Mice Parade + Laetitia Sadier + Silje Nes @ Init [Roma, 22/Ottobre/2010]

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Svincolato da un altro lavoro con Mister Dario Argento, vado all’Init. Sono lì per le 22, in tempo per sentire gli ultimi pezzi della dolcissima Silje Nes. Ho avuto la scaletta dal suo bassista che mi dice quelli eseguiti poco prima. Siamo in un genere che possiamo definire acustico-alternativo, con innesti di elettronica. ‘Crystals’ in versione acustica, è una ballata soft-romantica. ‘Branches’ poco dopo la metà si fa un po’ rumorosa, per poi tornare a quel dolce stato di quiete, che caratterizza i brani di questa giovane artista. ‘Drown’ (che nella maggior parte dei casi vuol dire “annegare” o “affogare” o forse “inondare”), ha un arpeggio velatamente inquietante, ma sempre sereno. In ‘Giant Disguise’ si sentono di più gli strumenti e la sua voce si fa più lontana. Alle 22 e 20 c’è lo stop per loro, vorrebbero fare un altro brano ma i tecnici audio, molto rozzamente le spengono i microfoni. Lei molto garbata saluta e “raccoglie” i suoi strumenti. Dolce, lieve, delicata Silje.

Il tempo di preparare il set, ed è il momento di Laetitia Sadier. Cantante francese trapiantata a Londra, la “voce” degli Stereolab (defunti o solo in pausa?), con un passato nell’ultima fase dei sottovalutati McCarthy (quelli di Tim Gane ovviamente), che questa sera fa a meno dei Monade, per concentrarsi esclusivamente su sé stessa. Collaboratrice anche dei prossimi Mice Parade, si presenta da sola per eseguire brani voce e chitarra elettrica. E’ un po’ rigida nel suonare, non molto fluida, ma comunque compensa con la sua voce soave e gradevole, a tratti drammatica ed evocativa. La maggior parte dei pezzi proposti (dal suo recente debutto solista) viaggiano su una non superficiale leggerezza. Dedica un brano dedicato al nostro Pasolini, presente nell’ultimo album. Esegue anche un brano più rock che annuncia dicendo “it’s time to rock…a little!”. Anche lei suona per mezz’ora. Dopodichè tocca ai Mice Parade.

E qui si apre un discorso. Salgono sul palco alle 23 e 15 ma ci sono problemi tecnici che durano più di mezz’ora! Il cantante dice che ne ha girati di locali, ma mai gli era capitato un sound check così complicato. Tra le polemiche, una volta iniziato il concerto, dopo due brani è già tornato sereno, gli è “presa bene” e dice che comunque è contento di essere a Roma. I Mice Parade appartengono alla numerosa combriccola indie votata all’elettronica folk(loristica) e alle sovrapposizioni al laptop, con una corposa strumentazione che mescola post-rock con sperimentazioni e suoni etnici, dove non manca l’elettrofolcloristica. La formazione è numerosa (sono in 6), eseguono 8 brani. La caratteristica che li accomuna è il fatto di passare da un ritmo all’altro, da momenti più intensi, fatti di tanti strumenti a quelli più leggeri, di crescite sonore e strumentali per poi tornare ad atmosfere più rarefatte e di pacatezza acustica. ‘Recover’ inizia con un arpeggiato con chitarra classica e voce di Adam Pierce a cui poco dopo sopraggiunge una chitarra molto molto rock. A un tratto parte una dissolvenza che sembra concludere la canzone, ma c’è ancora tempo per un affondo sonoro finale. ‘Sneaky Red’ è un pezzo dall’andatura positiva con tonalità gioviali ed espansive. ‘Double Dolphins On A Nickel’ è in arpeggio e voce suadente di Caroline Lufkin, raggiunta poi da Adam Pierce, per un duetto morbido e sensuale, che si fa strumentalmente evocativo. ‘Tales Of Las Negras’ introdotta da una sincopata ed evidente batteria. Melodia non troppo serena, velatamente rarefatta e apprensiva. ‘Couches Carpets’ inizia con chitarra latina (esempio delle numerose influenze del gruppo), prosegue poi ancora con la batteria sincopata e le voci di Adam e la Caroline, per tornare poi alle melodie e ai suoni latini. Sale il ritmo e si fa di un rock più incalzante. E’ cosi che si chiude questo pezzo, in modo secco e asciutto. ‘Do Your Eyes See Sparks’ brano dalle melodie quiete e positive, è per la voce sempre di Caroline Lufkin raggiunta poi nuovamente da Pierce e dalle scariche della batteria. I Mice Parade sono oggi una delle formazioni più originali e tecnicamente preparate dell’attuale panorama musicale. Non c’è dubbio.

Cristiano De Vincenzi

6 COMMENTS

  1. questi due commenti qui sopra stanno a ricordarci, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto siamo coglioni in ITALIA.
    Tralasciando tutto il resto.

    Aspetto con ansia una prossima recensione filosofica sul concerto di LADY GAGA!!

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