Motorpsycho @ Circolo degli Artisti [Roma, 3/Giugno/2010]

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Potrei iniziare questo report raccontando di quanto possa esser piacevole guadagnarsi una seconda fila per il concerto in questione salvo poi scoprire di trovarsi davanti alcuni rappresentanti delle specie più perniciose da incontrare a uno show, vale a dire l’uomo lcd per cui la visuale è giocoforza limitata ai pollici del piccolo schermo della sua macchina fotografica oppure il tamarro giuovine i cui polmoni soffrono se riforniti di aria respirabile per 10 minuti di fila quindi per cui deve accendere una sigaretta via l’altra, per non parlare della molestissima tizia che arriva già con un tasso alcolico così elevato che da una sua fiatata diresti che è andata a fuoco una distilleria. Ma no, non darò voce alla mia arteriosclerosi giovanile, non sarebbe giusto toglier spazio alla celebrazione di un grande show di una grande band.

Due ore e venti di musica, tanto infilano i tre norvegesi che salgono sul palco – per l’occasione, allestito quasi come fosse un soggiorno, con tappeti, un quadro, un busto qui, una piantina là oltre, ça va sans dire, a una strumentazione fantastica-  intorno alle 9 e 30. Kenneth Kapstad, il batterista è alto, magro e tra acconciatura, vestiario e viso con perfino meno espressioni di Steven Seagal lo penseresti come un possibile frequentatore di rave dalle parti di Trondheim. E, invece, si rivela un batterista sontuoso, preciso, potente, che l’immarcescibile Bent Saether guarda quasi con l’occhio di un padre quando quasi lo guida con lo sguardo durante i primi minuti dello show, evidenziando un affiatamento che sembrerebbe durare da ben più dei due anni che Kenneth è nella band. E poi Snah Ryan che sembra un giocondo Lucifero quando raggiunge la sua postazione, imbraccia la sua chitarra e subito ringrazia il pubblico. Se mi permettete, rendo anche onore al barbuto roadie, prontissimo nei cambi di strumenti e a risolvere qualsiasi inconveniente.

Mai sentite quattro ovazioni solo al primo pezzo, eppure tante sono quelle che il pubblico tributa ai Motorpsycho durante l’iniziale ‘All Is Loneliness’, peraltro caratterizzata da uno spettacolare assolo di chitarra come altri ce ne saranno nel corso della serata. Tre pezzi, ‘The Bomb-Proof Roll And Beyond’, ‘X3’ e ‘Starhammer’ sono tratti dal recente ‘Heavy Metal Fruit’. ‘Feel’ la canta quasi interamente il pubblico che riempie il Circolo degli Artisti, ‘STG’ e ‘Vortex Surfer’ smuoverebbero i sassi. Simpatici i siparietti di Bent e Snah che alzano a destra e a sinistra i rispettivi strumenti, più coordinati di una squadra di ginnastica artistica, e improvvisano perfino qualche passo, sempre continuando a suonare. In maniera eccellente. Offrono due bis, chiudendo una grandiosa prestazione con ‘Come On In’. Psichedelia? Hard rock? Metal? Prog? Perfino singalong da indie? Beh, quale che sia la musica dei Motorpsycho, la sanno rendere con classe e maestria, anche dopo 20 anni di carriera. Potrebbe non essere il vostro genere, potreste non amarli su disco. Ma fatevi un piacere: se passano dalle vostre parti, non perdeteveli.

Piero Apruzzese

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