Moon Duo @ Muzak [Roma, 1/Novembre/2012]

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C’è chi usa l’agognato giorno festivo del primo novembre per fare un viaggio e ritemprarsi, chi lo passa a riprendersi dai postumi dell’immancabile sbronza presa in qualche improbabile Halloween Party e chi, invece, lo attende con impazienza per andare ad ascoltare il Moon Duo. Conoscendo le abitudini italiche e segnatamente quelle romane mi aspettavo quindi di trovare un Muzak semivuoto, conseguenza inevitabile dei fattori sopra citati e del fittissimo calendario musicale romano di questa settimana che avrebbe costretto gli appassionati capitolini a tralasciare per forza di cose qualche interessante live. L’allerta-meteo poi, come al solito più mediatica che reale, avrebbe scoraggiato i meno affini ad adattarsi a questo clima da inverno anticipato. In effetti al mio arrivo nel locale di Via di Monte Testaccio, intorno alle 22, trovo soltanto 20 persone. Tiro un sospiro di sollievo, è proprio come pensavo e non avrò difficoltà a godermi il live da posizione privilegiata nonostante la location sia un’angusta quanto graziosa caverna. Ma basta il tempo di prendere una buona birra ed una boccata d’aria (o meglio, di nicotina) nel cortiletto di fronte al locale per notare che la sala interna si sta riempendo ed anche all’esterno lo spazio libero è diminuito a dismisura.

Meglio entrare a prendere posto. Sono le 22:30 quando a riscaldare il palco sale Mushy, al secolo Valentina Fanigliulo, una ragazza romana che ha visto il suo primo ed unico disco, dato alle stampe nel 2011, fregiarsi del titolo di “Album of the week” presso la Rough Trade. Il successo riscontrato all’estero non è stato però bissato nella sua nazione, dove è conosciuta principalmente con l’appellativo (forzato) di “risposta italiana a Zola Jesus”. Il suo set, tra tastiere, synth e drum machine, è quasi completamente strumentale eccezion fatta per alcune rare melodie vocali tanto incomprensibili quanto stranianti. La sensazione è che la sua performance meglio si associerebbe ad una sala grande e vuota piuttosto che ad una come questa, piena ed un po’ claustrofobica. Nella notte che nel calendario porta dalla celebrazione dei santi a quella dei morti le atmosfere spettrali dei brani proposti da Mushy fanno la gioia di parecchi ragazzi dark nell’animo quanto nel look presenti in sala, lasciando invece me pressochè indifferente.

Al termine dell’opening act affacciandomi all’entrata del locale mi imbatto nel Moon Duo che strumenti alla mano si dirige verso la sala dedicata ai live facendosi largo tra i loro stessi fan per raggiungere il palco che li vedrà di lì a breve protagonisti. L’uomo con capelli lunghi e barba à la ZZ Top è Ripley Johnson, chitarrista nonchè fondatore dei Wooden Shjips, che da ormai tre anni porta avanti il progetto Moon Duo insieme alla tastierista e compagna di vita Sanae Yamada. La loro produzione, oltre alla solita manciata di EP e remix è composta da ben tre album, l’ultimo dei quali, ‘Circles’, è stato dato alle stampe appena un mese fa. Verso le 23:30 gli addetti alla porta del Muzak dichiarano il sold out davanti ad una manciata di ritardatari (ai quali dò una fraterna pacca sulla spalla, spesso sono stato uno di voi!) che sono quindi costretti a rimanere fuori. Come avrete intuito le mie iniziali previsioni sull’afflusso del pubblico sono state del tutto ribaltate. Sicuramente l’Angelo Mai, location dove inizialmente era in programma questo evento, avrebbe saputo accogliere in maniera migliore la domanda dei fan di assistere al concerto, ma per alcuni problemi burocratici il live è stato trasferito al Muzak la cui capienza è però inferiore di oltre la metà rispetto a quella del locale di Caracalla. La prestazione del duo space rock di San Francisco non delude, anzi. Il live si protrarrà per 1 ora e 10 durante la quale ci delizieranno con i loro brani che sono viaggi psichedelici e distorti che colpiscono la mente degli appassionati in maniera feroce, mentre a corollario giochi di luci rappresentanti cerchi concentrici rossi e bianchi si associano perfettamente all’atmosfera prodotta dalla session. Ai lati della sala e nelle ultime file troviamo fan che assistono al concerto in posizioni quantomeno precarie pur di scorgere un dettaglio visivo dei due artisti che si dilettano, divertendosi eccome, con chitarre acide, distorsioni e riverberi. Nessun dettaglio è lasciato al caso e sia la parte musicale che quella vocale non conoscono cadute. E’ ‘Killing Time’ tratta dallo splendido omonimo EP a suggellare un live che per emozioni trasmesse non fatichiamo ad inserire nella top 5 del 2012. Altri brani impossibili da non menzionare sono ‘Mazes’, title track dell’album del 2010, e ‘Run around’ che contribuisce a movimentare ulteriormente le teste dei presenti che un po’ trascinati dalla musica, un po’ nel tentativo di vedere qualcosa (le prime tre file sono monopolizzate da uomini e donne alti quasi quanto il soffitto) si muovono ostinatamente. Il pubblico è molto più eterogeneo che in altri casi, ma ha un unico comun denominatore: la passione per l’ottima musica. Non è questa infatti una serata-sfilata, ma roba da intenditori. Quando il live si conclude mi sento ingordo, ne vorrei ancora, ma ogni cosa è destinata a finire e così non ci resta che sperare che quel tale affianco a noi, minuziosamente impegnato a registrare un bootleg della serata, lo metta presto a disposizione della collettività per portarci di nuovo sulla luna riascoltando questo duo.

Andrea Lucarini

Produzione Ausgang