Michael Gira @ Spazio 211 [Torino, 28/Febbraio/2008]

440

Sul tavolino di palco un bicchiere di tè e uno di Jack Daniels, a simboleggiare rispettivamente il pelo perso ed il vizio mantenuto nel corso degli anni. Dagli Swans al solitario con chitarra di quest’oggi passando per gli Angels Of Light, ovvero “come passare dall’hardcore alla divisa bretellata da Peone in sole tre mosse”. Niente di male in una scelta minimalista, a patto però di averci le canzoni, che non è sempre il caso del newyorchese: laddove Mick Harvey o un Mark Lanegan sarebbero andati a colpo sicuro, sfilando di tasca una perla acustica dopo l’altra senza nessuna pietà, il loro cuginetto si dimostra invece tanto insicuro da diluire i suoi numeri migliori tra altrettanti pezzi scialbi. Si tratta di blues indolenti, di mezzi tempi che tradiscono qualche parentela “loureediana” per apprezzare i quali sarebbe forse opportuna una maggiore conoscenza del repertorio (o quantomeno della lingua inglese). L’unica eccezione è la conclusiva ‘Blind’, così magnifica che le si perdona qualsiasi veste. Tutti gli altri picchi di tensione invece appartengono di diritto alle Angry Ballads, eseguite a regime di chitarra distorta e suola battente: a ‘Nations’ e ‘She Lives’ bastano due o tre accordi ripetuti ossessivamente per ipnotizzare e fare intravedere quali emozionanti pieghe di pathos avrebbe preso lo show se soltanto ci fosse stato un organico (anche piccolo) a portata di mano.

Simone Dotto

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here