Messer Chups @ Traffic [Roma, 29/Settembre/2007]

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Il weekend lungo, musicalmente parlando, stava andando decisamente bene. Giovedì sera il concerto letale dei Le Chat Noir, venerdì quello dei Thrangh con i bestiali Testadeporcu e sabato sera doveva essere il gran finale con lo show dei Messer Chups. Duo russo di San Pietroburgo dai suoni misti tra surf/rockabilly/lounge, “moooolto” influenzato dai film di Tarantino, ma non solo, con all’attivo diversi album. Il Traffic come al solito è colmo, tutti attratti sia dalla musica, sia ovviamente della statuaria e giunonica bassista che mostra una coscia lunga due metri per la gioia dei maschietti. Purtroppo, a parte la coscia, non rimarrà null’altro da ricordare. Non c’è gruppo di supporto, la scena è tutta per loro. Alle loro spalle vengono proiettati stralci di film muti, degli anni 20/30 di ogni genere ma sopratutto horror. Il duo, chitarra e basso, si fa coadiuvare da una batteria elettronica che a mio parere non aiuta affatto la resa live. Anzi la mortifica. Il primo brano scorre bene, poi anche il secondo. Che però è uguale al primo. E il terzo anche. I brani non sono neanche vivaci ma indugiano su se stessi, il giro è sempre quello, sempre la stessa pappa; la maliarda al basso è immobile, glaciale in viso e cementata al palco e il chitarrista di certo non fa nulla per smuovere la situazione. Il pubblico rivolge sparuti applausi ma neanche tanto convinti. Cerco di attendere il guizzo, una canzone diversa, qualcosa che mi allontani dalla mente quel turbine di noia che mi sta uccidendo. Sbadiglio dopo sbadiglio, il concerto non cambia. Gli sguardi con Aguirre e altri amici sono eloquenti. Ci annoiamo. Scontati musicalmente e atteggiamento sul palco stanco e svogliato: eccolo il mix micidiale di una serata da dimenticare. Se poi penso a quello che avevano combinato i nostri Bone Machine una settimana fa c’è da rimanere increduli al fatto che non siano loro ad avere un ultimo album prodotto niente meno che da Mike Patton. Ma la risposta è molto semplice: purtroppo i Bone Machine non hanno le tette.

Dante Natale

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