Nastro + Bandwidth @ Mads [Roma, 22/Aprile/2010]

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Penultimo appuntamento mensile della premiata ditta Nerds Attack! & Lenti Eventi. Protagonisti i capitolini Nastro e i ciociari Bandwidth. I primi presentano ufficialmente il debutto omonimo pubblicato qualche mese fa dalla To Lose La Track, i secondi sono freschi semifinalisti delle selezioni regionali di Italia Wave. Una serata tra noise e no wave. Giusto per intenderci. Il giovedì che non ti aspetti. Perchè all’improvviso cade la pioggia, inizialmente decisa quindi dal gusto nord-europeo, mentre in gola hai ancora il sapore d’unto di un potente kebab. Per ingannare il tempo prima dell’apertura delle “porte” cosa c’è di meglio di chitarra e batteria dei Nastro? Una ventina di minuti di freddure e battute da trattoria in cui vengo coinvolto animatamente. Un giorno i due, forse, daranno vita al side-project (da dopoloavoro) Past(r)o.

Intorno alle 23.30 il trio dei Bandwidth rumoreggia sul palco, ultimi ritocchi prima di un set che propone pezzi direttamente catturati dall’ultima (seconda) autoproduzione ‘Hydrocodone’. Gli ex Prisoner In Orbit pestano sicuri che è un piacere. Noise dai tratti sonici. Tra distorsioni, effetti e un uso tagliente di “intonarumori” che fanno del Mads una dirompente cassa di risonanza. Il pubblico apprezza. La parte centrale è quella che preferisco. Quaranta minuti di sconquasso controllato. Bravi.

I Nastro a mezzanotte. La scaletta è ovviamente definita sui brani dell’esordio. La teatralità e la personalità del frontman/bassista/equilibrista Manuel rimane un distintivo segno di fabbrica. Flavio imbraccia la sua tastiera e si posiziona in prima linea. Postura elegante a rimembrare l’epoca synth pop. Le sincopate sfaccettature dell’album rendono viva e varia l’esibizione. I pezzi nuovi funzionano praticamente tutti. Un susseguirsi di corti circuiti che tagliano profondamente un’epoca ben distinta che parte dall’anno di grazia 1979. Contortions e Delta 5. Bush Tetras e Arthur Russell (guarda). Il kraut rock. La filosofia della dissonanza. Dal secondo segmento in giù divengono trascinanti. Una sorta di mantra tantrico-tribale (!) celebrato dall’arrampicata selvaggia di Manuel. Applausi, abbracci e tanti saluti. Un’altra piccola grande serata di qualità e rigore ritagliata in un giovedì stranamente parco e satollo di appuntamenti musicali. E’ ora di riordinare e rassettare. Con una busta di salatini sotto il braccio e la testa al 20 maggio. Polar For The Masses e Moseek. Ciao.

Emanuele Tamagnini