaranta minuti di ritardo, le cose sembrano risolte per il meglio. Purtroppo ne fanno le spese gli Anthony’s Vinyls, che avrebbero dovuto aprire la serata e che invece, dovranno impacchettare i loro strumenti e tornarsene a casa, e la curiosità di molti (nonché la mia) rimarrà illibata per quanto riguarda questa formazione che sembra raccogliere parecchi consensi negli ultimi tempi. Sarà per la prossima volta. Aprono invece la seconda serata i The great fire of Rome, altra band dal suono possente ed aggressivo. Le ritmiche di basso e chitarra si sposano alla perfezione, spaziando tra linee melodiche abbastanza orecchiabili e vere e proprie galoppate frenetiche. Distorsioni grasse si accompagnano ad una voce davvero azzeccata, ottima prova ed ottimo sound, sicuramente iniziare in questo modo energico ha comunque avuto il suo bell effetto. La seconda band in cartellone, sono una vera e propria rivelazione per il panorama underground Italiano, originali e perfettamente amalgamati fra loro, danno vita ad una sorta di folk rock ruvido con qualche venatura pop. Qualche strumento insolito ed una perfetta interpretazione dei brani, fanno battere il piede a tutti i presenti e divertono molto, nonostante il suono molto ricercato. Davvero una bella esibizione per i Plastic Made Sofa. Headliner della serata, sono gli Spiritual Front, band piuttosto conosciuta per il loro stile assolutamente riconoscibile e che molti etichettano come dark-folk sperimentale. Scenicamente sono davvero convincenti, nonostante su sei elementi, ben cinque sono seduti, lasciando in piedi il solo frontman che non sembra assolutamente preoccuparsene. Un suono impeccabile, probabilmente molto del merito va anche all’impianto che lascia davvero a bocca aperta, ma a parte questo, l’esperienza di questa band che si è fatta le ossa in tutta Europa, si sente e si apprezza direttamente dal palco, che altro dire? Del resto, se sono stata l’unica band Italiana ad aver solcato il palco del Rockpalast in quasi trent’anni di trasmissioni televisive, un motivo ci sarà pure! Assolutamente da approfondire per chi non li conosce, sia studio, sia live!

Sabato sera penultimo giorno di NelNomeDelRock, e già il pensiero incombe sulla normalità che tornerà ad aleggiare nelle mie giornate estive di stupido lavoro. Ma questa è un’altra storia, il caldo oggi è estenuante e gia nel pomeriggio, la birra fredda è una manosanta. Il sole cala rapidamente, lasciando spazio alla prima band della serata, i Moana Brass. Si tratta di un quartetto molto interessante, una fredda ispirazione che lega in modo profondo poesia e Rock di una certa durezza, soluzioni difficili, anche se vengono eseguite molto bene. La band è molto giovane e dimostra una certa influenza di alcune band Italiane attualmente sulla cresta dell’onda, anche se probabilmente ne dipende un po’ troppo. Puzzano fortemente di Teatro degli Orrori e per quanto sicuramente suona come un complimento, rischiano di essere scambiati per una delle tante band clone che appaiono dal nulla per ripiombarci subito dopo… ma non è assolutamente il loro caso, e la personalità di ogniuno di loro spicca e prende il sopravvento nelle loro canzoni. Continuate sulla vostra strada ragazzi, di stoffa ne avete da vendere! Anche stasera ci sono delle defezioni, i Sad Side Project hanno annullato la serata qualche giorno fa per cause di salute, noi tutti speriamo niente di grave, inviando un in bocca al lupo a distanza per una pronta guarigione, intanto saltiamo alla band successiva, altra sorprendente rivelazione di questo festival. The Casanovas, sono la prima band toscana di questa edizione, ma non assolutamente l’ultima. Il loro primo disco, ‘Hot Star’, è appena uscito e sinceramente sono davvero curioso di sentirli dal vivo, cosa che si sa bene, spesso può risultare una vera prova del nove. Assisto impietrito alla loro esibizione, occhi sgranati cercando di assorbire tutta l’energia e la poesia che ne trapela, me ne rendo conto e guardandomi attorno mi rendo conto che non sono l’unico. Suonano e recitano alla grande, raggiungendo un ottimo livello di attenzione da parte di tutto il pubblico. Impressionante voce femminile che ricorda molto il timbro di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs, mentre la qualità del loro suono è abbastanza originale da non poter essere etichettato, ballate rock’n’roll e presenza scenica davvero coinvolgente, una cantante bassista che impressiona davvero ed una batteria da favola, potente e piena. Per lungo tempo calcano il palco in due, quindi sul finire si aggiunge un chitarrista-tastierista che completa con quel minimo di armonia che spezza un tantino il genere, donando ancora qualche sprazzo di ottimo ascolto. Davvero molto bravi e consigliatissimi, sopratutto quando esplode in aria un palloncinoriempito di brillantini, sapientemente preparato per l’occasione, una trovata divertente che non guasta di certo la loro performance. Qualche secondo di pausa e mi preparo i tappi per i timpani, i più spessi e densi che ho, già perchè è giunto il momento dei Truckfighters!

Onestamente si tratta della band che avevo studiato meglio fra tutte quelle in cartellone, anche perchè avevano parecchie recensioni positive, e spesso erano stati associati a band del peso di Kyuss, Fu-Manchu e QOTSA, tre nomi fondamentali per un amante dello Stoner, e come spesso accade, ci si aspetta forse troppo. Il trio svedese si presenta in una formazione abbastanza tipica per quel tipo di suono, chitarra super distorta, basso con un Crunch al massimo e batteria settata su toni molto bassi, tanto da avere timpani di differenti dimensioni al posto dei tom. Il ritmo c’è, potente e prepotente, schitarrate incalzanti, anche se alla lunga leggermente ripetitive e dal suono volutamente sporco. Ma non è questa la nota negativa, anzi in una band da cui ci si aspetta un fracasso di quel genere sta anche bene, il grande limite di questa band è la voce. Il genere non prevende grandissime doti canore, siamo tutti d’accordo, ma qui manca proprio un minimo di intonazione di base, ed ogni parola cantata dal bass-singer suona come una bestemmia in una cattedrale durante la messa. Il resto della loro esibizione oltretutto, rimane un po’ tutto uguale e personalmente, non basta saltare a petto nudo ogni tre per due, qui manca la sostanza, ed alla lunga non fa più scalpore neanche per gli amanti del genere. Nonostante tutto, forse sono uno dei pochi a pensarla così, già perchè attorno a me, scoppia il finimondo ed il pubblico perde la testa a ritmo di fuzz rock, senza stare troppo ad ascoltare (beati loro che ci riescono) se il cantante bassista stecca qualche (magari) nota.

Ultima serata in programma, è ufficiale, prima di ogni ultima serata di questo festival, la tristezza si impossessa della mia mente per qualche decina di minuti, poi decido che vale la pena di provare a godermi ogni istante e torno a farmi qualche birra. La prima formazione della serata è davvero molto interessante e divertente, suonano una sorta di psychobilly di nuova generazione, ben impastato con testi in un impressionante Italiano davvero ben musicato. Mutzhi Mambo è il loro nome e devo davvero dire di essere rimasto piacevolmente attratto dalla loro energia e dalla loro autoironia. Una strabiliante versione di ‘Personal Jesus’ che si può trovare anche sul loro disco ‘La terra brucia’. Il pubblico risponde alla grande, ballando e cantando, sospinti da quel ritmo che non puoi certo ignorare, un pizzico di Tom Waits all’Italiana. Si tratta (per la cronaca) della seconda band toscana di questa edizione, ed i toscani si sa, hanno un ottimo senso dell’umorismo. Toscana è anche la band successiva, i Devoggol, spostando il genere di qualche angolazione, andando a fondere una buona potenza di hardcore e rock’n’roll molto grezzo e possente. Riportano molto ai primi anni ’70, quando i Sabbath non avevano ancora tutta l’attenzione che avrebbero meritato negli anni. I Devoggol assumono subito l’atteggiamento giusto senza farsi attendere troppo, l’impatto della loro performance ottiene immediatamente i favori del pubblico, diretti come una mattonata su un’auto in corsa. Ritmi sprezzanti e decisi, si amalgamano molto bene con la voce al limite di un growl sinistro degno della miglio formazione brutal. Se ne vanno fra gli applausi del pubblico che inizia ad accalcarsi maggiormente sotto palco.

Sono state stimate all’incirca cinquemila persone per questa serata, calcolo medio stimato all’ingresso dal servizio security. Il palco si trasforma, compaiono due batterie laterali, un soppalco posteriore dove vengono piazzati synth ed expander vari, le luci si spengono ed improvvisamente arrivano i Combichrist. Sono la band più attesa di tutta la manifestazione ed anche solo prendendo in considerazione il loro effetto scenico, se ne capisce il perchè. Il oro trucco esasperato è un piacere per gli occhi, sembrano usciti da un film dell’orrore. Si tratta di una band estremamente curata in ogni minimo particolare, solo le tre ore di soundcheck bastano per raccontarlo. Si esprimono con suoni elettronici di ultimissima generazione, un teknocore degno delle migliori orchestre Industrial di nuova generazione, e la folla risponde nel migliore dei modi, straripando sottopalco a tempo di ‘Making Monsters’, il loro ultimo disco. Da una band del genere non ci si aspettava che un simile show, del resto sono stati il gruppo spalla dei Rammstein nel loro ultimo tour internazionale. Probabilmente il gruppo che sfrutta al meglio le possibilità di un palco simile e se qualche tacca di volume viene superata bellamente, diciamo pure che nessuno se l’è presa a male, né il pubblico nè tantomeno il vicinato che di sicuro non ha mai assistito a niente del genere. Suonano per circa un’ora e mezza, dimostrando un’eccellente propensione per lo spettacolo e convincendo tutti della loro qualità e non solo. Terminato il concerto, si deve convincere il pubblico a dileguarsi dal backstage che minacciano di invadere e le povere transenne che in molte edizioni hanno resistito ai più deliranti bagni di folla, sembra che stavolta davvero hanno passato il segno e qualcuna implode su se stessa, anche se è troppo tardi: la band è uscita scortata dalla security, cavandosela con qualche semplice autografo all’uscita sul retro ed evitando la totale immersione da parte degli insistenti fan. Anche questo NelNomeDelRock è terminato, ed ora è ufficiale sono triste, anche se la notte durerà ancora molto. Ripenso ad ogni edizione passata, provo questa sensazione ogni anno, come quando finivano le vacanze e si tornava a scuola ed alla normalità. Ogni anno questo palco mi rapisce, molte settimane prima di essere montato, questo perchè come molti di noi dietro le quinte sanno, NNDR dura tutto l’anno, ma a parte tutto domani è ancora lontano ed io ho ancora un po’ di birra da bere e qualche foto da scattare.

Stefano D’Offizi

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10 COMMENTS

  1. “Chiudono la prima serata gli Ass for Sale, altro progetto romano dal suono potente che rinfresca le orecchie del pubblico in questa pesante serata uggiosa di inizio luglio. Il genere è indiscutibilmente rock…”

    Dante sveglia!!!

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