Morrissey @ Carisport [Cesena, 8/Ottobre/2015]

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C’è Bruce Lee come prima icona del set, nella gigantografia alle spalle del Divino in carne ed ossa sul palco. Accanto a lui, i suoi musicisti. Un ingresso ordinato della truppa, un piccolo inchino propiziatorio e via. Fuoco alle polveri e  largo alla battaglia. Che principia esattamente con quella ‘Suedehead’ che quasi trent’anni or sono sanciva ufficialmente il divorzio tra Morrissey e The Smiths. ‘Suedehead’, il primo singolo solista, che questa sera è il primo pezzo in scaletta. A ruota le meno melanconiche ‘Alma Matters’ e ‘Speedway’ che ci traghettano, dopo l’adrenalina delle prime, nostalgiche battute, direttamente verso acque scure. ‘Ganglord’ prende a pugni e calci l’amore. Uno sgradevolissimo video sugli abusi di polizia e forze dell’ordine amplifica rabbia e senso di smarrimento negli occhi di chi ha fegato per guardare le immagini. Segue una prima, piccola manciata di brani dall’ultimo album ‘World peace is none of your business’, brani tra cui spicca una suadente e luccicante versione di ‘Istanbul’. C’è molta politica globale e sale di sud e d’oriente nelle corde di questo Morrissey, nei molti vista points affacciati su questo nuovo, rossastro panorama di menir propiziatori in mezzo al mediterraneo. ‘Now my heart is full’ ci riporta per un attimo sotto l’occhio di bue del romanzo d’appendice. E la voce di Mozza, in questo brano quasi nuda in più di un passaggio, ci inchioda per quello che è. E lo sappiamo bene, lo sappiamo bene tutti cosa può essere quel timbro. ‘Kiss me a lot’, ‘I’m throwing my arms around Paris’ e la trascurabile ‘The bullfighter dies’ son piccoli stuzzichini intorno a uno dei bocconi del prete della serata. Arrivano infatti il neo cavallo di battaglia degli ultimi anni ‘You have killed me’, traboccante di riferimenti a tutti noi cari e la toccante, davvero efficace ‘Oboe concerto’ che segna il picco più alto dell’intera esibizione fino a questo momento. E da questo, di momento, qualcosa si muove e scioglie. Un poco di sangue nuovo comincia a pompare più caldo e forte. Nel cuore del nostro e nel mio. Il pilota automatico ineccepibile ma appena gelido della macchina e della performance comincia a perder qualche pezzetto. E, paradossalmente, il tutto brucia meglio. E conforta, avvolge, seduce di più. E anche se l’immensa ‘How soon is now’ è meno superba del solito (ricordo ancora vivida la versione di Manchester, qualche anno fa) , dietro l’angolo c’è già pronta una infallibile e corale ‘Everyday is like sunday’, in cui Moz si diverte ad innestare piccoli spicchi di ‘Quando quando quando’. Il requiem di ‘Meat is murder’ annega e annichilisce come sempre, e da sempre. Il suo rito di spietata mattanza audio e video in favore della causa animalista è gemellato idealmente a quello già faticosamente sopportato durante ‘Ganglord’, evidenziandone inquietanti analogie e abbruttite fratellanze nemmeno tanto sotterranee. Mangi carne? Forse ora ne mangerai di meno. Ti fidi di quelli che dicono ‘to protect and serve?’ Forse ora ti fiderai di meno. E il combo di musicisti, il cui unico superstite storico è il sodale Boz Boorer, è in queste battute al suo apice. Chiude uno strepitoso uno due degno solo dei bomber di razza: una sacra e apocalittica ‘I will see you in far-off places’ ed una vitale, nervosa, trascinante ‘What she said’. Unico bis ‘The Queen is dead’, a chiudere concerto e poker di brani concessi al repertorio dell’antica banda. Immediate le luci, e il ‘Lamento di Didone’ nell’impianto in sala.

Di Morrissey, fino ad un attimo prima di fronte a tutti noi, già il ricordo. Nessuno lo rivedrà più. E la mia Mozypedia resterà senza autografo. Anche stavolta.

 Alcune personalissime note a margine. 
Si dice che al cuor non si comanda. Perché quello di chi scrive dovrebbe dunque far eccezione?
 Sono un fan. Innamorato e critico. Pronto a grandi sacrifici. Fedele e comprensivo. Con una soglia di tolleranza per il tradimento sostanzialmente nulla. Grande, sincera riconoscenza per i ragazzi dell’associazione A Cielo Aperto, che in venti giorni son riusciti dal nulla nel miracolo di portarmi questo concerto praticamente sotto casa. Ho visto Morrissey diverse volte ormai, in diversificate fasi della sua carriera. Di tutti, questo tour è quello che mi lascia più spaesato. Ma al contempo è anche quello che mi dà più chiavi di letture inedite verso il futuro. Qualunque sia, dovunque sia. Mi sono mancate alcune certezze, a rendere meno saldo e sicuro passo e sentiero. Mi sono piovute  però in dono anche brillanti pietruzze nuove sul viso. Come gocce d’altro, dall’alto. Forse la polvere di quella bomba paventata in ‘Ask’ ha davvero raggiunto le spiagge del luogo dove ogni giorno è una grigia e tranquilla domenica. E l’impressione nettissima, almeno stasera, almeno per me, è che qualcosa sia definitivamente diverso. Che alcune cose siano andate. E per davvero stavolta. Ma molti fiori nuovi stanno gemmando, a mutare il rigoglioso deserto di questo immenso artista e dei suoi devoti. There is no end. And I will see you in far-off places.

Giuseppe Righini

Setlist:


⁃    SUEDEHEAD
⁃    ALMA MATTERS
⁃    SPEEDWAY
⁃    GANGLORD
⁃    STAIRCASE TO THE UNIVERSITY
⁃    WORLD PEACE IS NONE OF YOUR BUSINESS
⁃    ISTANBUL
⁃    MAMA LAY SOFTLY ON THE RIVERBED
⁃    NOW MY HEART IS FULL
⁃    KISS ME A LOT
⁃    YOU HAVE KILLED ME
⁃    OBOE CONCERTO
⁃    THE BULLFIGHTER DIES
⁃    I’M THROWING MY ARMS AROUND PARIS
⁃    HOW SOON IS NOW
⁃    EVERIDAY IS LIKE SUNDAY
⁃    MEAT IS MURDER
⁃    I WILL SEE YOU IN FAR-OFF PLACES
⁃    WHAT SHE SAID

⁃    THE QUEEN IS DEAD