My Way My Love @ Traffic [Roma, 21/Novembre/2006]

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Fa freddo ma devo uscire. Stasera devo andare ad ascoltare i My Way My Love al Traffic. Grazie alla segnalazione dell’amica/collega Mary, getto un rapido ascolto ai brani presenti sul loro sito e tanto basta per farmi nascere la curiosità di essere qui stasera. Non suonano da soli i nipponici My Way My Love. A supportarli ci sono altre due band. I Deadly O, alla loro prima esibizione con ex-membri di band emo violence/hardcore toscane (Santasangre, Magdalene), sono un duo mimalista di solo chitarra e batteria che in meno di mezz’ora riversa un furioso e bizzaro punk noise con canzoni della durata circa di un minuto. Non sono male, anzi, però mi son sembrati ancora troppo grezzi e informi. Ma nel suono qualcosa di buono c’è. A loro saperlo valorizzare.

Per quanto riguarda i Six Orange Mushroom, c’è da fare un discorso più serio. Rientrano palesemente in quel calderone di band etichettate oramai con il nome post rock (GodSpeed You!Black Emperor, Explosion In The Sky, Mono, UpCDownCLeftCRightCAbCStart e via dicendo). Hanno tutte le canzoni costruite esattamente come ci si aspetta che suonino: inizio arpeggiato, crescendo, diminuendo, esplosioni centrali e finale fragoroso. Tutto suonato benissimo per carità, ma la sensazione di noia dopo il primo brano diviene già fortissima perchè ha troppo il sapore di già sentito, troppo di copiato dalle band menzionate prima. Ogni tanto si sentono dei passaggi più personali ma sono rari. E’ su quelli che, secondo me, la band dovrebbe puntare altrimenti finirà per naufragare nel mare di gruppi tutti troppo uguali tra di loro.

I giapponesi My Way My Love, provenienti da Tokyo, hanno da poco pubblicato il loro terzo disco distribuito in Italia da Goodfellas e sono un pauroso incrocio tra, tenetevi forte, Sonic Youth, Wire, Ride, e tutto quello che va sotto l’etichetta di “indie”. Nel loro pastiche post-moderno i brani sono estremamente versatili, si va da quelli iconoclasti di breve durata con accelerazioni efferate a quelli molto più lunghi, con vari cambi di tempo e a pezzi molto melodici per cantato e melodia che potrebbero essere dei potenziali singoli come ad esempio la bellisisma “The Rainbow Song” dotata di una linea melodica davvero pop. Complimenti anche al cantante Yukio Murata per essere anche in grado di cantare e non solo di urlare. Schizofrenici, divertenti, imprevedibili, la band risulta speciale quando si lancia in lunghi drones chitarristici oppure in feroci accelerazioni. Nonostante l’ora tarda il pubblico richiama la formazione sul palco per l’inaspettato bis, (stavano già smontando i cavi) e finisce con il chitarrista cantante che si schianta sulla batteria nell’ultimo fragoroso brano. Eccellenti.

Dante Natale

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