Miss Violetta Beauregarde @ Traffic [Roma, 7/Ottobre/2006]

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Spinto e mosso dalla curiosità. Germogliata in una giornata post-primaverile-pre-autunnale da almeno due anni di chiacchiere contraddittorie intorno alla piccola ma formosa figura della 28enne Cristina Gauri. Miss Violetta Beauregarde. Violetta chi?. E’ stata la domanda ricorrente che mi è ronzata malignamente in testa nelle ultime 48 ore. Domanda che, forse, ancora molti di voi si stanno facendo. Di Violetta – prima dello show tiburtino – sapevo che:

1 – E’ stata la prima Suicide Girl tricolore
2 – E’ stata l’oggetto del desiderio delle riviste più patinate e trendy dello stivale
3 – Lo è stata perchè siamo un paese di morbosi voyeuristi con propensione onanista
4 – E’ stata al centro di un memorabile quanto ormai leggendario dubbio (sui magazine sopra citati) riguardo se faccia ancora parte o meno della combriccola delle ragazze suicide
5 – Il suo primo album si chiama (genialmente) “Evidentemente Non Abito A San Francisco”
6 – Il secondo “Odi Profanum Vulgus Et Arceo” è pubblicato dalla yankee Temporary Residence Limited (quella per intenderci che tiene sotto la cappella band come Mono, Envy, Bellini, Explosion In The Sky…)
7 – Che è stata (ed è) oggetto di furibone disquisizioni socio-cultural-musicali sui forum di mezzo mondo telematico
8 – Che agli inizi del prossimo anno parteciperà ad un film hard (“Il Mucchio Selvaggio”) ambientato nel mondo del rap al quale hanno dato disponibilità anche Club Dogo e Truceklan
9 – Che pubblicherà prossimamente un libro incentrato sulla lotta tra il “male” ed il “malissimo”
10– Che un suo brano, dei 16 che compongono il nuovo disco, si intitola “Adolf Hitler’s Emotional Side”

Redatto cotanto decalogo avevo voglia di sbugiardare qualche punto e toccare con le mie orecchie se davvero Miss Violetta meritasse tutta questa attenzione mediatica. Tutta questa prurigginosa attenzione mediatica. Tutta questa sessualmente corrosiva attenzione mediatica. Da uomo solo mi accingo ad entrare. Gli amici J & A accompagneranno il mio fosco desiderio di sapere. Succo di frutta come se piovesse. Che tutto abbia inizio! La serata è aperta dai Mithra e dai divertenti Commando Cobra. Una parte della cosmogonia terroristica sonora ambientata nella capitale. Passata la mezzanotte la minuta MVB si mette in posizione. Sola davanti alla sua macchina trita rumori. Phaser, flangers, distorsioni, battiti compulsivi, ecchimosi al plutonio, graffi urticanti. Avvolge il filo del microfono al collo. Caschetto nero, braccia tatuate, piercing e le urla secche che tagliano l’aria come ioni di una coda di cometa. Dopo circa mezz’ora di performance le nostre idee sono ormai delineate seppur offuscate da poche ore di sonno e da fumi piroettati da grosse pale stile equatoriale che sovrastano la sala underground del Traffic. Violetta Beauregarde non è un bluff. Il bluff è rappresentato da tutti quei signori appantofolati su se stessi che hanno creato l’hype e partorito in me (come in tanti altri) quel traballante decalogo e i dubbi di cui sopra. Che dimostra, ancora una volta, per l’ennesima volta, in che modo viene fatto “giornalismo” musicale in questo derelitto stivaletto in finta pelle taroccata. Violetta ci propone tutto il nuovo album. Ringrazia. Rotea gli occhi dalla fatica. Si disseta. Sorride (ed è carina quando lo fa). Si dimena come punta da un insetto sconosciuto alla scienza ma letale. Glitch industriali che si fondono in un corpo macchina con telaio death. Come se Kid 606 fosse un umanoide, come se gli Atari Teenage Riot fossero stati seviziati e mantenuti in vita artificialmente, come uno squarcio fotonico in culo alla morale e al perbenismo. Miss Violetta Beauregarde è forte ed è furba. Centomilavoltedipiù di quei poveri allocchi che la credono antipatica. Che ne parlano male. Che si masturbano davanti alle sue foto. E l’ultimo bis concesso quasi con vergogna e allo stremo delle forze è il punto più alto di un’esibizione, alla fine, sorprendente.

Emanuele Tamagnini

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