Mystery Jets @ Circolo degli Artisti [Roma, 13/Dicembre/2012]

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Il ragazzo dell’isola sul Tamigi. Eel Pie residenza di privilegio per Blaine Harrison. Adolescenza e prima gioventù turbolenta. Il disordine congenito “spina bifida” che ha minato la sua capacità motoria, disabilità “superata”, vinta con grande forza d’animo, anche grazie alla sua band, il rapporto quasi simbiotico con il padre Henry che agli esordi dei Mystery Jets suona prima il basso e poi la chitarra ritmica (esce durante le registrazioni del secondo album ma rientra dalla porta secondaria come roadie) tanto che Blaine dichiarerà: “my father’s role is more like an older brother’s protectiveness and that there would be no Mystery Jets without him”. Il successo mai definitivamente totale lungo quattro album in sei anni, l’ultimo dei quali ‘Radlands’ (crasi tra il seminale lungometraggio “Badlands” di Malick e “Redlands” la storica residenza nel Sussex di Keith Richards famosa per essere stata teatro di un “invasivo” raid della polizia nel 1967) registrato ad Austin, nel benefico Texas (i lineamenti geografici appaiono infatti in copertina), assoluto apice di una carriera, di un potenziale che personalmente credo ancora inespresso. I Mystery Jets non sono un gruppo indie-rock propriamente etichettabile come tale, seppur UK, seppur londinesi, seppur nevralgicamente al centro di tutto. E non solo per essersi trasferiti in una country house sul fiume Colorado per la realizzazione del disco, Blaine e compagni hanno dalla loro una coscienza d’artisti fuori dal comune che manca (evidente) a ben più blasonati coetanei-colleghi-conterranei [trattasi di talento] e a piene mani il cuore tormentato, la sofferenza che sempre albergherà nell’anima del 27enne londinese, quelle melodie nostalgiche e attraenti, quegli occhi troppo spesso nascosti sotto grandi occhiali, sono caratteristiche chiarissime, indelebili, fondamentali. Che fanno la differenza.

Stasera è per questo che sono qui. Per tutto il giorno non ho fatto altro che ascoltare i cinque minuti della title track che come un dardo trafiggono e ammaliano, penetrano e commuovono. I Mystery Jets, così semplicemente si presentano sul palco del club romano pieno a metà. La gran parte degli avventori è giovane e maleducata. Fumano quasi tutti. Perchè fumare fa figo, fumare ad un concerto fa figo il doppio. Quasi tutti parlano noncuranti della musica (guardate i video riportati e capirete) di una band che piazza in apertura la toccante dolcezza di ‘Someone Purer’ (guarda). Un attimo prima Blaine sorretto dalle sue stampelle e con l’aiuto del papà (sono due gocce d’acqua) si era sistemato in postazione frontale, capello arruffato, giubotto sfrangiato di pelle nera a riportare alla mente l’epopea del country rock americano tra Byrds e Flying Burrito Brothers. I Jets hanno il coraggio di non nascondere l’amore a stelle e strisce (tanto che sulle shirt in vendita campeggia proprio la bandiera yankee mentre tra i gadgets non mancano le toppe a forma di Texas) e i brani del nuovo album alla fine risulteranno essere i migliori, i pù completicompiuti, i più maturi. Il quintetto suona in stato di grazia, Blaine saluta, ringrazia, racconta qualcosa e annuncia alcuni momenti, quelli da ‘Radlands’ (in vendita c’è anche un fumetto che racconta la storia del disco) che il pubblico (attento) tributa applaudendo e cantando a squarciagola, anche se la più seguita alla fine resterà ‘Serotonin’. Nella parte centrale, dopo un’immensa ‘Radlands’ (guarda) c’è un lieve calo di tensione, la spinta iniziale si affievolisce un pochino, sensazioni, ecco intanto ripescato ‘Twenty One’ dove spicca ‘Young Love’, mi sposto nelle retrovie causa aria irrespirabile, nube tossica su di noi, godendomi la parte finale in santa pace. La band ovviamente non esce per il giochino bis-capolino così gli ultimi tre episodi riconsegnano i Mystery Jets al loro antico spolvero: ‘‪Half In Love With Elizabeth‬’, ‘Two Doors Down’ e ‘Alice Springs’. Mentre fuori lievi gocce di pioggia tentano di trasformarsi in complice nevischio, io ripenso alla promessa che qualche ora prima avevo fatto alla mia Matilde. “Quando sarai un po’ più grande verrai con papà a vedere i Mystery Jets” e lei: “andiamo a piedi o in macchina?”.

Emanuele Tamagnini