Michael Gira @ Circolo degli Artisti [Roma, 17/Ottobre/2007]

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[My Galaxie]
A 25 anni esatti dagli esordi metamorfici, destrutturanti, polverizzanti della materia musica a nome Swans. Infilzati dal lirismo paranoico, disturbante, estremo, violento. Michael Gira. Impegnato ad incunearsi nei meandri della parte più oscura dell’esistenza. Lui che lo aveva già fatto in adolescenza. La società umana fino giù al cuore. Il sangue dell’America. Il guru. Il signore dello smantellamento dell’idea capitalista. Il minimalismo orrorifico. La fragilità mentale. La guida. Jarboe. Compagna. I Joy Division nel cuore. La costruzione della casa Young God. Una vena ora fattasi più accessibile. La decisione consensuale di una logica fine (millenovecentonovantasette). La parentesi della “pelle”. Quelle soliste. Gli angeli della luce. La metà di Ottobre. Un mercoledì particolare. Con l’anima pensierosa. Le luci dei viali, delle strade, dell’asfalto nero calpestato, non bastano. E’ il lento incedere del tempo. Soffocante. Nessuno a cui improvvisare uno stato d’animo. Discesa e risalita. E’ quello che voglio.

[Other Stories]
Il Circolo degli Artisti si va completando. La solita macchia nera. Più avventori novizi che non nascondo l’età e la voglia di vedere Gira, loro che probabilmente all’epoca c’erano. Quando la sala deve ancora accorgersi che è giunto il “momento” salgono on stage gli Spiritual Front. Il quartetto romano è accompagnato dalla proiezione a parete (destra per chi guarda) di “Toro Scatenato”. Cravatte bianche sugli eleganti completi neri. Una mezz’ora di qualità, una conferma, accolta calorosamente dal pubblico attento e composto.

Poi è la volta della sagoma di Fabrizio Modonese Palumbo che lasciati momentaneamente i Larsen e i numerosi progetti di cui è parte vitale, compreso il nuovo lavoro/album come Blind Cave Salamander al fianco di Paul Beauchamp, propone una performance solista dal canovaccio ambient che reca il nome di (r) (su Important Records è uscito il terzo capitolo “In Pink”). Sperimentalismo e introspezione. Un minutaggio isolazionista di esplosioni e disperazioni. Dal profondo.

La correlazione torna. E’ la volta di Julia Kent (ex Rasputina, parte integrante del mondo di Antony And The Jonhsons, collaboratrice attiva tra gli altri per Larsen, Angels Of Light, Devendra Banhart e Rufus Wainwright). Non a caso il suo debutto “Delay” è accasato alla Important Records. Ma la sua proposta con violoncello non fa presa. Una rappresentazione da “camera” che annoia. Senza mezzi termini. Una resa che la canadese trapiantata a New York – e spiccata somiglianza con Mariella Nava – non riesce a trasmettere neanche su disco. Il suo mondo è accanto ad altri mondi. Evidentemente.

[Quello strano signore su cui si raccontano strane storie]
Qualche istante prima della sua esibizione Michael Gira passeggia tra il camerino ed il banchetto approntato per la vendita dell’ultimo (bellissimo) Angels Of Light, dove ad aiutarlo c’è il chitarrista dei Trumans Water – destrutturante mai troppo incensato combo partorito a San Diego e cresciuto a Portland per il quale val la pena cercare “Godspeed The Vortex” del 1995 dove sembra di risentire i seminali Swell Maps. Il largo cappello a falde da fattore dell’Idaho, pantalone grigio, camicia panna, bretelle ed un invidiabile stivaletto mezza gamba color nocciola. A colpire sono i suoi occhi. Profondi. Che nascondono una vita di inquietudini e genialità. La pelle bianca. I capelli con riga da una parte. Una chitarra. Una sedia. Un tavolinetto dove trova spazio (probabilmente) un the al latte che sorseggerà per tutto il tempo. Un leggio dove sono giudiziosamente sistemate fotocopie plasticate dei testi. Qualche istante per sistemare le luci. Un sorriso. Nel silenzio la sua voce: “My name is Michael jeer-AH”. Sono ballate di una tensione spaventosa. Brani di vent’anni fa, brani degli Angels Of Light, brani che non importa davvero da dove arrivino. La voce è calda, profonda, ipnotica, da brividi. Sorseggia. Sorride. Soprattutto quando è infastidito da alcune “fuckin flyes” che non lo lasciano un istante, anche loro attratte da un carisma che altre poche volte ho potuto testimoniare dal vivo. Rapimento. Michael Gira è di un altro emisfero. Superiore alla media (bassa) di quella miriade di cantautori (tediosi alla morte) e con la chitarra che negli ultimi anni hanno invaso il mercato. Uno squarcio nella notte. Lo sciamano. Il sangue dell’America. Il guru. Impressionante.

Discesa e risalita.

Emanuele Tamagnini

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