Mike Patton + Rahzel @ Circolo degli Artisti [Roma, 2/Settembre/2004]

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Dopo aver aperto le porte della sua etichetta Ipecac ad rappers eclettici come Dalek (quest’ultimo forte persino di una recente collaborazione con gli imperituri Faust) il genio malato di Patton (vocalist di Mr. Bungle, Faith No More, Fantomas, Tomahawk) si confronta infine con l’hip-hop sperimentale, trovando in Rahzel (The Roots) un tanto improbabile quanto valido compagno di giochi per elaborare uno spettacolo musical-cabarettistico senza compromessi con la fruibilità. Il locale è letteralmente straboccante di un variegato cocktail umano, da musicoassaliti monomaniacali a perplessi avventori del passaparola, da presenzialisti delle locations alternative ad entusiasti dell’happening su invito, da esigui focolai di metallari magliettati fino a, persino, una certa percentuale di fighette semi-consapevoli. Certo è che la vera “coolness” è dire di essere là per Rahzel, stimato mc di Philadelphia e esploratore del rap, compartecipe peraltro dell’ultima fatica dell’artica Bjork (che ci sia anche l’ugola Patton dietro le demoniache vocalizzazioni della terza traccia di ‘Medulla’? Chissà). Dopo un incipit attutito dal caldo mostruoso della sala indoor – inopportuna in questi ultimi scampoli d’estate – il concerto decolla durante e dopo una colorita polemica con l’audience, nata dalla richiesta di scattare foto dell’evento avanzata dagli artisti (non è stato risparmiato l’ormai consueto “romanacci di merda”, prevedibile dopo l’ultima sortita capitolina della camarilla dei Fantomas). Campionatori, scratch, loops, beats e bassi ultrabassi: niente (o quasi) esiste veramente, fuorché le voci (e i multieffetti) dei due. Una definizione possibile è “avant-hip-hop a cappella”: grande divertissement, che offre al mitico Mike la possibilità di usare l’incredibile voce come vero “strumento”, e soprattutto di gigioneggiare senza freni, rivelandosi spassoso intrattenitore e instaurando un rapporto col pubblico basato su sberleffi e ludica interazione: “Say Yo” “Yo” “Say Yo-oh” “Yo-oh” “Say uarghsbremfbimfArgghhhhsputsprutcacamomoArghhh!” “…”. Ritmo, rap e fumettistiche onomatopee pattoniane, inframezzati da una cover di ‘Cocaine’ di J.J. Cale: chi vuole azzardare perigliosi giudizi critici sulla controversa esibizione? Io no di certo!

Alessandro Bonanni

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