Mombu + The Orange Man Theory + Dogs For Breakfast @ Traffic [Roma, 29/Giugno/2013]

406

Serata di musica estrema sabato al Traffic Live Club di Roma. La Subsound Records, etichetta romana sempre attenta a dar voce alle migliori realtà alternative (scusatemi l’orribile termine), ha organizzato un triplo release party. Tra i gruppi che si sono esibiti spicca senz’altro la chiusura dei Mombu, duo formato da Luca T. Mai, sassofonista degli Zu – una delle band italiane più apprezzate fuori dal nostro bizzarro paese – e Antonio Zitarelli, straordinario batterista dei Neo, band che per comodità definiremo jazz-core, ma che vi suggeriamo di ascoltare (dando per scontato che voi conosciate già gli Zu) per farvi un’idea più precisa. Pur arrivando in ritardo rispetto all’orario stabilito, mi rendo conto di non aver perso neanche un minuto di live. Gli accorsi all’iniziativa, nonostante un prezzo non proibitivo e la possibilità di avere anche, aggiungendo pochi euro al prezzo del biglietto, un CD del catalogo Subsound all’entrata, sono veramente pochissimi. Nonostante la situazione non sembri migliorare, i Dogs For Breakfast, vista l’ora tarda, cominciano il loro show. Devo ammettere che la band è molto lontana dall’essere la mia “cup of tea”, ma nonostante questo il loro nuovo ‘The Sun Left These Places’ colpisce duro al ventre. Bello l’impatto dal vivo, e la voglia di devastare tutto nonostante una sala semi-deserta. Artefici di un hardcore moderno nel suo confronto intelligente con gli altri generi, il trio di Cuneo modella un sound devastante che riesce a essere originale in un genere che spesso latita di novità. Una bella sorpresa.

Per gli Orange Man Theory, band romana sulla scena da ben dieci anni, vale il discorso di cui sopra sulla tazza di tè, con la differenza che io il grind e derivati non li ho mai molto masticati. Questo purtroppo non mi permette di valutare con sufficiente oggettività la prova, e il nuovo lavoro della band, che a orecchio inesperto comunque suona come un ottimo lavoro. Arrivato il turno dei Mombu, mi sorprendo che il pubblico sia aumentato di poco più di una dozzina di elementi. Già innamorato del precedente album ‘Zombi’, l’attesa per il materiale presente nel nuovissimo ‘Niger ‘mi riempie di curiosità, tanto che resto un po’ interdetto dall’assenza di Marco “Cinghio” Mastrobuono sul palco (aveva suonato venti minuti prima con gli Orange Man Theory), vista la sua presenza nell’album. La mia delusione però dura molto poco: i Mombu ci mettono pochissimo a conquistarmi con il loro sound, che è una magistrale sintesi fra ritmi africani, free-jazz-core, noise e talmente tante suggestioni che si potrebbe continuare a elencarle per ore. Difficile determinare i confini di una proposta che è tanto originale quanto iponotica, tanto complessa quanto capziosa per il suo minimalismo. Questo genere, che la band chiama afro-grind, tanto che noi possiamo solo prenderne atto, è una roba che ti angoscia, ma che potrebbe provare a farti muovere da un momento all’altro, almeno fino a quando i due non decideranno di decostruire di nuovo la forma che prima era così salda da considerarla immutabile. Il concerto finisce abbastanza presto, forse per l’ora tarda, forse per il poco pubblico. Nonostante tutto mi rimane la soddisfazione di aver fatto conoscere i Mombu a due nuovi estimatori.

Luigi Costanzo

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here