Mogwai @ Qube [Roma, 19/Aprile/2006]

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Come nel caso degli enormi Neurosis o degli Slayer siamo finalmente riusciti a vedere i Mogwai dal vivo solo dopo esserceli persi in innumerevoli occasioni. La prima, se non sbagliamo, fu almeno otto anni fa al vecchio e sperduto Frontiera (di nome e di fatto) con i Know For Integrity in apertura. Da allora più che altro ce li siamo immaginati, in porzione singola e di riflesso, assistendo, perlopiù, all’incessante sequela di tutti quei concerti delle tante band (1.000?) spudoratamente ispirate al loro suono. In tutto questo tempo, nella nostra fantasia, i temi di ‘Happy Songs For Happy People’ o ‘Come On Die Young’ si sono però sempre associati a spazi enormi ed acquatici, un po’ come se potessero essere eseguiti solo per noi giusto all’interno di un Nautilus disperso nell’oceano tra cavallucci marini e seppie allucinogeno-fosforescenti.

L’amara realtà di intravedere ora sul palco Cummings e compagni solo da dietro mezza colonna del Qube, schiacciati come sardine e con altre migliaia di persone che ci rubano l’aria, più che altro ci ha fatto invece sentire come uno sommozzatore dentro uno scafandro del capitano Nemo. Meno male che la musica era bellissima. Beh, come dire c’erano le premesse perchè ci mancasse il fiato, per un motivo o l’altro. Di sicuro per un soffio ci siamo persi i The Magnificents in apertura. C’era davvero troppa gente fuori in coda… non siamo in grado di confermarvi le voci secondo cui porteranno sicuramente una ventata fresca all’interno della nuova scena di Edinburgo. Le soffiate della stampa inglese non sono mai attendibili però. I Mogwai invece sono da anni ormai un’istituzione e per fortuna che stavolta non si è dovuto sbuffare troppo prima che cominciasse un concerto, neanche il tempo di cercare il bocchettone dell’aria condizionata (ma era accesa?) più vicino che loro attaccano con una versione molto decisa di ‘Auto Rock’, il primo pezzo del loro nuovo ‘Mr. Beast’. Quasi tutti i brani di questo cd in realtà sembrano avere un incedere sonnacchioso, come quelle tipiche tappe di montagna dopo la cronometro al Tour de France, quando tutti si aspettano che il campione scatti da un momento all’altro, e invece si arriva tutti insieme all’arrivo… (e va bene poi che noi gli si fa il tifo lo stesso perché a stare a quei livelli ce ne vuole…). Dal vivo invece episodi come ‘Travel Is Dangerous’ o ‘Folk Death 95’ sono molto più coinvolgenti e OK, si alternano a monumenti del post rock ‘Hunted By A Freak’ (ovazione!), ma sarà per i giochi di luce, l’effetto della voce filtrata da delfino dei nostri, o molto semplicemente gli spasmi allucinogeni che ci ha provocato per un attimo la mancanza d’aria che per qualche istante ci siamo sentiti per davvero all’interno del nostro sommergibilino al largo del mare di scozia… ehm, sappiamo già per chi fare il tifo alla prossima tappa.

Federico Vignali

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