Mogwai @ Ippodromo delle Capannelle [Roma, 8/Luglio/2011]

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Chissà se i Mogwai si ricordano ancora la prima volta, era la fine degli anni ’90 e “post rock” ancora non voleva dire quasi nulla anche per la maggior parte degli appassionati di musica. Oggi sono passati quasi quindici anni, il post rock è un genere completamente usurato e i Mogwai sono un gruppo molto popolare in tutto il mondo nonostante gli scarsi passaggi radiofonici. L’ultima data romana degli scozzesi si svolse all’Auditorium. La serata alla Cavea, anche se molto suggestiva, non era adeguata alla fama “spacca-timpani” della band scozzese.

La serata al Rock in Roma all’Ippodromo di Capannelle, sul quale soffia un venticello fresco, è aperta dagli italiani A Classic Education, l’unico gruppo nostrano presente al Primavera Sound di Barcellona; il loro pop di scuola inglese è il gradevole antipasto di questa sopportabile serata estiva. L’attesa per i Mogwai è scandita dalle e urla e dai fischi dei paganti. ‘White Noise’ dall’ultimo ‘Hardcore Will Never Die, But You Will’ apre la serata fra il tripudio degli astanti. La scaletta passa in rassegna moltissimi pezzi dell’ultimo album, i lampi dal passato sono pochissimi, fra questi segnaliamo ‘Haunted by a Freak’ ma soprattutto ‘2 Rights make 1 Wrong’ capolavoro dal classico ‘Rock Action’. Nonostante una scaletta non irresistibile il concerto è su livelli molto buoni, grazie a una solidissima prestazione del gruppo, un impianto adeguato ai crescendo e alle esplosioni sonore dell’ensamble scozzese. La novità sul palco è Luke Sutherland, violino e voce (a volte anche chitarra), eccellente innesto dal vivo sempre minimale ma sostanzioso; forse il più arrugginito è il batterista Martin Bulloch (non che il suo drumming mi abbia mai fatto strappare i capelli) che a tratti sembra molto compassato, in particolare nella prima parte del concerto. Il gruppo in questa serata romana predilige un approccio più muscolare e rumoroso, la dimostrazione sono le esecuzioni nell’immancabile teatrino del bis di pezzi come ‘Auto Rock’, ‘Rano Pano’ e ‘Batcat’, fra i  più immediati della vastissima produzione della band scozzese. Il concerto si conclude fra la soddisfazione generale anche se, volendo essere pignoli, l’assenza totale di brani da ‘Young Team’ e ‘Come On Die Young’ lascia un po’ l’amaro in bocca, a maggior ragione considerando che gli ultimi album sono molto lontani dall’essere imprescindibili, ma è pur vero che una band non è un juke box.

Luigi Costanzo

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