Melt Banana @ TPO [Bologna, 8/Ottobre/2017]

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Questa non è una recensione dell’intero Krakatoa Festival, svoltosi su due giorni e che ha visto alternarsi band di altissimo livello come Klimt1918, Il Sogno del Marinaio, STORM{O}, Lento, Morkobot, One Dimensional Man e, appunto, Melt Banana. Sono solo le impressioni sul concerto del duo giapponese più i gruppi che sono riuscito a vedere prima di loro. Una doppia serata da urlo spalmata su tre palchi per un totale di oltre quaranta artisti. Arrivo al TPO che stan suonando i Tubax. Attivi da circa un decennio i bolognesi spiccano per tenuta sul palco, possenti e squadrati offrono 40 minuti (quelli che ho visto io) di alto livello tra math rock, funk ed elettronica. Stordiscono per la bravura compositiva e gli arrangiamenti. Il capannone del TPO è tutto un ciondolare, con le teste che ondeggiano al ritmo dei riff freddi ma che lasciano dei lividi. Mi volto e vedo anche il bel faccino di Yasuko che si lascia trasportare ipnoticamente. Mi sposto nell’altro palco per vedere i MoRkObOt. Dal vivo sono praticamente due bassi e una batteria ma producono lo stesso del vero terrore sonoro. Anche loro feroci come impatto, hanno delle ritmiche che sono delle vere coltellate in viso. Il problema è che dopo un po’ cominciano a stancarmi perchè la formula è sempre quella. Grande impatto, grande perizia tecnica ma troppo ripetitivi. Di nuovo torno nel salone principale per vedere la parte finale dei Valerian Swing e mi pento moltissimo di non aver visto per intero il concerto, davvero interessanti infatti tra space stoner e post rock molto personale. Spero di rivederli presto.

E arriviamo ai Melt Banana, il motivo per cui sono venuto fin qui (=120 metri). Ricordo a Roma, 12 anni fa, la prima volta che mi trovai al cospetto del trio più devastante mai visto dal vivo. Una performance rimasta insuperabile a livello di apocalisse sonora creata. Pur avendo avuto altre occasioni per assistere ad un loro show la magia di quella volta non si è mai ripetuta. Fino a stasera. Un attimo prima mi ero fatto un bel selfie con Agata, la sua cazzo di mascherina e Yasuko, seguiti dagli autografi del vinile di ‘Bambi’s Dilemma’. Carinissimi, tanti inchini, strette di mano e bacini. Non sono più un quartetto e non fanno un disco da 4 anni anche se continuano a sfornare valanghe di EP e 7”. Adesso sono solo in due ma tanto il basso è inutile e la batteria inservibile perchè umanamente impossibile star dietro alle ritmiche ultra veloci e pressate del gruppo… e poi a cosa serve il batterista se Yasuko riesce a riprodurre con il suo bel giocattolino (tipo un joystick della playstation) un suono pulito e 100 volte più potente di quello che potrebbe fare il miglior batterista del pianeta? Questo non è rock and roll e quindi va benissimo così. Il chitarrista inizia ad accordare la chitarra mentre Yasuko prende confidenza con il l’attrezzo puntandolo verso di noi come una mitragliatrice. E’ un attimo. Il cataclisma arriva subito. I pezzi sono di una violenza inaudita e la drum machine rende il suono perfetto e più potente di quello che possiate immaginare. Fanno sembrare Napalm Death e Zeni Geva dei cucciolotti impauriti. Onestamente non chiedetemi quali brani hanno eseguito, so solo che ho iniziato a veder persone volare per aria dall’inizio alla fine. Yasuko gioca sempre con la doppia personalità. Dopo ogni canzone, ognuna delle quali ti appiccica al muro e ti schiaccia mentre vieni smitragliato, lei si ferma, fa un sorrisino, un inchino e dice dolce dolce “grazie”. Gigioneggia e parla in italiano quasi tutto il tempo mentre continua a bombardarci con dei martelli pneumatici che entrano come il burro nel cranio. Agata non sa più dove far correre le mani sul manico della chitarra e a un certo punto sollevo i gomiti davanti al mio viso come se dovessi parare i colpi di una gatling. Arrivano anche le famose “7 short songs”, forse il momento più alto del concerto per questa forma di arte nichilista e di pura avanguardia noisegrindcore. Vanno a chiudere con ‘Tintarella di Luna’ e potete immaginare il caos primordiale che riescono a scatenare. Lei è completamente in trance anche se non arretra di un passo mentre Agata ha ormai fuso completamente la chitarra che gli si è polverizzata tra le mani. Raccogliamo i pezzi, scarpe volate e zainetti sparsi sul pavimento. E’ stato uno sterminio. Erano anni che non assistevo a un deflagrazione musicale di tale dimensione. Fuori dal normale, fuori da ogni immaginazione. E a ripensarci era proprio quello che aspettavo da 12 anni. Un concerto in cui volevo aver paura del suono. Finiti i Melt Banana vorrei tornare a casa ma non riesco a resistere e mi godo lo parte finale de Il Sogno Del Marinaio progetto di Mike Watt e anche se restano solo 20 minuti del loro show Mike mi è parso sempre in grandissima forma. Ahimè ho dovuto scegliere tra lui e i Melt. Però so di aver fatto la scelta giusta stasera.

Dante Natale

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