Nada @ Teatro Vascello [Roma, 27/Gennaio/2011]

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Una voce scura, quella di Nada, rauca, vibrante. L’artista livornese si racconta, si mette a nudo in ‘Musicaromanzo’, monologo scritto da lei e tratto dal suo romanzo autobiografico, ‘Il mio cuore umano’, per la regia di Alessandro Fabrizi e le luci di Andrea Violato. Abito lungo, scarpe basse, capelli raccolti. Un palco scarno, dominano le luci, in alto. Una sedia, un tavolo, una panchina, una radio, un ombrello: questi i compagni di espressione della serata. Nada Malanima parla di sé, il suo incedere trasuda poesia e pazzia. Le parole, musicali, narrano della sua infanzia, dell’adolescenza nella provincia toscana, dei buchi neri che hanno caratterizzato la sua crescita, delle paure, dei bisogni. Di una nonna che, appena nata, le diceva: “assomigli a un coniglio”, della mamma, ossessiva, che le ripeteva: “sei malata!”. Poi l’aborto, il tentato suicidio, gli amanti di passaggio e quelli rimasti accanto, il contatto con la Natura, la ricerca di Dio. La sua vita non si discosta dalla musica, e allora alcuni brani servono meglio a raccontare il contesto, e al tempo stesso i racconti servono meglio a far chiarezza sulle canzoni. Nada è intensa come attrice, d’altronde, basta ricordare i suoi trascorsi teatrali al fianco di Sandro Bolchi, Giulio Bosetti, Marco Messeri, Dario Fo, per non stupirsene più di tanto. Lo spettacolo assorbe il pubblico, lo cattura, mentre a tratti si corre il rischio di perdersi tra le linee dei propri pensieri. Tanti i fantasmi esorcizzati, tante le urla represse e ora liberate, questo clima da psicanalisi diventa catartico e si disegna uno spazio nel petto di ognuno. Lei anarchica, gioiosa e malinconica, pazza ed esuberante, timida e sensuale, c’è una dualità nella sua vita, sarà forse che, come dice, “con l’occhio destro penso, con l’altro mi tormento”. Raccoglie tutte le sue energie per non farsi assorbire dalle leggi del mercato, dal successo, dalla bellezza fisica, no. Lei, ordina al suo corpo: “Raccogliti e non dividere il tuo peso con il denaro”, no, lei non si svende. Lei si fa amare. Si giunge alla fine, tra brani volati via e parole feroci come bestie affamate, lei ha un chiodo fisso: “prima o poi dovrò scappare!”.

Lina Rignanese

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