Moka + Kelvin + Vocoder @ Sonica [Roma, 10/Ottobre 2003]

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La serata è introdotta dalle canzoni agrodolci di Kelvin e di Vocoder, ciascuno per suo conto, ciascuno accompagnato dalla propria chitarra e poco altro. Una dimensione intimista e confortevolmente malinconica quella del primo, che lascia il palco alle approssimazioni lo-fi nirvaniane della seconda, una simpaticissima e irresistibilmente goffa Cat Power in erba. I Moka, che avevamo già spiati qualche mese fa di spalla agli Ulan Bator (leggi) e che ci avevano impressionato molto positivamente, dimostrano fin dalle prime battute di essere ulteriormente cresciuti in termini di gestione del sound, riaffermando ancora una volta la loro competenza nella divulgazione dell’idioma lisegico del post rock più liquido e psichedelico. La loro sinergia, fattasi ancora più coesa, si concretizza in sequenze armoniche che, partendo da un’idea rarefatta e girandoci intorno, si fanno vieppiù compatte, attraverso una progressiva stratificazione e solidificazione dell’insieme sonoro, fino all’addensarsi di un wall of sound/tsunami di grande impatto fisico, appagante e drammatico. Privi di una dimensione melodica vera e propria, la loro (e prima di loro quella degli scozzesi Mogwai) è una poetica della materia in continuo transito tra lo stato gassoso e quello liquido. Spettacolari.

Alessandro Bonanni

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