Motorama @ Jungle [Roma, 9/Dicembre/2005]

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Eravamo rimasti sul tetto. Io e Aguirre abbiamo pazientemente atteso un’altra serata (pseudo) garage. Un’altra di quelle umide e refolate serate che si trasformerà in un’attesa del giorno dopo. Ci sono i soliti volti noti, seguaci di una scena che per l’occasione propone una nuova band: Blind Birds. Formazione triangolare classica, guidata dal chitarrista/cantante di nascita nipponica e supportata da un’ottima sezione ritmica. C’è molta curiosità tra i presenti che gremiscono una delle due sale del locale testaccino. Gli uccelli ciechi dovrebbero suonare garage’n’roll con venature psych. Lo fanno, ci provano, ma il risultato è assai prolisso nell’insieme. I brani durano troppo e sembra che l’amico del Sol Levante abbia voluto mettere tutto quello scritto nella sua cameretta. Dunque garage rock ruvido, sferzate psych rock, coretti pop punk (in un discreto pezzo cantato in lingua madre), un paio di momenti sottolineati dall’armonica a bocca (!) e frammenti solistici abbastanza stranianti. Se riuscissero a smussare il tutto, focalizzando il sound a metà strada tra i Guitar Wolf e le armonie care al pop curioso prodotto in Giappone, credo fermamente che potrebbero attirare ed attrarre ancor più hype intorno a loro. Ma l’attesa è per le due Motorama reduci da un tour negli Stati Uniti e da alcune date transalpine. E’ il nome di punta del movimento capitolino. Quello che è riuscito più di ogni altro a crearsi un vero spazio proprio in questi anni dettati dall’ascesa del new Detroit sound a tinte minimali. E’ l’ennesima personale occasione. Le ricordo con affetto quando in line up a tre aprirono qualche anno fa il concerto di uno sconosciuto Bugo. Altri tempi. Altra storia. L’impressione finale non è però positiva. La coppia è sempre affiatata, spinge sull’acceleratore, pesta che è un piacere ma un latente senso di approssimazione (o svogliatezza) riesce ad appiattire un concerto dal quale ci si poteva (forse) aspettare di più. Vogliamo continuare ad essere nazionalisti. Vogliamo continuare a voler bene alle Motorama. Ma pensiamo che sia venuto il momento di fermarsi al bivio e scegliere con cautela la strada giusta. Noi nel frattempo scegliamo quella di casa. Lasciando che al tetto pensi qualcun’altro.

Emanuele Tamagnini

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