MI-AMI Festival @ Circolo Magnolia [Milano, 27-28/Maggio/2016]

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Il prologo è che a Milano splende il sole (giuro c’era!), si mangia bene, i trasporti funzionano, i concerti e le proposte musicali sono tantissime e una volta all’anno accade un miracolo chiamato Miami Festival.

27 maggio
Tra i primi ad aprire le danze del Miami Festival ci sono i giovanissimi Belize, con il loro album ‘Spazioperso’ sono l’interessante proposta pop eightes, a metà strada tra il cantautorato di provincia e la sperimentazione elettronica. Un sound ancora non troppo definito ma che fa ben sperare. A seguire Francesco Motta che porta sul palco il suo primo lavoro solista ‘La fine dei vent’anni’, un disco che necessita di un primo ascolto in solitaria per coglierne il senso: la triste (?) verità che il tempo passa inevitabilmente, e di un secondo, terzo e quarto ascolto in compagnia: per assestare il colpo, alzare la testa e godere di tutte le piccole (e curatissime) sfumature che compongono questa piccola opera. Quale miglior occasione se non questa? Energia. Marco Jacopo Bianchi è una scheggia sul palco, un minuto vulcano riversato nella musica. È possibile giustapporre l’elettronica, il pop e il racconto di una vita di provincia? Si, Cosmo lo fa benissimo! Live entusiasmante dedicato interamente a ‘L’ultima festa’, pubblicato ad aprile è sicuramente una delle migliori uscite di questo 2016, spazio a percussioni e synth, esplosione di coriandoli e colori per la chiusura con ‘Bevo la notte’.

Ma è ora di andare via… e si corre verso il Palco Rizla per assistere all’esclusivo live di Tommaso Paradiso, frontman dei Thegiornalisti, che per l’occasione ha interpretato l’intero album ‘Bollicine’ di Vasco Rossi. Lo scenario da pianobar è stato trasportato sul verde pendio vista laghetto, il legame col pubblico è sempre forte e ‘Vita spericolata’ unisce tutti in un canto corale. Appena due note di ‘Gaetano’ e i presenti impazziscono, facendo presagire chi di lì a poco sarebbe stata la vera star della serata. Calano le luci e il Palco Pertini è pronto ad accogliere uno dei live più attesi dell’intero festival, probabilmente quasi tutti i 7000 partecipanti alla prima giornata del Miami erano lì per acclamare la romanissima band di Niccolò Contessa. Batteria, basso e una miriade di synth e tastiere sul palco de I Cani; la grande attesa termina con l’inizio di ‘Questo nostro grande amore’, a seguire alcuni brani dei primi due album: ‘Wes anderson’, ‘Le coppie’ e ‘Hipsteria’ sempre ben accetti dal pubblico dei nuovi e vecchi fan. Purtroppo il live è stato molto penalizzato dagli infiniti problemi tecnici, ma Contessa, imperterrito e professionale (e giustamente un po’ alterato) ha continuato magistralmente il live, con i cori del pubblico a coprire le giganti pecche tecniche dell’impianto. Irriverente e acuta l’impronunciabile ‘Protobodhisattva’, bellissimi i contrasti della titletrack ‘Aurora’, inizi lenti e romantici e intermezzi più scuri e ritmati. Sono le 23 passate e sul Waxman Brothers Backyard Stage mi lascio incuriosire dai suoni acidi ed energici della chitarra di Emanuela Drei, in arte Giungla. L’atteggiamento incazzato e convinto e la voce ruvida sembrano ancora più accentuate dalla minutezza della figura. Speriamo di risentirti presto ragazza!

La corsa da un palco all’altro continua inesorabilmente. È il momento di Noyz Narcos, una delle figure più rappresentative dello scenario hip hop da un decennio ad oggi. Il live è energico e aggressivo, il palco incorniciato dall’accattivante visual show e dal presissimo pubblico di fan. Braccia al cielo ed è subito East Coast Rap, ma anche West se preferite. Nel frattempo sul Rizla Stage è da poco iniziato uno dei live più attesi della giornata, la collina è stracolma di fan adoranti. Dalla placida Latina ai più importanti palchi d’Italia in meno di un anno grazie all’album d’esordio ‘Mainstream’. ‘Gaetano’ e  ‘Cosa mi manchi a fare’ sono ormai diventati l’inno di migliaia di teen (ma anche di chi i teen li ha superati da un pezzo), viene presentato il nuovo brano ‘Oroscopo’: maledettamente estivo e orecchiabile, impossibile scordarlo già dal primo ascolto. Che vi piaccia o meno Calcutta ha fatto centro, di nuovo. Nel frattempo i Gazebo Penguins fanno pogare l’intera platea del Pertini sulle note di ‘Senza di te’ e altre pietre miliari che hanno visto centinaia di palchi e migliaia di persone. Il tempo passa ma la carica adrenalinica è la stessa! Alle 00.45, gli alberi del parco illuminati di blu sullo sfondo del Palco Pertini che si impreziosisce con un sipario semitrasparente sul quale vengono proiettati cieli stellati celando velatamente la mente musicale dei Crookers. Protetto dalla “scatola stellata” ci fa scatenare per quasi un’ora. Si susseguono poi il live notturno di Mace, il divertente e “cotonato” djset del Milanese imbruttito, le stravaganze di Pop X e in chiusura l’esuberante e poliedrica Miss Keta. Si torna a casa giusto per riposarsi qualche ora e partire ancora più carichi per la seconda giornata di questa meraviglia chiamata Miami Festival.

28 maggio
Seconda giornata, caldo asfissiante, afonia totale della sottoscritta e un’altra valanga di gruppi emergenti (e non) che attendono solo di essere ascoltati. Tra i primi ad esibirsi oggi sul Palco Rizla ci sono Birthh: giovanissima ma con un suono già maturo e articolato e con un debutto decisamente notevole (SXSW di Austin e un tour in America), i capelli corti, l’aspetto esile, ascoltandola non riesco a non pensare a James Blake. A seguire Krano, i toni decisamente diversi, tanto diversi da non capire cosa dicesse (poi mi hanno spiegato che cantava in dialetto veneto), storie country-psych dal Piave. Ricomincia la corsa tra i palchi ed è il turno dei Joe Victor: sempre esuberanti e padroni indiscussi del palco, energici fino all’eccesso, divertenti e coinvolgenti. Un live degno del più classico rock’n’roll! Poco dopo mi imbatto per la prima volta nei giovanissimi Celluloid Jam: il classico gruppo che ascolti per la prima volta e non sai se puoi amarli o meno. Bizzarri, spontanei, disordinati, pop, scoordinati… eppure alla fine dell’esibizione avrei voluto sentire un paio di brani in più. Si torna al Pertini per il live dei montanari C+C=Maxigross, le luci viola sull’intro e il caldo del tramonto creano subito l’atmosfera perfetta per il concerto psych-folk: voci evanescenti fuse con chitarre, distorsioni, paesaggi verde acido per il nuovo album ‘Fluttarn’. Sempre piacevole e divertente il brano ‘Low-Sir’. Di stampo alquanto meno psych il nuovo brano presentato al Miami scritto in collaborazione con Miles Cooper Seaton. Cambio di rotta? Aspettiamo curiosissimi. Sono le 20.45 e finalmente ho l’occasione di ascoltare per la prima volta Matilde Davoli. Intensa, sensuale e concentrata. La chitarra al collo e l’armamentario di synth di fronte, le voci in dissolvenza diventano l’eco delle melodie, bella la batteria che tiene ogni brano sempre un po’ sopra la soglia del “troppo soft”, estasiante il singolo ‘Realize’ sul finale. Una perla vera.

A seguire sempre sul Palco Rizla è il turno di Wrongonyou accompagnato dalla sua band. Quasi due metri di ragazzone con una voce emozionante capace di accompagnarti per mano in atmosfere profonde, perfetto per la collina del Rizla: il folk, l’elettronica, gli arpeggi estasianti e… purtroppo una marea di problemi tecnici che hanno penalizzato non poco l’esibizione. Aspettiamo l’uscita dell’album per lasciarci incantare ancora. Sono le 22.20 e letteralmente volo verso il mainstage, stracolmo, è il momento di Iosonouncane. Il palco è pronto ad accogliere la “mandria” di Jacopo Incani. Il live è in una parola estasiante. Se nell’esibizione solista tutti i suoni erano più compressi, la voce più aspra e affannata, e ogni melodia era contenuta in un marchingegno elettronico (salvo sporadiche incursioni di chitarra) adesso con la band ogni suono trova il giusto spazio, tutto è più amplificato, aeroso. Anche un brano scuro come ‘Tanca’ assume una dimensione più lucida e addirittura più cruda, la voce è più chiara, e anche le stesse sfumature elettroniche sono più apprezzabili. Immancabili i due brani manifesto ‘La macarena su Roma’ e ‘Il corpo del reato’. L’intera esibizione è assolutamente spiazzante e viscerale. Ancora Grazie. Alleggeriamo i toni e corriamo dai Selton. Il gruppo brasiliano/milanese porta al Miami le canzoni condite di saudade del nuovo album ‘Loreto Paradiso’ e ripropone alcuni brani sempre piacevoli come ‘Across the sea’ e ‘Eu nasci no meio de un monte de gente’ (“sono nato in mezzo a un sacco di gente” per i non poliglotti). Il super gruppo non ha rivali quando si tratta di far ballare e far festa. Professionali, divertenti e umili come sempre e come pochi. Obrigado! È il momento del dj e producer salentino Jolly Mare che per l’occasione porta sul palco per la prima volta uno spettacolo strutturato con una band, non il classico djset ma un vero e proprio live, e che live! Un mix entusiasmante di black music, tradizione italiana e immancabile elettro-80’s. La scelta è ampia: o balli o vieni travolto da chi balla. Si torna al mainstage per uno degli ultimi live del festival. Il palco è pronto: un cubo luminoso coperto da una rete e una croce appoggiata sul fronte che recita SBCR. Il sopravvissuto dei Bloody Beetroots è una macchina da guerra sul palco, salta, si lancia, incita la platea già di per sé scatenata. Migriamo definitivamente verso il Waxman Brothers Backyard Stage per ballare per più di un’ora con il live di chiusura di DubFiles accompagnato dai soci Mellow Mood e dalla piacevole incursione di Davide Toffolo (Tre allegri ragazzi morti) armato di diatonica. Ondeggiando in levare fino all’ultima nota. Avevo immaginato una chiusura d’effetto per questo live report, ma forse è il caso di mettere da parte inutili voli pindarici e rivolgere nuovamente un immenso e sincero grazie.

Melania Bisegna

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