Melt Banana @ Circolo degli Artisti [Roma, 24/Ottobre/2005]

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[Pagina 1 – THRANGH]
Al quartetto onomatopeico romano il compito importante di aprire una serata – nelle previsioni -apocalittica. Dalla prima volta all’ex Sonica ad oggi il jazzcore dei nostri compagni di vita ha assunto caratteristiche precise ed una vitalità compositiva davvero invidiabile. Sax-chitarra-basso-batteria si fondono lucidi e serrati in una mezz’ora di assoluto terrorismo musicale dove si aprono vividi squarci di improvvisazione e manifesta (erudita) cultura musicale. Non c’è odore di noia, di snobbismo, di settorialità. C’è un’amalgama melodica spruzzata a mano tra uno spartito rigido ed algido allo stesso tempo. Il pubblico – che pian piano gremirà in ogni dove il Circolo – apprezza, si entusiasma ed applaude convinto. Onore ai conquistatori. La Citta è NUDA.

[Pagina 2 – INFERNO]
I capitolini Inferno irrompono sul palco con il feroce boato al seguito. Segno di una nomea ormai consolidata nell’area underground, costruita su monoliti sonori, dilaniati da una compattezza armata che ha pochi rivali tra il vicinato. Giovane, V Fisik, Reeks, Dan e Demian non lasciano scampo ai convenuti. Basso e chitarra si gettano all’unisono tra il pubblico, provocando un vortice sonoro che darà il via ai primi momenti pogo della serata. L’uso di frammenti tecnoelettronici provenienti da un delay sampler satura l’atmosfera già pregna di grind allo stato crust e conduce l’ormai ribollente circolo verso l’orizzonte dell’apocalisse. “it’s only Rock’n’Roll but I grind it!” è il loro motto che da oggi sarà anche il nostro.

[Pagina 3 – MELT BANANA]
Con a supporto una raccolta di singoli tornano i chirurgici nipponici in formazione quadrangolare composta alla voce dalla minuta Yasuko Onuki, dall’ancor più piccina bassista Rika Chang (sugli album nota come Rika Mm’), dal chitarrista con mascherina antisettica Ichiro Agata e dal treno a vapore dietro la batteria Oshima Watchma (new entry dal 1998). Una storia iniziata agli albori della decade scorsa grazie anche all’interessamento delle leggende Zeni Geva, proseguita con un sempre crescente culto a base di aritmie forsennate e sterminatrici, Steve Albini nel mezzo, amici del calibro di Patton, Zorn, Melvins e O’Rourke e la nascita dell’etichetta A-Zap con la quale arrivano all’ultimo album di studio datato 2003 (‘Cell Scape’). Se vogliamo edulcorare il tutto, renderlo glabbro ai meno avvezzi e sincerarci di essere capiti, potremmo definire il sound dei quattro japanese come punk iper percussivo deliziato da un cantato rap-staccato e testi assolutamente non-sense. Il pubblico è tutto per loro, il turbine del pogo ha raggiunto livelli inconciliabili con l’arte della fotografia digitale, e l’onda atomica ci sta inghiottendo. Tra la prima e la seconda parte (di fatto una pausa oratoria) la vocalist ci ragguaglia in italiano turistico sulle prossime date dei suoi e ci introduce al momento degli 11 brani “piccoli” tutti presentati con la stessa frase: “grazie, la plossima canzone si chiama…”. Schegge di pochi secondi che rendono ancor più giustificato l’investimento monetario fatto alla cassa. La risacca ci porta lontano. A distanza da un lunedì diverso dagli altri.

Emanuele Tamagnini

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