Morrissey @ Manchester Arena [Manchester, 28/Luglio/2012]

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Morrissey a Manchester. E non c’è manifesto, uno che sia uno, fuori e dentro l’Arena o in giro per la città. Tutti sanno già quel che devono sapere. Tutti i devoti conoscono la strada verso il pulpito, mai come oggi pronto ad accogliere il rito. Anche al pub, se scambi un paio di parole con un tizio a caso e azzardi un “are you going to the concert?” quello replica naturalissimo “certainly”. Chettelodicoaffare. L’ex cantante degli Smiths sceglie di sparare un solo proiettile in – oppure alla, decidete voi – patria, e decide di farlo… in famiglia. Quella di stasera è l’unica data del tour mondiale per l’intero Regno Unito, e Morrissey ha scelto casa. Un bel regalo, non c’è che dire. Tra il set del nostro e l’opening act della povera Kristeen Young, sola soletta sul palco and truly overwhelmed dal peso dell’evento scorrono sul maxi schermo vecchi filmati. Nico, Sparks, New York Dolls e così via. E noi tutti ordinati ed eccitati come bimbi davanti al televisore, sul tappeto, nel salotto e nel pigiama di trent’anni fa e più. Poi all’improvviso qualcuno spegne tutto e parte una lunga intro con un bel gioco di luci e la voce fuori campo di zio Moz che declama un elenco di cose belle e meno belle, tra cui la celeberrima ‘Clause 28’. Infine band sul palco, e il nostro in testa verso la prima fila, in rispettoso inchino verso la folla letteralmente in delirio. Cembalo e voce, un paio di versi di Patti Smith (“White shining silver studs with their nose in flames… He saw horses, horses, horses, horses…”) presto travolti e annegati nel riff di ‘You Have Killed Me’. Partiti. Prima con ‘Everyday is Like Sunday’ (e siamo già un po’ tutti disarmati appena al secondo pezzo), e finiti irrevocabilmente poco dopo con ‘How Soon Is Now?’, il cui accordo iniziale mescolato alle luci scarlatte e al boato da stadio del pubblico è davvero come un colpo di rasoio.

Io a questo punto ho già reso le armi. Lo spettacolo è una serie interminabile di colpi bassi per grandi e piccini, precisi e calibrati. Lo stesso Morrissey, verso la fine, prima di ‘Please, Please, Please Let Me Get What I Want’ si dice felice qualora fosse riuscito, durante il concerto, a “farci male”. Dice prorio così. E ben venga. Anzi guarda, da qui a qui non mi hai ancora preso. Accomodati pure. ‘Maladjusted’… ‘Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me’… ‘Scandinavia’… ‘Meat Is Murder’ (con tanto di raccapricciante video sulla macellazione)… ‘Let Me Kiss You’… ‘I Will See You In Far-Off Places’… ‘I Know It’s Over’. Così, giusto per avere un’idea della qualità del set. Una scaletta nemmeno così scontata, ulteriore punto a favore di una serata davvero preziosa. Senza nulla togliere a tutto il popò di roba lasciata fuori, alle decine di potenziali e strepitose alternative rimaste parcheggiate. “At your service” dice Morrissey rivolgendosi all’audience. E la sensazione nettissima è che davvero, davvero sia così. Che tutti siano qui per lui, e che lui canti per ognuno dei presenti. Non è il mio primo concerto di Moz. Certo è il primo in cui il pubblico non è costituito prevalentemente da hipsters e proto Jimmy Dean e compagnia bella. Che sono meravigliosi, non mancano mai e mai potrebbero, tanto che c’è addirittura un piccolo gruppo con delle magliette fatte da sé con la scritta Oui, je suis Morrissey. Ma stasera l’aria è diversa. Molto romantica, molto intima. Nonostante il parterre e gli spalti pienissimi, le migliaia e migliaia di… parenti. Padri e madri over 50 per nulla cool (certo non in alcuna accezione “ggiovane” del termine) che si esaltano con i figli di 10, 15 anni al seguito. Che si commuovono come i ventenni che erano. Che inneggiano al nostro manco fossero allo stadio. Moz è veramente uno di loro. Cantando se stesso diventa la voce di tutti, o quasi. Di questi luoghi, questa cultura, questa vita e questi sentimenti. Che certamente sono anche di chiunque nel mondo li riconosca. Ma qui a Manchester sono forse più tangibili. Non ci piove. Quelle parole, quelle di Moz, sono lo specchio della città. Con buona pace di tutti le divisioni della gioia, i nuovi ordini e le haçiendas che due cosette due in town le hanno pur dette anche loro in passato. Ma stasera non c’è partita. La mia carissima amica Arianna – a cui devo la trasferta e che ringrazierò supinamente per questa e le prossime vite – mi aveva avvertito. Ora so.

Non mancano poi gustosi dettagli ironici, come la proiezione di un gigantesco Oscar Wilde che sentenzia perplesso “Who is Morrissey?”. E forse non sarà un caso se l’unico spettatore che dalle prime file viene accolto e abbracciato sul palco sfoggia una maglietta con la scritta cubitale “We hate William and Kate”. Fino alla fine le frecce intinte nel curaro non termineranno certo qui. Ma all’epilogo si arriva purtroppo. Dopo ‘Still Ill’ si riaccendono le luci, parte il classico disco di sottofondo e… ci credereste? Siamo in molti a rimanere e riconoscerci, giunti al capolinea, doloranti e malati. Non c’è che dire. E da buoni collaborazionisti lo saremo probabilmente sempre. Il nostro cuore è tuo, il tuo cuore è nostro. “Forza Mozza” dice una delle t-shirt in vendita al banco del merchandising. E grazie Manchester.

Giuseppe Righini

Setlist:
1. You Have Killed Me
2. Everyday Is Like Sunday
3. You’re The One For Me, Fatty
4. How Soon Is Now?
5. I’m Throwing My Arms Around Paris
6. Ouija Board, Ouija Board
7. Maladjusted
8. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me
9. When Last I Spoke To Carol
10. People Are The Same Everywhere
11. I Know It’s Over
12. To Give (The Reason I Live)
13. Black Cloud
14. Scandinavia
15. Meat Is Murder
16. Let Me Kiss You
17. Action Is My Middle Name
18. I Will See You In Far-Off Places
19. Speedway
20. Please, Please, Please Let Me Get What I Want
Encore:
21. Still Ill

14 COMMENTS

  1. ciao, c’ero anche io, bella recensione (ma le magliette Oui je suis morrissey fanno parte del merchandising ufficiale di qualche tour passato) sono contenta di non essere stata l’unica pazza italiana in trasferta (ma non era la prima volta, ero già stata a Manchester per lui nel 2004 e poi a londra in questi anni, per tutta una serie di concerti).
    see you in far-off places!

  2. Maledetti francesi che spacciano danno info fuorvianti 🙂
    La mia prima volta a casa sua, spero di cuore non l’ultima.
    Tutte le altre volte in Italia.
    Grazie per le belle parole Tiziana, e se ti va vieni a cercarmi su fb così si rimane in contatto…ciao! G.

  3. ciao, anche se non sono una fan di fb verrò senz’altro a trovarti, ho un cognome di chiara origine sarda, così potrai riconoscermi! a presto, Tiz

  4. appena torno a casa ti cerco, con queste indicazioni dovrei proprio trovarti! io preferivo Spazio 1999 a Star Trek, ma posso parlarti ugualmente, credo… ;-))

  5. io star trek l’ho rifiutato in blocco per motivi prettamente estetici, mentre le uniformi di spazio 1999 erano eleganti e sobrie, quelle di star trek assomigliavano pericolosamente a (brutti) pigiami, passerò per snob, ma non ce l’ho fatta…

  6. ma sei il giuseppe righini nato nel 1973 a rimini che fa il cantante, l’attore, etc e che io non avevo mai sentito nominare? ora sono intimidita, mi sento colpevole, sento di essermi persa qualcosa, accipicchia! è che io ho 10 anni più di te e ho smesso di interessarmi alle “nuove leve” musicali ormai da un po’, magari sei bravo, ho provato a leggere i testi (grigio su nero è chic ma impossibile), cercherò di rimediare, porca paletta.

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