Moka + La Calle Mojada @ Traffic [Roma, 30/Settembre/2007]

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Ecco quello di cui avevo bisogno per inaugurare questa stagione concertistica. Ricominciare da dove avevo lasciato, con le esibizioni estive di La Calle Mojada al Sinister Noise Club e dei Moka all’Università La Sapienza. Stasera insieme su un palco, per quella che si prospetta essere una serata autunnale, altamente emozionante, sognante, a conferma che grazie al collettivo di formazioni della Raise Records si sta muovendo qualcosa di importante a Roma. Qualcosa che val la pena di sostenere e nella quale credere.

L’affluenza non è delle migliori, ed è un peccato perchè era un’occasione da non lasciarsi sfuggire. L’occasione di ritrovare due tra i migliori gruppi romani dopo la pausa estiva. Partono i La Calle Mojada intorno alle 23, e lo fanno nel migliore dei modi. Una manciata di persone tra il pubblico, un saluto, e il giovane gruppo romano inizia con uno splendido strumentale, una specie di introduzione a ciò che sentiremo di lì per i prossimi 40 minuti. Qualche problema di natura tecnica, immancabile, ma nulla impedisce al pubblico di lasciarsi letteralmente cullare dalle calde linee di basso, dalle avvolgenti melodie della chitarra e dai ritmi gentili della batteria. I tre presentano i pezzi che presumiamo andranno a finire nel loro, oramai attesissimo, debutto, e tutto lascia pensare che sarà un lavoro convincente. Non solo “Rohmer” (il piccolo capolavoro che apre “Clouds”, compilation di presentazione della Raise Records), dunque, ma anche molto, moltissimo altro. Peccato solo che molta gente sia scesa a concerto ormai terminato, perdendosi così un’ottima prova dei La Calle Mojada. Tempo di riordinare il palco in vista dei Moka, e la sala sotterranea del Traffic inizia a riempirsi un po’. I Moka credo non abbiano bisogno di presentazioni, ma qualora ce ne fosse bisogno, allora sappiate che a Roma (ma non solo) pochi suonano post rock come loro. Fedeli ai maestri del genere, non si lasciano corteggiare da derive pop, com’è accaduto ad altri gruppi in Italia. Il loro suono semplice e diretto, ma allo stesso tempo estremamente raffinato e complesso, invade il piccolo locale, e non ci vuole molto affinché il pubblico si lasci rapire da quell’amalgama di sensazioni e forti emozioni che i cinque ragazzi regalano ad un pubblico attento e concentrato. Una conferma, come se ce ne fosse stato bisogno, della loro potenza e robustezza. Ma soprattutto una conferma che a Roma, finalmente, si sta muovendo qualcosa. Qualcosa di importante.

Emanuele Avvisati

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