Music For Eleven Instruments @ La Chiave [Catania, 7/Novembre/2010]

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Da siciliano, posso solamente dirmi orgoglioso e felice del fermento musicale straordinario che la mia terra sta vivendo. Ogni anno esce fuori qualche progetto che fa innamorare i musicofoli non solo nostrani, ma di tutto lo stivale e devo riconoscere la grande qualità di questi artisti che sanno benissimo cosa vogliono fare da “grandi”. Suonare è ok, ma dove? Sfortunatamente, il talento dei miei conterranei difficilmente trova un palco che possa ospitare la loro bravura, ma poco a poco le cose stanno cambiando. Qualche gestore di locale, evidentemente più furbo di altri, ha capito il potenziale che la buona musica dal vivo offre e per fortuna supporta iniziative valide in una terra che spesso spegne e non premia la buona volontà. E’ il caso del “La Chiave”, locale attivo nel centro storico di Catania che da tempo offre concerti di ottima qualità.

Questo giro è toccato ai Music For Eleven Instruments. Come al solito, essendo domenica, piove. Ma per fortuna il tempo è così clemente da consentirmi di arrivare asciutto fino al luogo del concerto. Sul posto vengo accolto da Luca di DoppioZero, partner del circuito Rocketta per alcune date siciliane. Parliamo un po’ della scena musicale locale, in particolare di quella catanese, riportando alla memoria i mitici anni novanta del noise, dove la città dell’elefante era nominata “la Seattle d’Italia”.

Alle 23.30 circa comincia il concerto dei MFEI. Premessa importante: la band è formata da ben tre membri degli HC-B, band post rock dal sound molto mogwaino, quindi mi aspettavo praticamente un altro concerto, ritenendo che anche questo progetto si muovesse nell’ambito dello sperimentale, anche se in realtà l’anima del gruppo è Salvatore Sultano, estraneo agli HC-B, che in questo disco ha registrato quasi tutto. Inoltre il nome mi ha tratto decisamente in inganno: ero convinto erroneamente di trovarmi di fronte a una formazione di undici elementi! In realtà è andato molto diversamente: i MFEI sono solo in quattro e non fanno post rock, anzi.  Il sound è sicuramente moderno, ma con influenze vintage nelle melodie. Atmosfere fiabesche, oniriche e spensierate. I brani sono essenzialmente pop ma talvolta emerge qualche venatura del ricco bagaglio post rock dei musicisti, ad esempio nelle code o in alcuni arpeggi di chitarra. Band molto precisa che non sbaglia un colpo, sempre attenta alle dinamiche e con un buon feeling. Il concerto è durato circa un’ora ed è stato più che sufficiente per apprezzarli.

Mi sarebbe piaciuto assistere a un cambio “di marcia” durante il live, qualche brano più coinvolgente e intenso. Tuttavia questo deficit, se così vogliamo definirlo, non ha compromesso per niente la riuscita del concerto, a giudicare dal numeroso pubblico attento e divertito che non si è perso una nota. Non dobbiamo assolutamente dimenticare che è un progetto ancora giovanissimo e che ha davanti ancora tanta strada da fare, ma che pone già delle premesse importanti che certamente verranno confermate durante il loro percorso. Rimango ansioso di poterli rivedere live, quando avranno raggiunto ancora più affiatamento. Accaparratevi “Business is a sentiment”, il loro disco d’esordio: un’ottima opera prima

Johnny Cantamessa

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