Micah P. Hinson @ Piazza Castello [Ferrara, 18/Luglio/2010]

2022

A Ferrara, città delle biciclette, come ci avverte il cartello di benvenuto cittadino, c’è il concerto di Micah P. Hinson, la nuova (ma neanche tanto visto che ha già registrato quattro dischi) voce dell’America che soffre. Micah, a poco più di 20 anni, aveva già provato l’esperienza del carcere, della droga, dell’abbandono della famiglia e, come per tanti altri reietti, è stata la musica a salvarlo. La musica ma anche il cantante degli Earlies che, innamorato di questo ragazzino, farà di tutto per fargli firmare un contratto. Scartato dalla Rough Trade, Micah si accaserà poi nel 2005 con l’inglese Scketchbook per iniziare la lenta risalita dal buio da dove era caduto. Il concerto si tiene nel cortile del castello del duca d’Este, tanto caro agli alunni di letteratura italiana, visto che è qui che Ariosto ha composto il suo capolavoro. Arriviamo nel tardo pomeriggio facciamo un rapido giro nel centro, una birra, poi un’altra, quindi una pizza quadrata disgustosa. Ma non c’è tempo per fare i turisti ed entriamo subito perchè, essendo oggi l’ingresso gratuito (caso strano visto che tutti gli altri conerti in programma avevano un prezzo tra i 20 e i 40€), prevediamo una ressa, cosa che effettivamente si manifesterà di lì a poco.

Si inizia anche prima del previsto con l’apertura dedicata ad unePassante, trio musicale alla cui testa c’è la palermitana Giulia Sarno. Anche se alla lunga un po’ noioso come concerto, il parlato secco della Sarno non incide, ho apprezzato l’uso della batteria/percussioni elettronica, la bella voce (e pronuncia inglese) della cantante e il quarto brano, semplice e lirico, più pop rispetto al resto, che mi è parso troppo forzatamente moderno.

Micah assiste seduto su un gradino al concerto e quando capisce che tra poco toccherà a lui corre nel camerino a cambiarsi. Lui è un polistrumentista, suona chitarra, basso, armonica, fisarmonica, percussioni, batteria elettronica, pianoforte, clavicembalo, vibrafono. Sale sul palco invece solo con una chitarrina e senza essersi cambiato: una maglietta, un pantalone tenuto su con delle bretelle anni ’80 e una sigaretta in bocca tenuta con un bocchino. Occhialuto e secco come il fratello immaginario di Olivia è perfetto per la linea editoriale della nostra webzine. L’inizio è ruvido e veloce, Micah fa suonare vorticosamente la sua chitarra e ci va dietro, prima con le gambe e il corpo, accompagnando sgraziatamente i suoni country/western, e poi con quella sua voce. Da dove venga fuori quella voce nerissima e ampia in un corpo esangue come quello non si spiega. E’ talmente vistosa la sua importanza che molti dei brani verranno effettuati solo con la voce e basta, senza la chitarrina. A proposito della quale, sarà pur vero che ha dichiarato di essere repubblicano e che gli manca nientemeno che Bush, però su di essa aveva scritto a penna con calligrafia bimbesca “This machine kills fascists” (era lo slogan, sempre scritto sulla chitarra, del leggendario Woody Guthrie, ndr). Mi rassicura un po’. Ovviamente tutte le orchestrazioni giganti usate negli album vanno a farsi benedire e dal vivo stravolge i suoi brani tanto da renderli irriconoscibili o quasi.

Molte canzoni son dai primi due dischi ma anche dall’ultimo come ‘2’s and 3’s’, la meravigliosa ‘Take Off That Dress For Me’ dedicata alla giovine e bella moglie che fa anche un’inutile apparizione sul palco per non cantare un brano (‘My God, My God’): eh già, canta come Isobel Campbell, per giunta lontana dal microfono, mentre Micah si appiccica a quest’ultimo e ci urla sguaiato. É commovente quando stona i brani, quando si abbassa ad ogni finale di canzone per vedere meglio la scaletta o quando strabuzza la bocca per fare uscire una melodia anche se non sempre ci riesce; a volte sembra un pagliaccio che si prende in giro da solo, ma in tutta questa goliardia riesce sempre a comunicare le sue ossessioni del passato. Ringrazia commosso ad ogni brano, prima dei quali fa dei lunghi discorsi per introdurli; fa anche ridere quando lo capisco, tipo quando racconta del nonno che lo prendeva per il culo per il suo desiderio di cantare o quando dice della bellezza di suonare in un castello e di avere per camerino una cella. Al mio fianco invece fanno finta di ridere e di capire ogni volta che apre bocca. La voglia di dimostrare quanto si conosca la lingua inglese e di come si penda dalle labbra di chi sta su un palco rimane morbosa nel nostro paese. L’atmosfera, concedetemi una fracca di banalità, è poetica, in quel cortile con quegli archi, le finestre con le bifore, un venticello che è come una benedizione di Gesù e la sua musica anacronisticamente bella. L’allegra ‘Diggin The Grave’ dà il via a un battimano (che brutta cosa) che prepara ai bis durante il secondo dei quali attacca ‘Suzanne’ di Leonard Cohen ma si dimentica le parole; dà la colpa agli spiriti e ai fantasmi e ne suona un altra. Fa niente Micah P. Hinson. Saluta di nuovo, ringrazia commosso, prende la sua borsetta a tracolla da turista che aveva appoggiato sul palco quando era salito e se ne va accendendosi l’ennesima sigaretta. Semplicemente. Come dovrebbe sempre essere.

Dante Natale

18 COMMENTS

  1. …mai visto dal vivo, sentito solo in radio, ma stasera rimedio e vado al Circolo ad ascoltarlo, e così mi faccio un’idea più chiara del tutto…. Ca**o comunque c’hai preso di brutto su ‘sta cosa dell’inglese, è veramente fastidioso sentire gente al tuo fianco che ride istericamente, per ogni stronzata che dice un qualsiasi tizio “anglofono” che sta sul palco…. C’è da dire che pure io da parte mia, un pò ‘rosico’ perché conosco poco la lingua, però cavolo la sfacciata ostentazione del proprio inglese è veramente puerile, come per qualsiasi altra cosa intendiamoci… Ciao

  2. In realtà, il concerto è stato certo memorabile, ma non per la ‘poesia’ – assolutamente assente, ahinoi! – quanto per l’evidente stato di ubriachezza di Micah P. Hinson, per le stonature inaccettabili da una voce tanto splendida (quante note avrà preso in tutta la serata, tre? Non credo…), per l’assoluta banalità dell’esibizione, per le pose artificialissime (la borsina – il piegarsi a novanta – l’ironia di quart’ordine), e per l’ipocrisia idiota del pubblico che si sbracciava, fischiava e rideva, nonostante la palese mediocrità dello spettacolo che ci è stato offerto. Sono stato molto infelice domenica a Ferrara. Perché io, quell’ometto, lo amo – sui dischi!

  3. Concordo solo sul pubblico. Non certo per il concerto di Micah a cui rimprovero forse solo un eccessiva lunghezza (quasi due ore) del concerto.

  4. E’ stato oggettivamente un pessimo concerto: non riconoscerlo, tanto più da parte di un recensore musicale, significa mettersi sullo stesso ipocrita piano di quel pubblico che ride pur non capendo l’inglese – ma è vezzo di tanto andazzo indie-nerd-centrosociale, ostentare una sensibilità fasulla, che maschera da cerebralissimo e alternativamente coltissimo entusiasmo la volontà di darsi una posa, anche se questo significa spergiurare che una cosa brutta è invece “cioè, troppo fica”…

  5. Ecco, sentivamo tanto la mancanza di un altro commento come questo. Il rispetto delle opinioni altrui in balia di un’esternazione a dir poco delirante. Che mischia a caso e senza senso situazioni, etichette, banalità. OK a te il concerto ha fatto cagare. Benissimo non perderemo certo il sonno e la pace per questo. Liberissimo di defecarci sopra.

    Ma nulla toglie al fatto che Hinson rimane uno dei talenti più veri e importanti della sua epoca. Ma soprattutto VERO. Caratteristica davvero rara se non unica in questo patinato mondo “indie”, popolato da flasi guru, da falsi miti, da gruppi usa e getta, da ignoranza e superficialità.

    Grazie dell’affetto sincero.

  6. Molto triste che la redazione scenda immediatamente nel campo dell’insulto scoperto appena si pubblica un commento negativo, comunque, mi pare, esposto con la dovuta educazione. Sarebbe il caso di togliere agli utenti la possibilità di commentare, se vi causa così intensi fastidi. Immaginavo che i commenti dei lettori fossero un modo di integrare la recensione stessa, soprattutto all’interno di una webzine che per sua natura dovrebbe essere più fluida e dialogica di simili realtà – che so – della carta stampata. Evidentemente ero in errore e me ne spiaccio.
    Per il resto, sono assolutamente d’accordo: Micah è uno dei più grandi e genuini nuovi talenti americani – ma domenica a Ferrara non è stato minimamente all’altezza della sua statura. Davvero un peccato.

  7. L’insulto è arrivato da parte tua, che ci hai additato come abituali di vezzi indie-nerd-centrosociale. Dotati di sensibilità fasulla ecc. Scendiamo in campo eccome. Non per censurare la tua sacrosanta opinione, Hinson non è nostro fratello nè ci paga per parlar bene di lui, ma per sottolineare l’assurdità di alcune tue affermazioni.
    Grazie

  8. La mia era una considerazione più a carattere generale, che un insulto mirato: tanta, troppa, gente intorno a me al concerto si affannava a dimostrare di conoscere le parole dei tasti mimandole, a ridere, a esprimere opinioni che non andavono oltre il “è troppo un grande”. Perché? Perché non dire, invece, che Hinson era ubriaco, stonato, a tratti ridicolo? Questo non sminuisce la grandezza della sua musica, ma riporta nella giusta ottica l’esibizione di domenica. Dalla recensione pare che i presenti siano stati graziati da una performance eccezionale.
    Il mio commento sarà ‘assurdo’, ‘mischia a caso e senza senso’, ma la recensione pubblicata mostra altrettanto pressapochismo!

    “l’ingresso gratuito (caso strano visto che tutti gli altri conerti in programma avevano un prezzo tra i 20 e i 40€),” Non è un caso strano, Ferrara sotto le stelle offre tutti gli anni concerti gratuiti, insieme a quelli a pagamento.
    “Ovviamente tutte le orchestrazioni giganti usate negli album vanno a farsi benedire e dal vivo stravolge i suoi brani tanto da renderli irriconoscibili o quasi.” I brani sono stravolti proprio perché Hinson non è molto in sé e, a tratti, appare quasi svogliato, affaticato!
    “É commovente quando stona i brani” Come può essere commovente un così grande interprete che non prende una nota che sia una? Se avessi pagato per assistere al concerto, sarei stato furioso, oltre che deluso!
    “attacca ‘Suzanne’ di Leonard Cohen ma si dimentica le parole […] Fa niente Micah P. Hinson.” No, non fa niente…

    Sto diventando antipatico e me ne dispiace, non avevo proprio intenzione di sollevare una simile bagarre: la vostra è una webzine interessante e ben fatta, offre informazioni e materiale che altri non affrontano. Ma una sciocchezza è una sciocchezza.

  9. Caro signor mostro, nessuno ha censurato e detto nulla in merito al tuo primo commento. Hai il diritto di dire che sei in totale disaccordo con me. Anzi, credevo pure che a seguito della mia risposta al tuo commento si potesse tranquillamente continuare a parlarne. Invece che hai fatto? Rileggiti quello che hai scritto la seconda volta e capirai da solo chi è stato il primo a insultare. Ci vuole davvero poco per capirlo. E che cazzo.

  10. Siamo assolutamente d’accordo. E’ chiarissima la tua osservazione. E dà molto fastidio anche a noi in senso generale un certo atteggiamento di una certa parte di pubblico (il solito potremmo dire). Il giorno dopo a Roma però Hinson si è rifatto con gli interessi… sobrio, lucido e profondo come è abitualmente. Nonostante 1500 gradi di calore all’interno del locale. A presto.

  11. Analizziamo il mio pressapochismo nei tuoi punti.

    La questione relativa al prezzo la lascerei stare, mi sembra davvero un argomento inutile però avendo visto, mentre aspettavo il concerto, il programma con quei prezzi, mi è sembrato “strano”, oltre che fortunoso, che Micah fosse gratuito. Che problema c’è a pensarlo? Boh.

    Questione stonatura. Micah non è un cantante perfetto. Se senti MY WAY sul suo album di cover lo puoi ascoltare stonare clamorosamente a metà brano.
    In alcuni contesti io non cerco la perfezione, soprattutto dal vivo e soprattutto per certo tipo di musica. Anche Johny Cash stonava…e allora? Comunque qui è questione di punti di vista, a me non ha dato alcun problema.

    Suzanne: Può capitare di dimenticarsi le parole. Mica è un dramma. Soprattutto se la canzone non è tua. Credo sia successo a chiunque. Ma forse per te era l’highlight della serata quello.

    Per il resto son disponibile alla chiacchiera. Basta che ti dai una calmata.

    Questione arrangiamento: Beh ma per forza che le orchestrazione non c’erano! Era solo! Mica perchè era affaticato. Che avrebbe dovuto fare? Suonre contemporaneamente basso batteria violino chitarra elettrica e violencoello? Ha fatto un tour da solo con la chitarra acustica, per forza di cose ha dovuto riarrangiare i brani a quel modo. Non ci vuole molto a capirlo. Non perchè fosse affaticato o stanco 🙂

  12. Ragazzi, davvero, chiudiamola qui: non sono affatto agitato, anzi, e ci ho tenuto a replicare alle vostre osservazioni perché non mi va pensiate io abbia lasciato il primo commento così, per desiderio d’attaccar briga. Al contrario, l’ho lasciato per stima del vostro lavoro!

    Possiamo concordare che un concerto, in fondo, ogni presente lo affronta con un mood differente e in maniera differente lo percesisce: poi, però, non potete venirmi a dire che a Roma s’è rifatto con gli interessi, perché ciò mi deprime ulteriormente e conferma la mediocrità dell’esibizione a cui ho assistito!

    Di nuovo, massimo rispetto per il lavoro di Nerds attack!

  13. Non conoscevo il vostro sito, mi ci sono imbattuto oggi x caso. Ero curioso di leggere una recensione del concerto di Micah a Ferrara in rete perché sulle riviste specializzate le recensioni dei concerti sono sempre positive e comincio ad avere il dubbio che ho io qualche cosa che non và nel mio approccio alla musica dal vivo. Di Micah ho tutti i dischi e qualche anno fà lo vidi a Bologna al Covo in un concerto memorabile. Francamente l’altra sera dopo venti minuti me ne sono andato, era ubriaco,, barcollava e a mio avviso non era in grado di cantare. A me ha generato un moto di tristezza. Ma evidentemente sono io che ho qualche problema. Buon Lavoro.

  14. Grazie. Il giorno dopo a Roma era sobrio e fortunatamente ha dato vita ad un’esibizione da ricordare. Trovi in archivio il report. Purtroppo è prassi molto comune parlare bene di tutti e di tutto sempre in questo “mondo”. Hai perfettamente ragione. Ci battiamo su questo punto da anni… ma il discorso sarebbe molto complesso e articolato. Buon agosto.

  15. Io l’ho visto in aprile a Milano. Sembrava ubriaco marcio ma alla fine penso sia una sorta di cifra stilistica dato che negli intermezzi e nel parlato sembrava lucido. Forse è il personaggio o forse è semplicemente sempre ubriaco. Però accettiamo che dal vivo si muova e canti così, come una particolarità (d’altronde come diceva qualcuno pure su disco stona o canta ubriaco – sentire “The Patience” per credere).
    A me è piaciuto comunque tantissimo. E quando ha intonato “Times they are a-changing” con quella furia e quella disperazione è stata pura commozione (e applauso a scena aperta, almeno per me). Spero l’abbia fatta anche a Ferrara…..

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