Melvins @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Ottobre/2011]

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Circolo sold out, 21 di sera, ultimi colpi d’ala di un’estate dura a morire. Stai per sentire per la terza volta in 5 anni i Melvins, un mostro sonoro con la faccia da batteria raddoppiata e il potere di mandarti a letto con un fischio nelle orecchie che è lo stesso degli altri due concerti (succede anche ai concerti dei Dinosaur jr.), e ad ogni occasione ripeti: “la prossima volta i tappi in farmacia”, ma poi il pomeriggio rimetti su ‘Houdini’ e ti convinci che i tappi sono davvero molto poco rockkerrol. Lasciando da parte, Cobain, MyWar-dei-BlackFlag, i capelli-telespallaBob, e le versioni dei fatti inesatte che si scambiano i 15enni sotto il palco in attesa dell’inizio, narriamo di quando alle 22.20 suona la sigla John Wayne style che fa comparire sul palco la band di Montesano (che sta vicino ad Aberdeen che sta vicino a Seattle che al mercato mio padre comprò). Indossano delle tuniche a metà tra hippy e Paolo Villaggio degli ultimi anni; quella di Buzz Osborne è la più bella con disegnati tante file di denti aguzzi nella parte alta, e un collo gorgoglione stile medioevo che lo fa sembrare The Joker il cattivo di Batman. Sfoggia, a sorpresa, una chitarra totalmente trasparente, tipo quella di Matthew Bellamy nel video di ‘Plug in Baby’ ma più figa.

L’inizio è quello di un finale aperto, corde libere in drop D (tradizionale accordatura Buzziana) e la coppia Crover-Willis a scuotere i piatti. Ma luuuuuungo. Poi finalmente la prima canzone: ‘Lysol’ pescata dal 1992, la canta Dale con l’archetto alla Ambra-di-non-è-la-rai però con effetto luciferino dentro, a fine brano almeno un minuto di feedback. Luuuuuungo, i quattro sul palco immobili, e molti sotto al palco a tapparsi le orecchie. Poi finalmente scende in campo la voce inconfondibile di King Buzzo con ‘Waterglass’ l’incipit del loro ultimo album ‘The Bride Screamed Murders’ e rispettando l’ordine del disco ci scappa anche la successiva ‘Evil new’ con tanto di sguardi perfidi; e pensi che non vorresti essere nelle loro menti. L’aria che si respira è giocosa, anche se i suoni sono estremi e la band non fa niente per sembrare amichevole. Nessun cenno d’intesa, nessuno stop, canzone dopo canzone dritti e serrati, la scaletta (ben congeniata) permette a turno ai quattro di rifiatare un minimo, e non essendo in promozione nessun disco, si trovano sia pezzi degli ultimi tre album (quelli fatti con la doppia batteria), sia ripescaggi dal periodo dell’Atlantic Records, come ‘Lizzy’ o ‘Queen’. Ovviamente nei pezzi che non sono stati scritti per due batteristi, Dale e Coady fanno le stesse cose con effetto nuoto sincronizzato (anzi con effetto specchio visto che Coady è mancino). Lasciati soli per 10 minuti, suonano a turno ‘Spread Eagle Beagle’ la suite di tamburi e rullanti che chiudeva ‘Houdini’, poi al rientro degli altri due Jared Warren si presenta con un grosso reggiseno come copricapo. Resta l’ultimo quarto d’ora che se ne va senza particolari colpi di scena, e quando il Circolo, come al solito, si è già trasformato in bagno turco, tutto improvvisamente finisce. Niente ciao-ciao con la manina, niente inchini, niente bis. I Melvins sono questo: anti-star, anti-fashion, anti-routine-da-tour, eppure a loro modo icone e leggende per diverse generazioni. 90 minuti belli tirati, Buzz e Dale sudatissimi, Jared e Coady meno. Ultima cosa: a Londra 2006 li ho visti suonare la doppia-batteria con i guanti da cucina, a Bologna 2009 li ho visti suonare la doppia-batteria con i guanti di Topolino, e stasera normalissimi guantini da sollevamento pesi: che delusione!

Giovanni Cerro

SETLIST:
LYSOL
WATERGLASS
EVIL NEW
AMAZON
TALKING HORSE
IT’S SHOVED
LIZZY
KICKING MACHINE
BILLY FISH
UP THE DUMPER
ELETRIC FLOWER
QUEEN
AT THE STAKE
COP-ACHE
SPREAD EAGLE BEAGLE
HISTORY OF BAD
LIGATURE
THE BIT
SHEVIL

5 COMMENTS

  1. the sit è “the Bit”?? e sheval è “shevil”?
    ma è la stessa scaletta uguale identica di cardiff ? : /

  2. Ero al concerto dei Melvins, devo dire che loro sono stati grandiosi, c’era sia il fumo (il loro look quasi da alieni) che l’arrosto (la musica), non si sono mai fermati !!!
    Unico neo il luogo del concerto, si stava stipati come sardine a respirare i fiati e i sudori degli altri, sarà l’età ma a un certo punto non je l’ho fatta piu’ !

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