Mono @ Traffic [Roma, 14/Novembre/2005]

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Ti aspetti un lunedì sera deserto al Traffic per i giapponesi Mono e invece ti ritrovi stipato tra più di 150 persone soffocanti tutte incuriosite di vedere dal vivo e in un locale fascinoso come il Traffic, dove sembra di ascoltare le band in sala prove, la new sensaiton dal Giappone. Tutto questo afflusso testimonia una cosa importante: saranno anche calate le vendite dei dischi con i download illegali ma i concerti ultimamente sono quasi tutti colmi di gente, che finalmente ha la possibilità sia economica che fisica, (nel senso che questi dischi difficilmente sono reperibili nei nostri negozi) di ascoltare il disco e la cosa non pensiamo sia un male. Finiti i preamboli veniamo alla serata. Ad aprirla ci ha pensato un gruppo romano i Poppy’s Portrait, i quali nel breve tempo concesso a loro disposizione hanno ammaliato la platea con il loro post-rock a metà tra Sonic Youth ed Explosions In The Sky . Ottima band che ha dato il meglio di sè nell’ultimo brano che inizia languido e poi cresce, cresce fino a dilatarsi ed esplodere in un fragorosissimo finale. Menzione particolare per il batterista davvero un ottimo picchiatore. Il gruppo è stato, tra i quattro che hanno suonato stasera tra i più diretti e dall’impronta più rock specialmente nel primo brano ma non sono assolutamente mancate partiture più complesse. Il pubblico, sempre più numeroso ha apprezzato e applaudito. I Moka, il gruppo successivo, sono una delle realtà più belle di Roma. Il loro rock strumentale influenzato tantissimo dai GYBE ha decisamente lasciato il segno nella serata. La struttura ritmica pur essendo sempre la stessa, un lungo inizio languido e poi cavalcata finale costruita sull’armonia portante protratta nel tempo, con un ampio crescendo (a grandi linee anche lo stile dei Mono), e con all’interno di queste lunghe suite ottimi arrangiamenti mai noiosi e ripetitivi, riesce sempre a differenziarsi e a mantenere vivo l’interesse di chi ascolta. Il pubblico ha infatti riservato grandi apprezzamenti alla band. Da riascoltare in un concerto tutto loro. Quando tutti aspettano di vedere i Mono ecco che sul palco ci si trova un giapponese, tale Pelican, autore di un recente split assieme alla band. La sua è più una musica da camera che da suonare dal vivo, infatti più della metà dei suoni è interamente suonata al pc eccezion fatta per le parti di chitarra suonate da lui. Musica sinfonica mescolata a noise rendono davvero mirabile le sue composizioni ma direi inadatte alla sede live, tanto che più che un concerto ci è sembrato di ascoltare un disco messo come sottofondo visto che era quasi tutto campionato. Anche il resto del pubblico ha approfittato di questo momento per prendere un po’ d’aria al piano di sopra e farsi cambiare il bicchiere. Finalmente i Mono. L’attesa è grossa, gli autori di ‘Walking Clouds And Deep Red Sky, Flag Fluttered And The Sun Shined’ hanno saputo creare grosse aspettative, tanto che vengono chiamati i nuovi “Godspeed You! Black Emperor”. Iniziano con il brano d’apertura dell’ultimo disco ‘16.12’ ma la band è sfortunata perché nel momento topico del brano, dopo la lunga intro, ecco che salta la corrente al locale. Purtroppo alla ripresa del concerto il gruppo non ha continuato il pezzo, nè tantomeno ripreso da capo lasciando l’amaro in bocca per aver ascoltato a metà forse il momento più bello del disco. Peccato. La loro musica va comunque presa d’insieme, senza suddivisione in canzoni o tracce, è una lunga marcia di morte, lugubre, dove pantagrueliche sinfonie spaziali, introdotte da lunghissime intro sfociano in suite di pura eterea musica. Si vive costantemente sull’atmosfera di attesa, di sospensione, del qualcosa che avverrà dopo, con la musica che magnetizza tutto. Adattissima ad una colonna sonora la loro musica si presta allo stesso tempo perfettamente anche dal vivo perchè la band dà il massimo anche da un punto di vista fisico dell’esecuzione picchiando sodo sugli strumenti. Claustrofobiche, sognanti, le sensazioni generate sono varie e tutte plausibili, è pura musica e nient’altro. Non c’è null’altro che la musica, né immagini, né parole. Un concerto del genere è difficile da spiegare con una recensione, va vissuto in prima persona. Ed è stato tutto perfetto. Enormi.

Dante Natale

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