Moltheni @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Ottobre/2006]

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C’è voglia di Moltheni. Ed è un’attesa elettrica, in un sabato d’ottobre caldo e ventilato, rotto dal fluire chiassoso dei convenuti all’evento. Umberto Giardini torna a Roma per presentare il nuovo “Toilette Memoria”. Un colpo di coda di amore e carne che attende solo di essere testato sul palco. Da quattro musicisti in stato di grazia. Mentre la sala si completa di gente sono i romani Modì a prendersi la responsabilità di coprire il tempo che passa tra una birra al bar e gli applausi per Moltheni. Nessuna traccia lasciata ai posteri del giorno dopo. Puntuale e sorridente. Così entra il nostro Umberto accolto calorosamente da una compatta folla di astanti che alla fine risulterà essere in completa simbiosi con il protagonista. Coppola grigia. Camicia vivida e floreale. Cominciano a scorrere i nuovi brani. Che infondono religioso silenzio e attenzione sopra il livello di guardia. L’atmosfera, però, sarà alla fine il lato più importante da analizzare. Perchè sembra di conoscere quei ragazzi da sempre. C’è aria di divertita intimità. Giacomo Fiorenza (basso), noto produttore degli Alpha Dept. di Bologna, giggioneggia da autentico mestierante della scena. Pietro Canali al piano ricama e accompagna con maestria e sommo gaudio ogni curva lirica di Moltheni sempre più sintonizzato con il pubblico. Che conosce a memoria, e di conseguenza canta, ogni canzone dell’autore marchigiano. Scherzano. Si fermano. Si guardano complici. “Bufalo”, “L’età Migliore”, “Minerva”… e ancora l’anthem toccante de “Nella Mia Bocca” che viene, giustamente, annunciato così: “e adesso facciamo un pezzo che spacca il culo”. Arrivano poi, da incastonare in una scaletta perfetta, anche i successi dei tre lavori precedenti. E ancora uno degli episodi più toccanti dell’ultima opera – “Eternamente, Nell’illusione Di Te” -, si vola quindi verso il finale quando ormai la tensione emotiva è satura di suoni. Di suono a cinque stelle. Di grande impatto e confidenziale armonia. Arrivano spediti dalla sala alcuni titoli di canzoni. Richieste che Umberto, sempre più a suo agio e in completa trance musicale, ascolta e “passa” ai suoi mirabili compagni. “Il Bowling O Il Sesso?” è uno degli apici di un concerto che conferma Moltheni come uno dei più sensibili/intelligenti/originali cantautori della derelitta penisola italiota. C’è spazio per un lungo bis (ma quanto è bella “L’amore D’alloro”?). E anche per un tris da brivido. Dispiaciuto perchè dovrà passare un anno prima di tornare a Roma, promette che a primavera (“magari sarete solo in 17…!“) tornerà. E noi saremo dietro quella porta. Puntuali e sorridenti. Perchè questa, in fondo, è la nostra età migliore.

Emanuele Tamagnini

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