Ministri @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Novembre/2009]

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“Stasera mi sento un po’ sociopatico!” . È quello che ho pensato subito dopo essere entrato nella sala del Circolo degli Artisti dove stavano suonando gli Iori’s Eyes. Questi tre ragazzi (molto giovani) di Milano sul palco si sono esibiti veramente alla grande proponendo il loro rock ventoso, minimale e molto originale: una batteria semplice, senza troppi virtuosismi, un chitarrista dalla voce “fiabesca” e una bassista alle prese anche con la tastiera. Ricordano i Sigur Ros senza quell’elemento noise tipico della band islandese che immagino sia stata una loro fonte d’ispirazione. Tra l’altro avrei giurato fossero del nord Europa. Ma quello che mi disturba e mi rende particolarmente irritante è la stragrande maggioranza di un pubblico femminile e molto giovane arrivato probabilmente solo per vedere i Ministri. Comunque mentre gli Iori’s Eyes suonano, in molti urlano impazienti di vedere i loro idoli sul palco. Dietro mi rendo conto di avere due coglioni stile “fan dei Prophilax”, per la quantità di bestemmie da loro pronunciate e spesso urlate senza motivo verso il palco (che equivale a dire a 3 cm dal mio orecchio destro): fossero stati ubriachi li avrei perdonati. Poi penso che in fondo me lo sarei dovuto aspettare: i Ministri si barcamenano tra il punk rock alternativo/impegnato e la band patinata. In molti (come avviene sempre in questi casi) gli rimproverano il passaggio ad una major, ma mi è capitato di leggere interviste in cui mi stupivo del loro modo di ragionare assolutamente sincero, attuale, basato sul non voler prender per il culo nessuno. E allora forse va bene. A febbraio scorso il loro concerto, sempre al Circolo, è stato il mio primo report e fui troppo severo.

Stavolta hanno dato prova di avere una potenza sul palco che pochi gruppi di adesso offrono. In più i loro sono dei testi per niente banali. Comunque quando finalmente sono sul palco dopo una lunga attesa inizia il vero spettacolo. Indossano giacche diverse e spiegano che quelle vecchie, famose, da Ussari, le hanno stracciate e fatte in Mille Pezzi (nome dell’attuale tour) e distribuito i pezzettini di stoffa all’interno dei nuovi CD e vinili. Partono con ‘Fari Spenti’ ed è il delirio: un pogo strano, ragazzine spaventate, ragazzi eccitatissimi, ma la canzone dal vivo spacca. Federico Dragogna suona la chitarra nel suo modo selvaggio di sempre con la bocca aperta e i capelli bagnati, Davide Autelitano ha grinta, è il frontman perfetto, forse quello con più vena punk di tutti. Continuano con ‘La Faccia Di Briatore’, altra canzone da fomento. Ad ogni modo regalano uno show delirante, e pian piano mi fanno passare l’irritazione snob verso i ragazzini sudati. Le fanno quasi tutte: ‘Le mie notti sono migliori dei vostri giorni’, ‘Tempi Bui’, ‘Bevo’, ‘Il Bel Canto’, ‘La Piazza’, ‘I Soldi Sono Finiti’ e anche ‘E Se Poi Si Spegne Tutto’, che fa parte della colonna sonora dell’ultimo film di Luciano Melchionna “Ce n’è per tutti”. Durante la pausa proiettano in anteprima il video di quest’ultimo brano, loro prossimo singolo. Concludono come sempre con ‘Abituarsi Alla Fine’, allungandola di almeno mezz’ora, e sfiorando tempistiche punk hardcore in alcuni momenti. Quindi fanno le presentazioni, Davide fa stage diving, e finiscono l’esibizione tra il delirio più totale. Non hanno fatto né ‘Berlino 3’ né ‘Vicenza (La Voglio Anch’io Una Base A)’. Poco dopo erano tra la gente a chiacchierare tranquillamente, non assaliti come pensavo, ed hanno dimostrato di saperci fare anche come approccio con il pubblico. Anche Missmidnight, che mi ha accompagnato al concerto, ma che era la vera fan tra noi, si è fatta autografare il 33 giri de ‘I Soldi Sono Finiti’ portando a casa un bel ricordo di questa piacevole e folle serata.

Marco Casciani