Múm @ Auditorium [Roma, 5/Aprile/2014]

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Un pezzo di Islanda trasportato a Roma per una serata magica, sovrannaturale, diretta verso e oltre le radici più arcane di Madre Terra. Questo è stato il concerto dei Múm all’Auditorium, tornati nella Città Eterna forti dell’ultimo album ‘Smilewound’ che ha visto il definitivo ritorno in formazione delle gemelle Valtýsdóttir. Non sono mancate le occasioni per vedere la band in Italia (durante lo spettacolo ricorderanno di quando, in una data romana, l’utilizzo di uno strumento ricavato da un microonde fece saltare l’impianto) ma lasciarsi sedurre dalla folktronica sussurrata degli islandesi rappresenta sempre una stupefacente emozione. La Sala Petrassi è gremita e pochi sono i posti a sedere vuoti quando alle 21.10 i cinque salgono sul palco in punta di piedi (scalzi quelli delle gemelle). Si parte con ‘The Land Between Solar Systems’, brano che con i suoi dodici minuti chiudeva il secondo disco ‘Finally We Are No One’, l’ultimo con Gyða Valtýsdóttir in pianta stabile prima del recente ritorno. Un crescendo sommesso di suoni, voci eteree e beat ci introduce nell’affascinante terra dei Múm, glaciale eppur solare, pura eppur terrena. Una diamonica disegna dolci melodie mentre, posti alle due estremità del palco, un pianoforte a coda e una valigia fornita della strumentazione più varia rappresentano l’ideale confine di uno spazio libero in cui i musicisti si scambiano i ruoli, assommando con puntuale varietà i preziosi tasselli del proprio mosaico sonoro. L’atmosfera è irreale e soltanto il contatto con le poltrone dell’Auditorium ci ricorda la nostra presenza meramente fisica in un’ora e mezza abbondante di concerto (con ‘The Island Of Children’s Children’ come encore). Nonostante qualche chiacchiera scambiata col pubblico per stemperare la situazione e prender fiato, la musica dei Múm è un paesaggio in cui smarrirsi senza timore, cullati da soavi sonorità ora incalzate da una presenza elettronica più ficcante, ora smorzate da note di ukulele o di violoncello, sempre guidati nel cammino dalle algide voci delle gemelle Valtýsdóttir. Il percorso prevede alcuni estratti dall’ultimo ‘Smilewound’ (‘Slow Down’, ‘The Colorful Stabwound’, l’opener ‘Toothweels’, ‘One Smile’) ma anche tanti pezzi del passato più o meno recente, da ‘Blow Your Nose’ e ‘A Little Bit, Sometimes’ a ‘Green Green Grass Of Tunnel’, ‘Weeping Rock, Rock’ e ‘The Ballad Of The Broken Birdie Records’. Quali brani vengano eseguiti, in fondo, conta poco. Quello che preme davvero sottolineare è come i Múm riescano ad astrarre ipnoticamente l’ascoltatore dalla propria dimensione e a condurlo nota dopo nota in un mondo progettato a regola d’arte per strabiliare, smuovere, commuovere. È questo che ha reso grande il combo islandese e gli riesce ancora meravigliosamente. La Grande Purezza.

Livio Ghilardi