Ms. John Soda @ Circolo degli Artisti [Roma, 20/Aprile/2006]

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Il calendario del Circolo oggi propone una serata interamente dedicata alla Morr Music e gli alfieri di questa etichetta berlinese in scena stasera sono B. Fleischmann e i Ms. John Soda.

Il viennese Bernard Fleischmann è il primo a esibirsi proponendo il suo ultimo lavoro “The Humbucking Coil”. Fleischmann è un artigiano (craft work … vi ricorda qualcosa?) del suono più che un manipolatore e dal vivo questa sua peculiarità viene messa in evidenza durante i numerosi inserti poliritmici nei quali cerca di trovare la giusta sequenza e la giusta sovrapposizione. A dispetto di quanto ci saremmo aspettati non suona la chitarra ma lavora direttamente su laptop e un’unità Roland a me ignota. Quello che ne viene fuori spazia dal dreamy alla trance più spinta passando per rarefatte ed eteree note di piano minimale e sono facilmente distinguibili le colonne portanti che caratterizzano la sua musica grazie al suo procedere in maniera additiva man mano che il pezzo prende forma. L’onestà e la buona qualità ci sono, manca forse l’effetto sorpresa. Piace ma non stupisce, se non per il sudore che scende copioso dal suo viso verso la fine del set.

I Ms. John Soda invece sono uno dei progetti paralleli che girano attorno ai tedeschi Notwist, uno dei più importanti e influenti gruppi degli ultimi anni. Nominalmemte sono in due, Micha Archer (membro dei Notwist insieme al fratello Markus, quello dei Lali Puna) al basso e Stefanie Bohm, pingue teutonica dai lineamenti graziosi e dalla voce incantevole, al basso (sì, anche lei, ma lo suona come fosse una chitarra ritmica). In questa occasione però sono accompagnati da un batterista e da un chitarrista-tastierista aggiunto. L’elettronica rimane nascosta sia alla vista (laptop dietro la cassa destra) che all’udito (pochi riempitivi, in gran parte ritmici), mentre viene fuori il loro lato più indie-pop-rock. La voce di Stefanie a volte suona tipicamente nordica (stile Krìstin-Anna e Gyda Valtysdòttir, e voi sapete chi sono … vabbè ve lo dico, le gemelle dei Mùm) altre volte più graffiante (stile Kim, sia essa Gordon o Deal, fate voi). Micha invece, quando non ha problemi all’ampli e prende a pugni la testata (o prende a testate il pugno), suona il basso con vigore; le sue linee sono perfette e contribuiscono alla struttura andante dei brani, presi equamente da entrambi gli album pubblicati sinora. Echi di gioventù sonica sono molto evidenti e questa cosa ci piace, così come ci piacciono anche i brani più poppeggianti, dove ogni accordo è piazzato alla perfezione dopo l’altro, e quelli più d’atmosfera, come la rilassante e sognante valzer-ninnananna che chiude il concerto.

Daniele Gherardi

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