Moodoïd e il nuovo genere "psych’alpin"

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Tutti conoscono il suond elettronico zuccherino dei Melody’s Echo Chamber, recente e fresca rivelazione francesina apprezzata tanto in patria quanto dalla blogsfera internazionale, ma in pochi – anzi quasi sicuramente nessuno – conosce ancora il sound pacatamente psichedelico di Moodoïd. Giovane artista ventiduenne, figlio del famoso jazzman Jean-Marc Padovani, Pablo aka Moodoïd proprio non ce l’ha fatta a rimanere in disparte in un angolo a strimpellare chitarre solo per Melody’s Echo Chamber e cosi probabilmente affetto da “sindrome d’immaginario surrealista iper-sviluppato”, ha pensato bene di darsi un nome bizzarro (Moodoïd deriva dalla fusione della parola inglese “mood”, con in suffisso francese “oïd”, utilizzato in genere per designare malattie o cose misteriose) e di cominciare a confezionare strane emozioni. Per meglio capire sarà necessario dare innanzitutto un’occhiata al suo primo videoclip, diffuso sul web solo qualche settimana fa e che precede l’album in uscita a settembre. Lato suono, siamo di fronte ad un rock psichedelico andante, pacato, cantato in francese ma forse proprio per questo più pulito, sussurrato, delicato, etereo dove si percepiscono facilmente le influenze di Robert Wyatt, Frank Zappa, Neil Young, David Bowie o il più recente Connan Mockasin. Ma quello che affascina e colpisce maggiormente è senza ombra di dubbio l’illuminante videoclip. Realizzato da un’altro giovane e promettente artista francese Jérome Walter Gueguen, tra le altre cose oggi impegnato ad ultimare un interessante lungometraggio-documentario intitolato “Le sedie di Dio”, nato da una felice collaborazione italo-francese (per maggiori info is veda qui), il video condensa in sé il sound psichedelico del brano con l’immagine della montagna, dando vita a quel genere interdisciplinare che almeno qui in Francia è stato già ribattezzato come “psych’alpin” (alla lettera “psico-alpino”). Al tutto si aggiunge l’immaginario surrealista di Pablo fuso in un universo culinario molto simile alle estrose stravaganze artistiche tanto care a Dalì. Ma è Gueguen stessso, conoscente di chi scrive (in fondo vivere a Paris avrà pure i suoi vantaggi), a dare del video la migliore e più esaustiva descrizione possibile: “Ho voluto rappresentare la montagna attraverso due colori: blu e marrone, senza mai mostrare la vera montagna. La montagna è di plastica, non può essere che immaginaria, come un ricordo d’infanzia. Poi Pablo (leader Moodoïd, ndr) mi ha chiesto dell’oro. Così ho immaginato i raggi del sole su di un lago in alta montagna: é la fine del video, quando la montagna è così alta che tocca il sole. Per i costumi e l’ambientazione ho subito pensato al Tirolo. Ma il Tirolo è una regione su cui si scherza molto qui in Francia. In Italia com’è? Non lo so. Ma qui, sin da quando ero bambino ho sempre sentito barzellette sul Tirolo. Nel mio lavoro spesso mi focalizzo su quello che per preconcetto non mi interessa affatto.(…) E’ il mio modus operandi: distruggere i pregiudizi, i miei in primis, per distruggere quelli del pubblico poi. Così sono andato a cercare dei costumi del Tirolo e delle maschere di carnevale e l’ho trovate assolutamente magnifiche”. Voilà in sintesi come nasce una genialata di video e visto che a conoscere direttamente gli artisti si ha sempre qualche dritta in più, quello che si può anticipare è che la feconda troupe creativa è ora a lavoro su un altro pezzo di Moodoïd e questa volta per l’ispirazione Gueguen confida: “attingiamo in particolare dai dipinti di William Adolphe Bouguereau come ‘Les Oréades’, per esempio. Le scene saranno dei quadri erotici, girate solo in 16 mm e con movimenti di macchina lenti”. Cosa aggiungere? Io personalmente non vedo l’ora di vedere. Ad maiora les garçons!

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

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