Mondo Cane @ Fortezza da Basso [Firenze, 26/Luglio/2010]

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Lo dico? Lo dico: il concerto fiorentino di Mike Patton/Mondo Cane mi lascia sorprendentemente perplesso. Tutto comincia sotto i migliori auspici però. Una scorrettissima ‘Il Cielo In Una Stanza’ apre le danze. Difficile non accusare il colpo con un pezzo così bello. Subito il pensiero va a Max Raabe, la sua perfetta ironia, la sua meravigliosa nostalghia. Ma quasi subito qualcosa non torna. Intendiamoci, gli ingredienti ci sono tutti: location giusta, parterre di vip e quarantenni brizzolati. Giovinetti imberbi, over cinquanta e rimastoni anni ’90. Orchestra e band in stile, al gran completo, orfana del purtroppo febbricitante Vince Vasi. Patton saltella, sospira, grida, ammicca, sgrana gli occhi schizoidi per la platea complice e butta qualche frase di fluently italian here and there ma, canzone dopo canzone, ci si accorge che manca qualcosa. Qualcosa di assolutamente vitale. Trovato. Non c’è ombra di commozione. Ahi. E fuochi d’artificio, gioielli, e petali di rose non sempre sono sinonimo di grandezza, eleganza e bellezza. No no. Ed è importante, ragazzi miei, davvero importante ricordarsene quando si vanno a scomodare Tenco, Paoli, Modugno e compagnia bella. Perché son cristalli finissimi. Squarci sull’infinito. Non dovremmo dimenticarcene mai. Invece, ahinoi, troppo spesso sul palco stasera spira e mulina una fastidiosa arietta da Teatro Ariston in playback. A tratti gratuitamente irriguardosa ed iconoclasta nei confronti di cotanto sangue blu azzarderei. Va un poco meglio con le canzoni più leggere e divertite dei vari Arigliano, Vianello, Mal e Buscaglione ma anche qui l’aspetto ludico delle interpretazioni, da sempre caratteristica del nostro Michelino, più che esaltarle finisce per soffocarle, seppellirle sotto una cascatella di mimose e di confetti troppo rosa e zuccherosi. E, a mio modestissimo parere, Celentano non andrebbe sguaiato così. Sguaiato sì. Bellissimo invece l’intermezzo onirico e inquieto che omaggia “Il Casanova” di Fellini. Qualche altro lampo qua e là perché il mestiere c’è, la stoffa pure. Ma son dettagli. Piccole scaglie di ricordi preziosi. Il cielo del vulcano Patton scintilla, illude e seduce. Infine ricade ed annebbia. E Firenze diventa Pompei. Non c’entra nulla la nazionalità. La pronuncia. La voce pindarica. E’ proprio questione di… hemmm… risonanza. Provaci ancora Michele. In fondo hai degli ammiratori così devoti che grazie a te ora ascoltano anche Don Backy e Nico Fidenco. Proprio gli stessi che stasera hanno le t-shirt di ‘Angel Dust’, pensa un po’.

Giuseppe Righini

8 COMMENTS

  1. ….secondo la mia idea, ogni artista di questo calibro, dovrebbe avere il buon gusto di sapere quando fermarsi, ma soprattutto dovrebbe avere la coscienza di ciò che non gli appartiene… diciamo che almeno ci ha provato, gli fa sicuramente onore, ed è un Grande, però, almeno per me, pollice verso per Mondo Cane…. Ciao

  2. Ha cmq destato curiosità… è sempre stato cool cantare classici italiani con la pronuncia inglese… (apparte che lui in italiano parla benissimo), però… booooo O_O!!

    Ei claudio ma sei scomparso? 😉

  3. …si è vero, fa figo fare questa cosa, soprattutto per gli americani…. Almeno sta avendo il merito di far conoscere alcuni bei pezzi della musica italiana del passato, ai più giovani che per default la snobbano, e invece ora si sentono “giustificati” all’ascolto, visto che le canta Patton…. Certo a me personalmente un pò mi infastidisce ‘sto Mondo Cane, però alla fine anche ‘sti cavoli, facesse quello che più gli aggrada….. Comunque grande Marco Casciani…… sono sparito fal facebook, perchè me ne sto “disintossicando”…… cavolo stavo sempre collegato dai!! E poi addirittura a fare le pseudo “recensioni” stupide ai concerti, almeno quelle è giusto che le facciate voi che siete del campo, o no?!? Insomma mi sono posto un limite, altrimenti poteva solo peggiorare 😉 Ciao

  4. che noia ragazzi… yaawnnn…
    siete troppo severi / seri verso quelle che non sono che canzoni. Potete sindacare la QUALITA’ del concerto o del disco, ma addurre come pena la mancanza di “commozione” beh, mi viene un po’ da ridere….

  5. raymonde : Mah, si, è una posizione difficile quella del “critico”… A volte si è troppo seri, ma un progetto come questo fa pensare… Invece al di là dell’essere o non essere d’accordo con quello che dice Giuseppe, leggendo il report personalmente è proprio nel punto della “commozione” che mi è piaciuto di più…

    Claudio: ahah ho capito! beh una disintossicazione è sempre una cosa buona, e cmq dai ci stanno i tuoi commenti sui report! Dai ci si becca in giro magari! 😉

  6. Hola Raymonde!
    La qualità di un concerto passa anche attraverso la comprensione dello spirito dei pezzi, a maggior ragione se non sono tuoi. Io amo molto l’aspetto ludico e leggero di certa musica, ma ci sono anche canzoni che non sono solo canzoni e meritano un pizzico di attenzione e rispetto in più. Nella scaletta del set di lunedì non erano poche. Potrebbe essere Il cielo in una stanza di Paoli, Neukolln di Bowie, Declare Indipendence di Bjork…non è questione di genere, davvero. Detto questo, ovviamente de gustibus e massimo rispetto per Patton. Ma anche per chi ha scritto il suo Mondo Cane.

    Alla prox, danke und salut! G.

  7. la cosa che più mi da gioia di Mondocane è il fatto che i nostri gioielli, da noi italioti dimenticati o per ignoranza non abbastanza considerati “perchè la roba estera è più figa a priori”, siano portati in giro per il mondo e vengano ascoltati con tanta ammirazione. è vero Mike ha quello sguardo e quel fare che non riesce ad arrivare a quel sentimento tutto italiano di certe canzoni. ma d’altronde è una sua interpretazione e la preferisco di gran lunga ai vari “amicidimaria” che torturano la nostra musica.

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