M.I.A. @ Atlantico Live [Roma, 3/Dicembre/2010]

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L’immagine di M.I.A. si moltiplica su decine di schermi di macchinette digitali. Il pubblico che lancia i pugni in aria e si dimena al suo hip-hop militante ed elettrificato è tutto American Appareal, accessorri H&M e tecnologia made in Cupertino. Metti insieme il pubblico di M.I.A. e la musica stessa di questa tigrotta anglo-singalese, mescola bene e quello che ne viene fuori è un interessantissimo esperimento antropologico: nel combo che pulsa tra palco e pubblico c’è di tutto. C’è il combat-hop della old school dei Run DMC, con cui M.I.A. cominciò a masticare la lingua inglese dopo l’infanzia asiatica; c’è il gusto per il ritmo di casa Interscope, che discograficamente la protegge; ci sono le reminiscenenze femministe di basso-rullante di casa Elastica, per cui M.I.A. concepì un paio d’immagini di copertina prima di scoprissi musicista. Soprattutto c’è un’enorme scritta la neon che recita “MAYA”, titolo del disco in promozione nonché nome anagrafico originario della Missing in Action, scritta le cui dimensioni sono metafora della caratura del personaggio che domina il palco: la 35enne M.I.A. è un mostro di forza scenica, una fucina di meta-creatività che mescola con convinzione immaginario e sonoro urbano, paragonandolo ora alla guerriglia medio-orientale, ora alla violenza di primitivi video-giochi.

M.I.A.
per una secondo è una patinata versione femminile di un leader dell’OLP, ora una terrorista in shorts e chador d’oro, una concubina da mille e una notte che mastica sfrontata gomma americana, poi, infine, uno scugnizzo della periferia inglese, acre d’odori e di malesseri post-coloniali. M.I.A. è un’intera cultura: un pugno allo stomaco e una scossa al cervello che pure va ballre e scalmanare da inizio a fine. L’artista va pescare tra tutti i suoi album di studio e pesca nella folla per popolare il palco di gente vera. Gente che comincia a ballare all’unisono con lei: il palco diventa Bangalore e l’Atlantico Live un catino scatenato. Quando arriva ‘Paper Planes’, il tendone sulla Colombo è talmente carico quasi da esplodere davvero alle deflagrazioni delle pistole campionate nel brano. Il set è breve, tiratissimo, finisce e la gente non se ne accorge, continuando a ballare: evidente sintomo di una serata grandiosa.

Chiara Fracassi