Moderat @ Spazio 900 [Roma, 29/Aprile/2016]

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Moderat is a very dark show. For everyone’s enjoyment please do not use any kind of flash or light for filming. Enjoy the show! Non era la prima volta che ci capitava di leggere un annuncio del genere prima di un live. Sempre più spesso gli artisti, forse affetti da delirio di onnipotenza, tentano di mettere un freno ai tempi moderni, nei quali documentare ciò a cui si partecipa diventa spesso preponderante rispetto a viverlo. Non era la prima volta, ma di certo la ricorderemo come quella in cui questa richiesta è risultata meno evasa, nonostante il ‘Put your phone in your fucking pants’ pronunciato dal sognatore Apparat. Non è un discorso di maleducazione del pubblico, in questo caso entusiasta ai massimi livelli, comunque senza giungere alle derive che temevamo, ma lo diceva già Seneca che è impossibile fermare il vento con le mani. Se c’è una cosa che apprezziamo nell’organizzazione dei concerti, è la puntualità. Siamo degli eterni ritardatari, e come tutti coloro che fanno parte di questa schiera, non amiamo attendere. Meglio perdersi una porzione di evento che attenderlo, col rischio di pensare al peggio, memori di Godot. Che sia stato Samuel Beckett a costringerci inconsciamente ad obbligare a lunghe attese chi ha un appuntamento con noi? Ci piace pensarlo. Stavolta però il problema non si pone, con gli anni la conoscenza di se stessi aumenta sensibilmente e noi, piuttosto che tardare, decidiamo di tagliare qualcosa dai nostri programmi, nello specifico la cena, che l’aperitivo di saluto per un amico in partenza per un’isola molto lontana, ci permette di non sentire ancora il proverbiale buco nello stomaco.

Sono le 23 meno qualche secondo quando saliamo la lunga scalinata che porta alla sala principale di Spazio 900, giusto in tempo per leggere il messaggio di cui abbiamo parlato in apertura e sistemarci in una posizione degna, poco più avanti della metà e in coincidenza delle aperture laterali, con le grandi finestre aperte che ci garantiscono l’ossigeno necessario per affrontare un live sold out da un mese. L’entusiasmo è palpabile: il fenomeno Moderat ha raggiunto dimensioni superiori a quelle dei progetti solisti dei suoi membri (i due Modeselektor + Apparat), dando nuova linfa a questi artisti e ricacciando indietro quel rischio monotonia che le rispettive carriere potevano prendere, dopo un decennio abbondante passato sulle scene. Sono giunti al disco numero tre del proprio percorso, secondo di fila con Monkeytown Records (etichetta che fa capo proprio ai Modeselektor) e intitolato, per non essere tacciati di scarsa fantasia, ‘III’. Il connubio tra questi artisti sulle prime sembrava essere molto difficile a causa delle loro diversità troppo marcate, ma oggi il sound dei Moderat non dà più l’impressione di essere frutto di un semplice featuring, ma di un trio ben amalgamato. Le parti create da Sascha Ring aka Apparat e quelle di Gernot Bronsert e Sebastian Szarzy aka Modeselektor non sono più così definite come agli esordi. Resta più complesso scoprire chi abbia messo le mani dove, nella creazione dei nuovi pezzi. Eccoli sul palco, puntuali, con Apparat a prendere la postazione centrale e il microfono. I visual, molto attesi vista la solita grande attenzione del trio a questo fattore, tardano a carburare, ma quando andranno a regime saranno uno spettacolo nello spettacolo, più che un mero contorno. Accelerazioni e rallentamenti faranno entusiasmare i presenti, ai quali sembrerà di viaggiare sulle montagne russe. Quasi tutti sono molto attenti, e quelli che oltre ad esserlo sono anche dei conoscitori di musica ed appassionati di somiglianze noteranno analogie con i primi Radiohead (quelli di ‘Kid A’) e con l’eccellente James Blake, scoperta più recente ma non per questo meno influente nell’elettronica degli ultimi anni. Le sonorità poderose, marchio dei Modeselektor, si sommano alla voce in apparenza fragile di Sascha Ring, in alcuni casi sostenuta da vocoder. Ci sono discese nella techno più classica ed altre, per noi più apprezzabili, come quelle in Idm e Glitch, utili a far affiorare poco alla volta tutte le varie anime che compongono l’entità Moderat. I brani in scaletta saranno quindici, per un’ora e mezza di live, con la perla del remix di Apparat del brano di Jon Hopkins ‘Abandon Window’, mentre ben sette brani saranno tratti dal più recente lavoro in studio, già ben metabolizzato dai fan, a giudicare dall’accoglienza. Ci sarà spazio per ‘Reminder’, singolo anticipatore del terzo disco, anche se i picchi più alti si raggiungeranno con ‘A New Error’, tratto dall’esordio, e ‘Versions’, dal disco ‘II’, brano conclusivo dell’encore, portato avanti per quattro brani e pezzo che meglio rappresenta la summa artistica del trio. Le luci si accendono, ma molti rimangono nella stessa posizione in cui avevano assistito allo show: sguardo verso il palco ormai sguarnito e mente che ripensa a ciò che è appena accaduto. Noi ce ne andremo, divertiti da uno spettacolo con molti più alti che bassi, ma anche con una vasta curiosità per quello che riserverà il futuro ad un progetto giunto ad un livello così alto da poter solo rischiare il tracollo, o il definitivo raggiungimento dello zenit.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

P.S. Nessun flash è stato utilizzato per scattare la foto che correda il live report.