Mokadelic @ Monk [Roma, 26/Novembre/2016]

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Partiamo dalle basi. Questo concerto al Monk era molto atteso. I Mokadelic, infatti, sono un gruppo che centellina sempre di più le sue esibizioni live, e  le occasioni per vederli suonare dal vivo si contano davvero sulle punta delle dita. Per questa ed altre ragioni non si poteva mancare. C’è da dire che già di per sé i Mokadelic sono una band pieno di fascino, un gruppo atipico (specie in confronto alle nuove leve “indie” italiane). Schivi, zero presenzialisti sui palchi e nei video, pochissimo propensi ad assecondare l’immagine narcisista del musicista singolo ma tutti proiettati al collettivo. D’altronde non è un caso che i Mokadelic, da molti anni a questa parte, si sono introdotti con successo nel mondo delle colonne sonore di film e serie TV. E questa dimensione si sposa alla perfezione al loro spessore musicale e alla loro indole, anche quando la soundtrack composta è tutt’altro che di nicchia (vedi la soundtrack di “Gomorra” la serie). Torniamo a noi, o meglio, al loro concerto al Monk. Dopo un’attesa relativamente breve, e senza gruppi di apertura, i Mokadelic infilano un concerto che non tradisce assolutamente le attese, un concerto sorprendente. L’acustica del locale per una volta è eccellente tanto da valorizzare a pieno l’amalgama sonora del gruppo. I brani malinconici dalla forte matrice post-rock, ma anche shoegaze e psichedelica, accompagnano sequenze di immagini proiettate a tutto schermo dietro il gruppo. La selezione video peraltro è curatissima e pienamente nel mood di ogni singolo pezzo. Tra i tanti filmati emergono per poesia le immagini d’epoca dei tuffatori al mare come quelle sugli stormi di uccelli in volo. Ma i punti di forza dei Mokadelic rimangono gli arrangiamenti con synth analogici e la melodicità delle trame di chitarra, oltre all’affiatamento impressionante tra i musicisti (sai com’è i Mokadelic suonano con la stessa formazione da ben più di dieci anni!). Noto, peraltro, che i brani più recenti hanno una ancor più grande capacità di arrivare subito “al punto” oltre a una raffinatezza di suoni ormai matura. Insomma secondo me i Mokadelic negli anni sono cresciuti e sono finalmente riusciti a lasciarsi alle spalle gli aspetti più scontati del post-rock, come le dilungatezze sonore e gli sbotti di volume chitarristici gratuiti. Non mi dilungo troppo anche perché con una tastiera di computer purtroppo è difficile descrivere sublimi momenti di musica. Chapeau davvero e vivi complimenti.

Michele Toffoli

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