Miss Kittin @ Villa Ada [Roma, 5/Luglio/2013]

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La storia della 40enne di Grenoble Caroline Hervé aka Miss Kittin è lunga e frastagliata. Piena zeppa di aneddoti, di viaggi, di avventure discografiche, di collaborazioni, di incontri importanti (The Hacker ad esempio), di correlazioni e relazioni. Techno, synthpop, house e soprattutto electroclash. Questi i territori battuti dalla navigata artista francese, autentica rappresentante centroeuropeista di un movimento, di un fermento che sembra essere ancora vivo e vegeto (e sapere le canzoni a memoria!). La svolta “solista”, la svolta come “autrice” avviene nel 2004 con ‘I Com’ anche se, personalmente, il punto più alto ritengo sia il secondo disco condiviso con The Hacker, ‘Two’, pubblicato appena quattro anni fa dalla label personale Nobody’s Bizzness. Dettagli. L’unica data italiana è a supporto del nuovo ‘Calling From The Stars’ e all’annunciata presenza con la band, negli ultimi giorni la francese ha invece deciso di presentarsi sola soletta, accompagnata dalle sue macchine (neanche troppe) e dai visual sparati sui “banconi” da lavoro. Villa Ada e l’umidità a rimorchio offrono un sorprendente colpo d’occhio. C’è tanta gente, molto varia, che aspetta con eccitazione l’entrata della beniamina. Che non si fa aspettare, tanto puntuale neanche fosse di passaporto svizzero. Si presenta “mascherata” con una lunga palandrana bianca, con ‘Flash Forward’, ma è la stazza raggiunta, il sovrappeso ad essere subito sottolineato da molti dei presenti. La robusta silfide di qualche anno fa non c’è più. Miss Kittin deve senz’altro essere una buona forchetta, non si spiega tutto questo peso galeotto aggiunto. Si muove a passi di step, a passi di marcette, canta (non benissimo), e trascina. Incalzano gli electrobeat, scorrono alcuni dei suoi cavalli di battaglia, non c’è pausa, imbraccia il basso e l’immagine è quella inevitabile di un membro dei Kiss. Poi un cambio d’abito. Esce vestita da infermiera e parte ‘Frank Sinatra’ (guarda video), la platea è ormai calda, un altro paio di episodi non convincono (anzi annoiano), quando invece passa dietro la mini consolle, le cose cambiano. Impossibile snaturare la propria indole. Miss Kittin è una DJ e la veste da novella giunonica amazzone dell’electroclash nuovo millennio le va certamente un pochino stretta. Il finale è in risalita. Ecco la “sua” ‘Silver Screen’, quando veniva chiamata da Felix da Housecat, grazie proprio a quella ‘Frank Sinatra’ che le aveva appena spalancato le porte del gotha del genere che conta. Ora appare molto più a suo agio. Annuncia l’ultimo brano e tutti a saltare e battere le mani. Ringrazia, qualche parola in inglese e il commiato. Un’ora scarsa di divertimento, per certi versi molto kitsch, ma pur sempre uno spettacolo godibile e coinvolgente. Non so perchè alla mente mi sale insistente l’immagine di Iris Blonde… peccato che alle spalle non ci sia stato The Freezer.

Emanuele Tamagnini

1 COMMENT

  1. Ho assistito alla stessa scena in una serata a bruxelles…. Indecente!!! farebbe meglio a ritirarsi, questa è uscita pazza… E te che dici che è uno spettacolo godibile?? sentire quella stonata cantare canzoni da teen agers con un basso in mano…. Nella mia vita non ho mai assistito a niente di più disastroso… Ma non si vergogna? Chi gli ha consigliato di fare concerti in stile lady gaga invece di suonare come sapeva fare??

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