Mogwai @ Teatro Romano [Ostia Antica, 7/Settembre/2006]

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Una cosa va detta. L’anfiteatro romano di Ostia Antica è uno dei luoghi più belli dove poter assistere a un concerto. E la fortuna ha voluto che, dopo l’incredibile serata di Morrissey a luglio, io mi ritrovassi di nuovo in questo luogo magico, per un evento a forte contenuto emotivo. La serata è veramente speciale. Tre gruppi si alterneranno sul palco e renderanno il tutto indimenticabile. Giardini Di Mirò, De Rosa, Mogwai. Questi i nomi in programma, e personalmente la curiosità era immensa. Curioso di rivedere i Giardini Di Mirò a distanza di due anni, e di sentire i nuovi pezzi. Curioso di sentire i De Rosa, mai sentiti nemmeno nominare. E curiosissimo di (ri)vedere i Mogwai dopo la deludente tappa romana di aprile.
La serata viene aperta dai nostri Giardini Di Mirò, che presentano, tra l’altro, anche alcuni brani del loro nuovo, atteso lavoro “Dividing Opinions”, in uscita (speriamo!) a gennaio. Tre i pezzi nuovi in scaletta, e se il titolo prevede una divergenza d’opinioni riguardo al loro nuovo lavoro, i brani ascoltati ieri sera non fanno altro che contribuire a rafforzare in me l’opinione che già avevo di questo ottimo gruppo italiano. Ovvero, quella di un gruppo incredibilmente valido, che dal vivo riesce a dare il meglio, suonando e interpretando le canzoni con forte passione, una passione violenta, quasi erotica. Il loro concerto rapisce il pubblico, che ascolta concentrato, in silenzio. Nel frattempo, lentamente, la nebbia sta avvolgendo il teatro, rendendo il tutto ancor più suggestivo e magico (come se non lo fosse abbastanza).

Dopo i GDM è la volta dei De Rosa. E come era già capitato ad aprile, anche stasera confermo la mia tesi: i Mogwai non hanno buon gusto nello scegliere i gruppi spalla. Come nel caso dei Magnificents, anche questi De Rosa passano senza lasciare il segno, senza colpire, senza stupire. Non convince il loro indie rock banale, che, a parte qualche episodio appena sufficiente, è caratterizzato da canzoni che non funzionano. I De Rosa suonano, il pubblico risponde. Forse eccessivo, se non altro un po’ troppo umiliante nei confronti di chi suona, quel “fastidiosi!” urlato dalla gradinata del teatro. Ma non eravamo lì per loro, per cui poco importa quello che ci hanno proposto, in realtà il meglio doveva ancora arrivare.

A mezzanotte in punto l’ingresso dei Mogwai viene accompagnato (incredibile!) da “Eh Cumpari!”, tradizionale popolare siciliana. I cinque prendono in mano gli strumenti e immediatamente l’atmosfera viene invasa dalla loro musica. E una cosa è subito chiara: l’esperienza stavolta è tutt’altro che sottomarina (come aveva ben descritto il Vignali nel suo report di aprile). Anzi, vuoi per lo spazio aperto, vuoi per il cielo e le stelle e la luna sopra di noi, questa volta sembra veramente di poter lentamente alzarsi in volo, librarsi, nuotando, arrancando nella densa nebbia e vedere il tutto dall’alto, vicino alla luna e a quelle stelle da dove, probabilmente, gli scozzesi provengono. Non a caso in apertura del loro debutto “Young Team” viene subito messo in chiaro che “if the stars had a sound, they would sound like this”. Alieni della musica discesi direttamente da qualche stella in una galassia remota. La scena che abbiamo di fronte ricorda “Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo”. Alle spalle dei Mogwai un enorme Ufo, che brilla di tutte quelle luci colorati. Davanti, loro. Sagome umanoidi in penombra, come gli alieni del succitato film. Dopo poco più di un’ora e mezza gli alieni salutano, ma prima ci regalano ancora quella “2 Rights Make 1 Wrong” che io tanto amo, con un finale estremamente elettronico, che lascia senza fiato.

Emanuele Avvisati

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