Mercury Rev @ Chiesa Collegiata [Verrucchio, 27/Luglio/2010]

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C’è tanta luce questa sera. Tanta luce sì, pur essendo già le dieci passate. Verucchio è un piccolo borgo medioevale arroccato lassù, nell’immediato entroterra riminese. Ludovico Einaudi con il suo Verucchio Festival già da qualche anno porta artisti da tutto il mondo in questo luogo nascosto e speciale. Stasera, sul sagrato della Chiesa Collegiata, sono di scena i Mercury Rev, storica band statunitense dall’esprit rinascimentale e un linguaggio molto fisico e aereo, a conferma che l’arte spesso è contemporaneamente carne e cosmo. E’ strana la musica dei Mercury Rev, distrattamente affine a quell’estetica spleeny and sooo 90’s che tanto ha amato e traviato un’intera generazione di Peter Pan ma per lunghi tratti del concerto davvero densa e seducente. E’ tutto schiacciato lassù, tutto spinto da una corsa che parte a livello dieci fin dal primo metro e non retrocede mai di una misura, anche quando finge di prender fiato. I piani sono due: una ritmica precisa e vigorosa a far da muscolo, nervo, spina dorsale e scheletro e le armonie di voci, chitarre e tastiere a dilatarsi, insinuarsi come liquido caldo, diffondersi come vapore fino a riempire l’aerostato di elio, facendo spuntare ai nostri piedi un paio di alucce. Quelle di Mercurio appunto. Il mito. Il rito. Il teatro. C’è n’è tanto questa sera. “You’re floating… you’re drifting… you’re changing” canta Jonathan Donahue guardandoci negli occhi. Che fare? Arrendersi e nuotare nella terra di mezzo oppure resistere, ed affondare? Scelta inevitabile con questa band. Il cielo nei disegni dei bambini, ecco. Una striscia di colore blu in cima, sottile e intensa.

Nel mezzo del foglio a, separarci dalla terra ferma, un grande spazio lasciato bianco, dove poter galleggiare. La musica è una delle arti più volatili e il live è sempre un luogo in cui le canzoni respirano diversamente rispetto ai dischi, lo sappiamo. Ma consiglio spassionatamente a chiunque sia anche solo vagamente in sintonia con i Mercury Rev di andarli a sentire dal vivo perchè davvero, nel loro caso, due più due fa cinque. Certo, alcune aperture sinfoniche sono degne della colonna sonora di Titanic. E i pezzi, a volte, si somigliano un po’ troppo. Ma alla fine sopravvive e scintilla solo quel che vale. Solo quel che deve. Nel live di Reading dei Nirvana contano più le imprecisioni tecniche della band o la tensione bella e palpabile del palco fatto altare? E un certo Ziggy pel di carota, qualche decennio or sono, non ci ha forse dimostrato che si può sembrare una pin up interstellare piuttosto credibile se si sposa in toto la causa, anche quando tutti sanno che non vieni proprio da Marte e ogni sera parcheggi l’astronave in una strada di Brixton? I Mercury Rev credono ciecamente a cuore e spirito della loro missione. Ed è una celebrazione nobile, potente e preziosa. Per ognuno di noi. Come se ciò non bastasse, ai sonnambuli più pazienti e determinati il Festival offre un secondo concerto, quello di Dustin O’Halloran, Ascoltare il suo pianoforte steso sul pavimento dell’unica rocca Malatestiana al mondo dove accanto agli elmi medievali c’è anche quello di Darth Vader beh, in questa notte ormai alta, mi sembra davvero la cosa più naturale dell’universo.

Giuseppe Righini

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