Mox @ Monk [Roma, 7/Dicembre/2018]

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Di solito mi occupo poco di pop. Specialmente se italiano, però ci sono le eccezioni, che possono essere dettate da più fattori. Come in occasione di un’intervista di pochi giorni fa, fatta con l’artista di cui parlerò tra poco, premettendo che c’è un’amicizia di circa quindici anni a legarci. E’ altresì vero che un buon 80% dei miei amici suona o è coinvolto con altri ruoli nel mondo della musica e se una cosa non mi piace, possiamo pure conoscerci da vent’anni, ma lo dico senza farmi problemi. Non è il caso di Mox, per il quale sono costretto ogni volta a fare questa premessa, per non passare per quello che parla bene di uno perché è un amico. La storia musicale di Marco Santoro a.k.a. Mox inizia anni fa con i Jonny Blitz, band gradevolissima che però per qualche motivo non ha raccolto quanto probabilmente meritava. Separazione consensuale e nuovo capitolo, adesso c’è solo Mox, anzi no, c’è anche Michele Palazzo al basso, inseparabile. La nuova formazione invece è attualmente composta da Michele Amoruso alla chitarra (in un paio di pezzi, ‘Qualcosa di speciale’ e la cover di ‘Pensiero stupendo’, lui e Palazzo si scambiano lo strumento), poi Valerio Smordoni alle tastiere e infine Riccardo Adamo alla batteria. Il 7 dicembre al Monk è quindi la notte del battesimo di “Figurati l’amore’ un disco davvero ben fatto. Azzarderei anche con il dire che chi non riconosce la qualità di questo lavoro di musica capisce abbastanza poco, perché si può anche essere più interessati ad ascoltare altri generi, come nel mio caso, ma credo sia un merito da sottolineare e valorizzare quando in un album si fondono così bene sia scrittura genuina che pregevoli arrangiamenti, consegnando al panorama pop italiano odierno un prodotto valido ed al contempo sincero.

Il Monk stasera è piuttosto gremito, ci sono quasi 600 persone nonostante la pioggia e Juventus – Inter, niente male per un venerdì romano. Quello di Mox è un disco che parla di amore, cantato con varie sfaccettature, semplice e spontaneo in apparenza, ma anche caratterizzato da un retrogusto amaro e più riflessivo in diversi frangenti, supportato da scelte musicali leggere e spensierate che lo rendono appetibile davvero per chiunque. Il pubblico infatti è composto anche da tanti personaggi della scena romana, provenienti da contesti molto distanti tra loro, tutti usciti entusiasti, ad avvalorare quanto affermavo prima. Durante l’esecuzione dei brani ci sono tante citazioni, tanti omaggi e rimandi, frutto degli ascolti onnivori del protagonista della serata, che riesce ad unire spunti che provengono da tanti mondi diversi, gli Strokes, i Blur, i Beatles, gli anni ’60 italiani, fino a Cremonini e molti altri. Un buon segnale arriva anche dal fatto che, nonostante il disco sia uscito lo stesso giorno del concerto, ci sono già diverse persone che cantano i testi a memoria, anche dei brani che non facevano parte dei singoli già usciti, come nel caso di ‘Qualcosa di speciale’ (nomen omen) contraddistinta da echi “Damon-Albarniani”. Il boato più forte si registra senza dubbio per ‘San Lorenzo’ primo singolo uscito che si è rivelata una scelta azzeccatissima per la promozione del disco. Grande fomento anche per ‘Lacci’ ed il suo ritornello guascone, ma anche per ‘Ad Maiora’ (secondo singolo ufficiale accompagnato da video), entrambe caratterizzate da nostalgici rimandi agli Strokes che tanto hanno ispirato la generazione di cui lo stesso Mox (classe 1986) fa parte. Si rivela vincente anche il medley concepito per la beatlesiana (stile Sgt. Pepper) ‘Luglio’ alla quale viene attaccata ‘Tutti voglion fare jazz’, tratta dalla colonna sonora del celebre cartone Disney “Gli Artistogatti”. Non solo brit-pop e indie-rock / post-punk, ad esempio c’è ‘Brava’ che ha un inizio che ricorda vagamente le atmosfere degli Echo & the Bunnymen per poi decollare col crescendo finale, seguito da una pregevole coda strumentale non presente nella versione su disco. Tra le perle più brillanti di ‘Figurati l’amore’ però non si può non menzionare ‘Mara’, pezzo da cui viene tra l’altro estratto il titolo dell’album, un excursus bossa nova con un ritornello potentissimo e struggente. Nel corso del concerto si registra anche il cameo del compagno di etichetta (Maciste Dischi) Gazzelle, che canta un suo brano ‘Quella te’, in accoppiata con Mox, un endorsement importante in termini di credibilità all’interno del panorama itpop, ma da quello che si è visto e soprattutto sentito stasera, Mox ha dimostrato di avere i mezzi e la forza per fare parecchia strada con le sue gambe, il responso ora spetta al pubblico.

Niccolò Matteucci

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