Miss Massive Snowflake @ Fanfulla 101 [Roma, 19/Aprile/2010]

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“I could play noise, I could play jazz” canta Shane de Leon in ‘Shock and Awe’. Il sound dei Miss Massive Snowflake spazia tra questi due poli attraverso un pop sperimentale. La band di Portland (Oregon/USA) ha suonato sul palchetto del Fanfulla 101 in trio: Shane de Leon (voce e chitarra), Jeanne Kennedy-Crosby (basso) e Jacopo Andreini (batteria). I “Miss” nascono da un’idea solista di Shane (Rollerball) che strada facendo ha accolto numerosi collaboratori. Dopo l’album ‘Queen’s Headache’ completamente sperimentale: base elettronica e voce, nel nuovo lavoro ‘Songs About Music’ (North Pole Records) c’è più spazio per un tipo tradizionale di canzone, dove i testi, spesso impegnati, vengono urlati come disobbedienti inni politici, o graffiati e ironizzati, dove la musica concede maggiore attenzione al pop e all’orecchiabilità, imprevedibile e mai scontata. Shane suona la chitarra come fosse un’amante: spesso accarezzata, a volte scossa e fatta vibrare sull’amplificatore alla ricerca di sibili e distorsioni noise. Mae, personaggio beffardo dal pizzetto appuntito, ha una batteria bizzarra, composta da rullante, charleston, grancassa, piatto crash ed un hi-hat spezzato in due, un pentolino ed una tazza in metallo laccata. Il sound è dominato dal cambio di ritmo: canzoni che partono in adagio con la chitarra pizzicata e la batteria jazzata, e si trasformano in pezzi dalla velocità psichedelica e glam, accompagnati da un basso prudente ma dotato di groove. Nella serata c’è spazio anche per le azioni performative di Shane, che mostra le sue doti fisiche e i suoi studi da ballerino con una sorta di danza tribale fatta in punta di piedi e ondeggianti e felpati passi alla Michael Jackson. Tra i brani, oltre alla già citata ‘Shock And Awe’, la band esegue la sussurrata ballata ‘Swing Of Hair’, la divertente ‘Two Guys’, l’ironica ‘Hey Honey’, l’irriverente ‘Varese Rebel Shit’, pezzo funkeggiante e rappato, scritto con gli italiani Hormiga. Un live del tutto coinvolgente per questo gruppo underground che scorrazza tra Europa e America suonando nei piccoli club davanti anche ad un pubblico scarso, ma che meriterebbe sicuramente un’attenzione maggiore e un pubblico più partecipativo.

Lina Rignanese