Mono @ Beatpol [Dresda, 6/Aprile/2009]

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È trascorsa più di una settimana ormai dal concerto dei giapponesi Mono, ma la sensazione di aver assistito a qualcosa di monumentale è rimasta invariata. A metà del lungo tour a supporto del nuovo, epico ‘Hymn To The Immortal Wind’, i quattro dell’apocalisse fanno tappa nell’ormai familiare Dresda (non c’è tour europeo che non li veda protagonisti nel capoluogo sassone). La dimostrazione di quanto il rapporto Dresda-Mono sia profondo è una sala gremita in ogni ordine di posti.

Arrivo puntuale intorno alle 21 e neanche dieci minuti dopo iniziano a suonare i Jenniferever, gruppo svedese che avevo già visto qui a Dresda un paio di anni fa e che ritrovo oggi a dividere il palco con quello che a mio parere è il miglior gruppo post rock in circolazione. Il quintetto svedese pare che di strada ne abbia fatta da quel già citato concerto di qualche anno fa, almeno a giudicare dalla strumentazione. Ognuno dei tre chitarristi possiede numerose e costosissime chitarre che vengono cambiate ad ogni pezzo. La loro musica è un qualcosa a metà strada tra il post rock dei connazionali EF e la wave anni ’80. Il cantato ricorda a tratti la voce di Robert Smith. Purtroppo la ricetta non convince , anche perché i 5 poco più che ventenni, oltre alle nuove chitarre, sembrano aver acquistato un buona dose di arroganza.

Intorno alle dieci meno dieci viene preparato il palco per i Mono. Spicca, dietro una scarna batteria, un enorme gong. Quando il quartetto sale sul palco il pubblico esplode in un vero e proprio boato al termine del quale si sente già l’ipnotico glockenspiel che introduce ‘Ashes In The Snow’, brano che apre il nuovo album. Quelle che seguiranno saranno due ore di rara intensità, dove l’eleganza ed il minimalismo di Arvo Pärt incontrano la furia e la violenza del noise. Vedere i quattro dal vivo è una vera e propria esperienza. La concentrazione e la tensione sopra e sotto il palco sono altissime, pronte ad esplodere in violente e travolgenti distorsioni. Viene suonato per intero il nuovo bellissimo disco e verso il finale vengono proposti anche pezzi dai precedenti lavori, tra cui un’intensa ‘Yearning’ che difficilmente cancellerò dalla memoria. Monumentali.

Emanuele Avvisati

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