Metronomy @ Magazzini Generali [Milano, 16/Aprile/2014]

676

Tra me e i Metronomy ci passava un’autostrada. Letteralmente. La A1 da coprire per i 577 km che separano la capitale istituzionale da quella della moda. Il treno no, stavolta era inavvicinabile e la mia macchina non aveva ancora avuto la (s)fortuna di imbattersi nei viali e controviali pieni di semafori, statisticamente più facili da trovare rossi che di uno a scelta tra gli altri due canonici colori. Come togliergli la possibilità di fare quest’esperienza? Ci sarà anche il tempo di pensare alla caducità della vita, quando un conducente di tir diventerà tutt’uno con il guard rail e disperderà il suo carico di pesce surgelato lungo l’autostrada, facendosi anche un po’ maledire per averci lasciati nel traffico come sardine (guarda un po’) per un paio d’ore, al punto di farci arrivare soltanto a ridosso dell’evento. E per fortuna che il parcheggio non sarà un problema, i milanesi possono avvalersi di ottimi trasporti pubblici e non disdegnano il taxi, quindi potremo adagiare le nostre quattro ruote in prossimità dei Magazzini Generali, così magari mentre si riposano sull’asfalto potranno ascoltare anche un po’ di buona musica.

I Metronomy arrivano a Milano per un’unica data nell’ambito di una tappa del festival internazionale di musica e arti Club To Club. L’esaltazione è tanta, anche perchè la band non faceva capolino nella penisola (almeno per esibizioni live) da oltre cinque anni. L’inizio del live lo ricorderemo come qualcosa di scioccante, ma non per qualche ragione connessa a Joseph Mount e soci, bensì perchè sentiremo riecheggiare le note di ‘Monstrous’, pezzo di apertura, alle 21 in punto, mentre saremo bloccati nella coda umana per accedere al locale. Basterà un attimo per capire di esserci persi l’esibizione del trio parigino We Were Evergreen, che nonostante non abbiano prodotto ancora un album, sono già molto chiacchierati. Ricostruiremo successivamente che il loro opening act sarà iniziato addirittura alle 20, un orario piuttosto inconsueto, per usare un eufemismo. Dopo esserci catapultati nella sala gremita ed aver raggiunto una degna posizione, facendo lo slalom tra i drink degli spettatori milanesi, più avvezzi ai cocktail che alle birre che invece spopolano in terra romana, verremo avvolti dalle note di ‘Month Of Sundays’, anch’egli, come il precedente brano, tratto dall’ultimo lp. Potremo così notare che la scenografia risentirà molto delle atmosfere del più recente lavoro, come poi ci accorgeremo farà la scaletta, che comprenderà tutti i brani di ‘Love Letters’, tranne uno. La scenografia sarà una delle più particolari mai viste: alle spalle dei musicisti svetteranno delle grandi nuvole (simili a quelle presenti sulla copertina del nuovo album) che cambieranno colore in base alle fasi del live, con un netto predominio per le sfumature di rosa ed azzurro. Inoltre tre banchi rettangolari, due laterali ed uno più avanzato e sulla destra, dove siederà Mount, faranno da segnaposto per i musicisti, che spesso cambieranno posizione: nei brani in cui questo o quel musicista saranno meno impegnati, raggiungeranno i loro soci per fargli compagnia e ballare con loro. Il look dei cinque sarà a tinte bordeaux e nere, e l’unica a differenziarsi sarà la batterista Anna Prior, che potrà indossare un abito smanicato, di certo più adatto a una signorina e più comodo per potersi scatenare suonando il suo strumento, rispetto alle giacche slim dei suoi sodali. Nonostante ora i Metronomy siano una band a tutti gli effetti, il progetto nasce come one man band, inizialmente solo strumentale, di Joseph Mount, che veste i panni di autore, compositore, scrittore e produttore di tutti i pezzi. Il pubblico dimostrerà di conoscere al meglio l’intera produzione dei britannici, accogliendo con calore anche i brani più datati. La scaletta comunque si fermerà al 2008, anno di uscita del secondo disco, quel ‘Nights Out’, un concept album riguardo l’uscire e passare una nottata di merda, per dirlo con le parole del suo produttore. Il massimo entusiasmo si raggiungerà però grazie ai pezzi del nuovo album, che sebbene abbia ricevuto critiche non troppo positive, ha lasciato il marchio su questi primi mesi del 2014: brani come i singoli ‘I’m Aquarius’ e ‘Love Letters’ troveranno ben poche difficoltà a superare l’esame del tempo e specie dell’ultimo, retrò quanto catchy, ci ricorderemo quando a fine anno ci troveremo a stilare la consueta classifica dei pezzi più significativi dell’anno. La pecca della versione live delle Lettere d’amore, o almeno quello che stona alle nostre orecchie, sarà udire la tromba, accuratamente fatta fuori ad inizio brano con un diverso arrangiamento, svettare imperiosa nella parte finale. Non si potrà neanche parlare di playback, visto che di trombe non ce n’era l’ombra sul palco dei Magazzini, e probabilmente nell’arco di parecchi chilometri. Oltre ad un concerto di electro pop, assisteremo ad un vero e proprio spettacolo, tra i giochi di luce, la scenografia cangiante e il moto imperterrito, quasi teatrale, dei componenti della band. Mount, notoriamente molto timido, non parlerà spesso al suo pubblico, ma dichiarerà di avere la speranza di tornare presto in Italia, facendo capire che, dipendesse da lui, lo farebbe ben presto. Gli applausi, ovviamente, si sprecheranno. Il rapporto con la nostra nazione, non molto prolifico per quanto riguarda i live, è comunque in minima parte rilevante per la vita artistica del deus ex machina della band: in vacanza con la sua compagna in Toscana ha registrato il canto delle cicale che ha poi inserito nel finale di ‘The Most Immaculate Haircut’, ultimo brano dell’encore. La chiusura della scaletta regolare avverrà invece con due brani impossibili da non citare: il remix di ‘Naked Smile’, insignificante pezzo dei Box Codax, trasformato da Mount e soci in qualcosa di grande, e la super hit ‘The Bay’, tratta dal penultimo ‘The English Riviera’, album che li ha fatti passare da band che sfornava pezzi da dancefloor raffinato a gruppo di culto, uno di quelli che ti fa prendere l’autostrada per andarli a vedere e ti fa tornare a casa ancora col sorriso per l’alta qualità della loro esibizione. Alle 22:45, dopo aver recuperato la scaletta per gli amati lettori, usciamo dai Magazzini con aria ironica. A Roma, il concerto a quest’ora ancora non sarebbe iniziato. Qui, invece, abbiamo già una bella storia da raccontare.

Andrea Lucarini